PLAY 2013 – ultima puntata: fra isole maledette, cavalieri maghi e super-deformed

Di Alberto “Doc”

Terzo e ultimo resoconto sulla trasferta a PLAY, siamo alla domenica e vogliamo sfruttare al meglio la giornata conclusiva della fiera. Ci svegliamo mezz’ora prima e così poco dopo le 9.00 siamo già detro i padiglioni a guardarci attorno per scegliere su cosa buttarci.

Facciamo una breve ricognizione e poi puntiamo dritti sulla tavola di Robinson Crusoe the cursed Island. E’ chiaro che dopo aver provato Naufragos, l’idea di confrontare i due titoli ci alletta parecchio. Rispolvero il mio inglese maccheronico e chiesto se c’è posto al dimostratore della Portal, ci sediamo al tavolo. La spiegazione ci porta via un po’ di tempo, sia perché non siamo delle linci con la lingua anglosassone, sia perché il gioco è abbastanza articolato. Notiamo comunque subito diverse analogie con il titolo portato dalla Ghenos: anche qui siamo davanti ad un piazzamento lavoratori, anche qui ognuno di noi ha un personaggio con due possibili azioni da effettuare ogni turno e anche qui ci troviamo davanti a molteplici azioni fra cui scegliere, molte delle quali sono analoghe a quanto visto in precedenza: d’altronde l’ambientazione è pressoché la stessa e per avere delle meccaniche che aderiscano con essa è chiaro che si faccia riferimento ad argomenti che risultano comuni nei due giochi. Abbiamo così punti in comune nell’esplorazione dell’isola, nella costruzione di utensili e di un rifugio dove accamparsi, nella ricerca di cibo e così via. Le note principali invece che ne caratterizzano la differenza da Naufragos sono la mancanza di competizione (è un cooperativo puro), la presenza di scenari di gioco (che se non erro sono 6-7 nella scatola base più altri online da scaricare), un certo fattore di rischio che i giocatori possono decidere di accollarsi o meno nel fare le azioni e l’indicatore del morale di gruppo che aumenta o diminuisce la capacità di portare a termine le azioni selezionate dopo il piazzamento. Anche in questo caso non giochiamo l’intera partita ma abbiamo comunque modo di provarlo per una buona ora. Capiamo ben presto che non è possibile risolvere lo scenario senza prendersi dei rischi e che è fondamentale decidere tutti insieme cosa fare per cercare di fare le azioni migliori che permettano di risolvere l’avventura. Anche qui come dicevo c’è davvero molta varietà nelle azioni che si possono fare ed è piuttosto viva la pressione e l’urgenza di portare a termine certi compiti trovandosi però spesso davanti a delle scelte difficili. Il gioco alla fine risulta davvero stimolante e coinvolgente e da il senso della sfida da superare avendo scarse risorse. Sensazioni queste che mi hanno lasciato la voglia di rigiocarlo per intero.
I detrattori ad un gioco simile potrebbero essere la presenza di un leader nel gruppo di gioco e il limite degli scenari. Il primo caso è un problema comune a molti cooperativi e forse il fattore di rischio che è presente nel gioco potrebbe essere un deterrente a non prendere decisioni delicate da soli. Il limite degli scenari invece credo non influisca più di tanto sulla longevità in quanto diversamente da altri giochi con scenari come ad esempio le Leggende di Andor, qui siamo davanti ad una mappa modulare, che genera una disposizione dei settori dell’isola ogni volta diversi garantendo probabilmente maggiore vita ad ogni singola avventura.
Alla fine ci alziamo soddisfatti della prova, salutiamo i compagni di tavolo e i dimostratori Portal e dibattiamo sulla nostra prossima partita: le scelte sono parecchie e siamo indecisi.

Canopus è fortemente attratto da Bora Bora, ma io sento suadente il richiamo di Mage Knight… così decido di lasciare il mio compagno Nauta sulle isole del pacifico e di affrontarte l’avventura come cavaliere mago. Ma diamine quando arrivo l’avventura è già iniziata! Il dimostratore gentilmente mi cede il suo posto mi spiega a grandi linee le regole di gioco e mi butto nella mischia. Mi ci vuole qualche turno per ingranare e capire tutte le varie opzioni e possibilità che il gioco offre. Entro perciò in partita quando ormai siamo verso la fine della demo. Ci ritroviamo quindi in un mondo fantasy dove siamo alla guida di un cavaliere mago pronto a far scrivere con le sue gesta un nuovo capitolo nel tomo degli eroi. Il nostro personaggio ha un proprio mazzo di carte base che ne determina le capacità e delle caratteristiche legate al proprio livello di esperienza. Il nostro mage knight ha una rosa di azioni piuttosto varia che gli consente di fare davvero molte cose per poter collezionare fama ed esperienza, perseguendo la via del bene o del male. Tutte le azioni sono gestite (e limitate) dalla proria mano di carte. A mano a mano che si collezionano punti esperienza i personaggi passano di livello migliorando le proprie caratteristiche (come difesa base, seguaci che si possono avere e numero di carte da poter tenere nella propria mano) e conquistando nuove abilità, ovvero nuove carte da inserire nel nostro mazzo e che potremo avere disponibili in futuro come nuove opzioni. Le miniature si muovono su una plancia modulare composta da rose di 7 esagoni e disposti in base a regole descritte negli scenari. Quando mi alzo dal tavolo sono ancora mezzo stordito e mezzo affascinato da questo titolo. Mezzo stordito in parte dall’essere entrato in gioco a partita iniziata e in parte dalla mole di possibilità e di opzioni che diventano disponibili col proseguire del turni. Mezzo affascinato perché nonostante non abbia potuto cogliere appieno tutte le peculiarità, ne ho percepito le potenzialità e mi allontano a malincuore dal tavolo lasciando posto ad altri. La prova di questo titolo è quindi stata solo parziale rispetto al tempo di cui avrebbe bisogno per farsene un’idea completa. La sensazione finale resta quella di un gioco complesso ma piacevole che mi ha lasciato la voglia di tornare a rigiocarlo per meglio comprenderne le dinamiche.

E’ ormai tempo di pranzare e chiamo all’adunata tutti i fidi compagni per un pasto sulle scale della fiera. La focaccia ci soddisfa e da le energie per rimetterci di nuovo in moto.
Altro giro per gli stand a caccia di qualcosa di interessante fino a quando la nostra attenzione si posa nuovamente da Ghenos Games dove troviamo una piacevole sorpresa che il giorno prima non era presente: sto parlando di Krosmaster Arena. Attendiamo che il gruppo che ci sta giocando finisca la partita e poi ci sediamo pronti per iniziare la nostra.
Perdo parte della spiegazione solo per guardare la componentistica super-deformed che è davvero impressionante. Fortunatamente le regole non sono complicate e recupero in un turno di gioco il tempo perduto a sbavare. Questo titolo in estrema sintesi è un gioco di combattimenti fra miniature con diverse modalità di scontro e che pesca a piene mani dai videogame, ma non mi dilungo troppo perché sull’argomento il buon Kentervin ha già speso diverse parole qui. Nella modalità da noi giocata siamo divisi in due fazioni guidando ognuno due personaggi. Scopo del gioco raccogliere più golden point (tasselli quadrati, non le monete…) degli avversari, comprandoli o sconfiggendo i personaggi della fazione avversaria. Il terreno di scontro è composto da un’arena quadrata fatta da alberi, cespugli e casse che possiamo sfasciare per poter conseguire monete con cui potenziarci. Ogni personaggio ha la propria scheda che indica movimento, colpi e capacità speciali. Ci intratteniamo per una buona oretta al tavolo tirandoci simpatiche mazzate addosso, poi soddisfatti cediamo il posto al gruppo successivo. Lasciando per un momento da parte le miniature che solo per quelle il titolo merita un 10 per la componentistica, ho trovato il gioco un po’ lento nella parte iniziale per poi invece prendere più corpo una volta che le miniature arrivano a portata di scontro. Molto varie le abilità speciali che danno maggiore spessore alle strategie possibili durante la partita. Le uniche perplessità le ho sulla longevità del titolo e sulla lunghezza di una partita in rapporto al divertimento. Il prezzo infine non è certo  indifferente per i vari set proposti ma posso giustificarlo vista la qualità della componentistica che troviamo nella scatola.

E ora dove andare…? ci chiediamo mentre l’occhio mi cade sull’orologio… ormai il tempo per giocare purtroppo è finito. Ci dedichiamo a fare alcune interviste e poi non ci resta che salutare anche questa PLAY. E con questo (per vostra fortuna!) finisce il resoconto della mia 3 giorni a Modena, una fiera che personalmente mi ha soddisfatto, dove ho visto entusiasmo, visi sorridenti e tanta voglia di divertirsi ed è con questa immagine che vi do appuntamento all’anno prossimo, magari trovandoci direttamente in fiera oltre che su queste pagine. A presto! :)

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