King of Tokyo | Recensione

di Davide “Canopus” | King of Tokyo

Titolo King of Tokyo
La furia dei mostri
Autore Richard Garfield
Lingua Italiano
Editore Iello
Distributore UPlay edizioni
Numero giocatori 2 / 6
Durata partita 30 minuti
Anno pubblicazione 2011
Titolo originale King of Tokyo
Genere Gioco di dadi
Prezzo 30 – 35€ circa

Secondo la mia modestissima opinione esistono 2 modi di esultare per una vittoria, o una buona mossa, ad un gioco in scatola. Il primo è la modalità “sofisticata”, in cui il vincitore ha applicato una strategia migliore, anche se qualche volta di poco, di quella degli avversari e non smetterebbe più di atteggiarsi e di parlare di tutte le possibilità che poteva sfruttare e di eventuali adattamenti in corso d’opera.

Questa è la modalità di godersi la vittoria che si applica generalmente ai german game, ovvero quei giochi che riducono al massimo l’impatto della fortuna. Il secondo modo di esultare è quello “immedesimato”, che consiste nell’alzarsi dal tavolo in seguito ad un buon tiro e a qualche scelta strategica elementare e mimare mosse, gesta e frasi del personaggio di cui si stanno indossando i panni. Tipica esultanza stile american game, dove ci si interessa poco della fortuna e le cose più importanti diventano ambientazione e trama del gioco. Bene, se volete vedere i vostri amici mimare gesta e versi di mostri enormi come Godzilla o King Kong, e vi volete unire a loro, vi consiglio vivamente King of Tokyo! Ma non fatevi ingannare dalla mia introduzione, il gioco in realtà è un astratto!

Ambientazione

In questo titolo indosserete i mostruosi panni di orribili e iraconde creature che si apprestano a sbarcare a Tokyo e distruggerla. Il manuale non riporta molti dettagli della trama e non si sa molto sul perché questi mostri odino così tanto la capitale nipponica; ma direi che l’idea di base è quella di replicare l’atmosfera dei vecchi film di Godzilla in cui orribili creature si danno botte da orbi per un qualche motivo che di solito si dimentica 10 minuti dopo l’inizio del film. I giocatori potranno scegliere tra 6 creature diverse, di cui vengono riportate esclusivamente nome e immagine senza nessuna descrizione della storia o delle motivazioni dei “personaggi”, cosa che avrebbe permesso ai giocatori di immedesimarsi un po’ nell’ambientazione. Lo scopo dei mostri è quello di raccogliere 20 punti vittoria o di rimanere gli ultimi sopravvissuti, che non centra poi molto con il diventare il re di Tokyo. I punti vittoria si possono ottenere tramite determinate combinazioni ai dadi o rimanendo all’interno di Tokyo per un intero turno. Certo gli avversari non rimarranno a fissarvi mentre usate gli abitanti della città per farci il sushi e cercheranno di attaccarvi. Anche gli attacchi vengono effettuati con il dado e possono essere indirizzati solo in 2 modi: verso i mostri che sono dentro Tokyo dai mostri che ne sono fuori o viceversa. I dadi inoltre servono anche per curare le vostre ferite, cosa che non si può fare dentro la città a causa del continuo disturbo da parte delle forze armate nipponiche, e per guadagnare cubi energia. Questi cubi servono per acquistare carte che forniscono potenziamenti e aumentano l’arrabbiatura e la furia omicida del vostro mostro personale. Il gioco non è facilmente classificabile, per me è un astratto con un’ambientazione incollata sopra. Per rendere l’idea, se disegnaste un cerchio con un gessetto al centro del tavolo e usaste le posate al posto dei mostri potreste giocarci benissimo senza dover nemmeno fare la fatica di inventarvi una trama. Certo, uno dei punti forti del gioco è anche il fatto che sfrutta la città che, cinematograficamente parlando, è mecca delle più aberranti e gigantesche creature: dubito che se lo avessero chiamato “King of Rovigo” avrebbe avuto la stessa attrattività (senza mancare in alcun modo di rispetto verso i nostri eventuali lettori rodigini)!

Materiali

I mostri

Iniziamo subito parlando del pezzo forte contenuto all’interno della scatola: i mostri! Questi sono realizzati tramite sagome di cartoncino plastificato che vengono assemblate su dei dischetti di plastica nera con porta sagoma, per farle stare in piedi. In una situazione normale ora mi sentireste lamentarmi pedantemente del fatto che mancano le miniature. In realtà non ne sento il bisogno dato che le sagome sono belle grandi, il cartoncino è di ottima qualità e la grafica è realizzata molto bene in stile cartone animato. Inoltre, le pedine che simboleggiano i mostri non è che vanno proprio posizionate su delle aree di una plancia, piuttosto hanno solo 2 locazioni possibili: dentro Tokyo, sulla plancia, oppure fuori Tokyo, sul tavolo. Per ogni mostro vi è poi disponibile un segna punti con cui registrare i punti vittoria e i punti ferita. Questo consiste in un rettangolo di cartoncino plastificato molto spesso, illustrato in stile cartone animato con l’immagine e il nome del mostro, sul quale sono connesse 2 ruote girevoli, una per i punti vita e una per i punti vittoria per ogni mostro. Sia come materiali che per la grafica, queste plance dei mostri sono ottimamente realizzate e le troverete all’interno della scatola già assemblate. Ora, che razza di recensore malato di boardgame sarei se non vi facessi una rapida carrellata di tutti i mostri con tanto di mie impressioni personali?

  • The King: è l’emule di King Kong a cui hanno messo un occhio bionico in modo da lasciar capire se è un robot, un essere biologico o una qualche via di mezzo.
  • Giga Zaur: è praticamente Godzilla, ha pure le stesse creste dorsali che gli corrono dalla nuca alla punta della coda.
  • Kraken: un enorme polipo con le braccia, una ha una chela gigante e l’altra ha in mano un fulmine. La testa è troppo somigliante a quella di una creatura Lovecraftiana per essere una coincidenza.
  • Cyber Bunny: un enorme robot a forma di coniglio rosa, arrabbiatissimo e pieno di stupendi gadget quali razzi e spada laser. La parte più interessante è che è guidato da un coniglio, nella mia fantasia il coniglio è il ricettacolo del cervello di un professore pazzo che ha commesso un qualche errore di calcolo nel suo ultimo esperimento.
  • Alienoid: un tripode alieno antropomorfo incredibilmente brutto da vedere. Dalla cintura in giù hanno preso ispirazione dalla “Guerra dei Mondi”, dalla cintura in su non voglio nemmeno saperlo.
  • Meka Dragon: è sicuramente il fiko del gruppo con il suo fascino dark e tutte quelle venature rosse che ricordano assurdi dispositivi meccanici che grondano potere da tutte le aperture, direi che è un robot.

I vari mostri sono indifferenziati tra loro, non hanno caratteristiche o abilità particolari che differenziano l’uno dall’altro, cambia solo la veste estetica.

Altri elementi in cartoncino e carte

Ovviamente il gioco non può essere tutto mostri e basta. Nella scatola troverete anche una piccola plancia in cartoncino molto robusto e foderato con sopra disegnata, sempre in stile cartonesco, la città di Tokyo messa a ferro e fuoco. Vi sono 2 spazi che possono alloggiare ognuno un solo mostro: lo spazio Tokyo e lo spazio Tokyo Bay, non utilizzato quando i mostri sono meno di 5. Quindi nella città di Tokyo non possono starci tutti i mostri che volete, ma ci sarà un limite di 2 per 5 o più giocatori e di 1 al di sotto. Sempre in cartoncino abbiamo 28 segnalini, questa volta cartoncino meno spesso ma comunque di ottima qualità e graficamente allo stesso livello del resto. I segnalini rappresentano degli effetti continui che si applicano ai mostri per effetto delle carte, questi possono essere: fumo, imitatore, ristretto e veleno. Vi sono poi 66 carte poco spesse e di formato standard 63×88. Graficamente sono realizzate ottimamente e probabilmente, sempre dal punto di vista grafico, sono il punto forte del gioco. Ogni carta riporta il costo in cubi energia, il nome della carta, la descrizione dell’effetto e una scritta che indica se l’effetto si esaurisce subito (utilizzo spot) o è permanente.

Componenti in plastica

Oltre ai supporti per le sagome dei mostri, troviamo, come elementi in plastica, i cubi energia e i giganteschi dadi. I primi sono realizzati in plastica verde scuro semitrasparente. I secondi sono dadi speciali, dato che le facce riportano i valori 1, 2 e 3 e poi dei simboli: un cuore, un fulmine e una zampa. 6 dadi sono di colore nero con le scritte di colore verde fendinebbia, altri 2 dadi, utilizzati per effetto delle carte, sono invece invertiti, verde fendinebbia con le scritte nere.

Setup e preparazione

Il setup del gioco è veramente banale, consiste nel dare ad ogni giocatore il suo mostro e scoprire 3 carte dal mazzo, il tutto in praticamente meno di un minuto. La spiegazione delle regole occuperà meno di 5 minuti. Il gioco è estremamente banale e andrà bene per qualsiasi genere di giocatore. Il manuale è molto semplice, chiaro ed esaustivo (date le poche regole non poteva essere altrettanto), contiene molte immagini ed esempi. Sempre nel manuale troverete la spiegazione degli effetti delle carte più complicate, complicate per modo di dire dato che anche il testo delle carte è chiarissimo e semplice.

Pagine: 1 2

Related Posts

  • 3
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    3
    Shares
  •  
    3
    Shares
  • 3
  •  
  •  
  •  

Pagine: 1 2

2 Responses to King of Tokyo | Recensione

  1. Avatar Gianowen ha detto:

    Fatto qualche partita col buon Alberto e amici e che dire… un giochino per quando si hanno 10 minuti e non si ha proprio nulla di meglio da fare :-)
    A parte gli scherzi, gioco di dadi semplice e bello graficamente da far provare a giocatori occasionali; la voglia di rigiocarci non me la ha comunque lasciata.

  2. Canopus Canopus ha detto:

    Ho una copia che, infatti, uso con gli occasionali e per i miei cuginetti di 11 anni, i quali gradiscono in modo particolare. :D

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Privacy Policy