The Golden Ages: una dorata anteprima

di Daniele “ditadinchiostro” Ursini

Serata importante ieri. Una di quelle in cui indossare una camicia stirata, infilarla nei pantaloni e scegliere una giacca comoda, la cravatta no, sembrerebbe un po’ eccessiva per incontrare la scatola di un gioco.
Non che si tratti di un gioco qualsiasi, è The Golden Ages il primo titolo della casa editrice Ergo Ludo Editions che farà il suo debutto a Essen 2014 sotto l’etichetta Quined Games. Finalmente lo vedo nella sua veste grafica definitiva, eppure il gioco lo conosco da tempo, ne ho seguito lo sviluppo, le peripezie editoriali il lavoro dietro le quinte, mi sono affezionato in qualche modo a lui, per questo ho messo la giacca. Non solo per questo, anche perché è un ottimo titolo e andava celebrato a dovere.

The Golden Ages è un gioco di civilizzazione con delle caratteristiche che lo rendono assolutamente originale, prima fra tutti la durata: 90 minuti al massimo con 4 giocatori. E non sono quei novanta minuti che poi diventano due ore, sono proprio novanta minuti alla prima partita, compreso “Cosa fa quella carta?”, “Ma tu perché hai fatto questo?”, “Scusa mi ricordi la regola della rotazione dell’asse terrestre?”.

Seconda caratteristica peculiare sono i passaggi di civiltà. Spesso nei giochi di civilizzazione si inizia con un popolo e si conduce attraverso i secoli fino a farlo artefice delle scoperte più mirabolanti; in The Golden Ages invece è il giocatore stesso a immergersi nella storia, mettendosi a capo di una civiltà diversa e più potente per ognuna delle quattro ere di gioco. Le popolazioni che si avranno a disposizione vengono pescate tutte all’inizio e per ogni era è possibile scegliere se passare alla nuova civiltà o continuare a giocare con la precedente.

WP_000493Altra caratteristica degna di nota per il genere ‘civilizzazione’ è la “tedescosità”. Si tratta di un titolo ‘german’ a tutti gli effetti dove non ci saranno guerre insensate a distruggere lustri di strategie o tiri di dadi a cui affidare l’intera pianificazione. L’alea è presente in piccole dosi e serve a dare il tocco d’imprevedibilità che l’evoluzione porta con sé. Per il resto Luigi Ferrini, l’autore, è riuscito nell’impresa di creare un gioco fluido, privo di tempi morti e di diabolici ‘calcoli di fine turno’, pur mantenendo un buon livello di interazione tra i giocatori.

Ecco, quando metto la giacca mi esalto e cedo alla deriva dell’entusiasmo, ora rientro in parte: sediamoci e iniziamo. Ogni giocatore ha di fronte a se una plancia divisa in settori al centro della quale si trovano le tecnologie. Le tecnologie sono il fulcro del gioco perché in combinazione con le meraviglie, gli edifici e le risorse controllate sulla mappa, attivano il motore che produce la maggior parte dei punti vittoria. Le tecnologie sono divise in quattro righe, ognuna delle quali identifica un diverso ambito: movimento, sfruttamento della natura, costruzioni e cultura. Ogni ambito diventa ovviamente più potente man mano che viene sbloccato uno step successivo. Al di sotto dell’albero tecnologico sono presenti tre spazi dedicati alle carte edifici e quattro spazi per i segnalini guerra.

La guerra. Quando si parla di un gioco di civilizzazione il pensiero corre subito a sanguinose battaglie in cui l’avversario decimato è costretto alla resa, mentre le nostre truppe, ancora cariche del sacro fuoco della vittoria, urlano al cielo e piantano la propria bandiera. Niente di tutto ciò. Ho già detto prima che The Golden Ages è un gioco dall’anima tedesca e nessuna mossa è pensata per essere contro un avversario ma sempre a proprio vantaggio. Così la guerra non diventa uno scontro vero e proprio ma solo l’appropriazione di un territorio già occupato che fa tornare gli esploratori e le città avversarie a disposizione per essere usate anche nello stesso turno. Ecco come funziona nel dettaglio: il mio esploratore muove in uno spazio in cui è già presente una città e/o un esploratore avversario. Potremmo convivere pacificamente condividendo la risorsa prodotta dal territorio eppure sento che la mia lancia ha voglia di sangue e decido di dichiarare guerra! A questo punto pago il costo della battaglia indicato sulla plancia del giocatore. Come dicevo ci sono 4 spazi dedicati alla guerra perché durante il gioco è possibile effettuare al massimo 4 guerre, ognuna con un costo in monete d’oro maggiore della precedente. Dopo aver pagato prendo automaticamente il controllo dello spazio in questione, le città distrutte tornano nella riserva disponibile dell’avversario e l’esploratore rientra nella capitale, ancora utilizzabile se non aveva già compiuto azioni. La mia sete di sangue viene premiata da un segnalino battaglia pescato coperto il quale fornisce tra i 2 e i 6 punti vittoria. Il segnalino viene posto sopra lo spazio guerra più economico ancora libero.

WP_000494Mi sono soffermato sulla guerra perché ritengo sia una discriminante importante per un gioco di civilizzazione e probabilmente l’aspetto che, in fase di sviluppo, ha convogliato gli sforzi maggiori in cerca della quadratura del cerchio. Alla prova dei fatti questa meccanica di guerra incruenta risulta strana, spiazzante perché lontana da come normalmente viene affrontata in altri titoli dello stesso genere. Eppure al termine della partita ci si accorge di quanto sia risolta in maniera efficace, con una meccanica elegante e pulita che inserisce un livello di interazione diretta e di alea più che accettabile per un ‘german gamer’. Il rovescio della medaglia sarà quello di non soddisfare gli appetiti ludici dei giocatori che intendo la civilizzazione più come ‘conquista’ che come ‘sviluppo’.

Il gioco si articola nelle classiche azioni a rotazione che prevedono un paio di novità significative. La prima è la composizione della mappa. Il gioco ha un tabellone quadrettato con al centro un fazzoletto di terra emersa e mare a perdita d’occhio in ogni altra direzione. All’inizio delle quattro ere, tutti i giocatori dovranno obbligatoriamente piazzare un tassello ‘mondo’ sulla mappa e, se vogliono, edificare la propria capitale su di esso. E’ divertente notare come i tasselli ricostruirebbero il nostro pianeta ma con questa meccanica ‘puzzle’, ogni partita vedrà i continenti assemblati nei modi più disparati.

Dopo aver posizionato i nuovi territori, si procede con le azioni, le quali possono implicare l’utilizzo di uno dei 3 esploratori a disposizione oppure no. Ogni esploratore può compiere una sola azione per Era, dopodiché viene sdraiato a recuperare le forze. Il loro ruolo è perlopiù quello di scoprire ed edificare nuove zone di terra, costruire edifici e combattere guerre. Per costruire meraviglie o sviluppare nuove tecnologie, è invece sufficiente pagarne il costo in monete. Le azioni per le quali non è richiesto l’utilizzo di esploratori possono essere ripetute fintantoché si abbiano soldi per pagarle, tranne una, la più importante, quella che dà il nome al gioco: l’Età dell’Oro. Ovvero passare.

WP_000496Passare è la seconda peculiarità del meccanismo di azioni di The Golden Ages perché dà vita ad una fase molto tattica. Non appena un giocatore entra nell’età dell’oro gira la sua capitale e, da quel momento in poi, ottiene 2 monete ogni volta che sarebbe il suo turno finché non avranno tutti passato. Nella nostro tavolo, composto da illustri esperti ludici, un giocatore ha presto capito il potenziale di questa opportunità, impostando una strategia snella per ottenere punti e accorciando i turni il più possibile per guadagnare soldi, così da costringere gli avversari a diminuire le proprie azioni. La strategia ha funzionato bene portandolo ad un solo punto di distanza dal vostro magnifico redattore. Probabilmente mi ha fatto vincere perché avevo la giacca.

The Golden Ages mi è piaciuto. Nel giocarlo ho avvertito lo stesso feeling provato con Concordia: poche e semplici regole a dispetto di una buona profondità strategica e meccaniche pulite ed eleganti (seppure molto diverse tra loro). Sono convinto riscuoterà un gran successo sia ad Essen che dopo, così potremmo vedere presto l’espansione che Luigi Ferrini ci ha confidato essere già pronta in caso il titolo si affermi. L’esordio della nuova casa editrice Ego Ludo Editons è sicuramente di primo piano e anche la collaborazione con Quined Games è pretigiosa. Da notare che la copertina italiana del gioco sarà diversa da quella che l’editore olandese presenterà ad Essen mentre la grafica resterà la medesima, curata dalle linee essenziali della matita di Alexandre Roche.

La grafica e la mancanza di nomi sulle carte sono gli unici nei che ho notato in questa produzione. La mancanza di nomi, anche se comprensibile dal punto di vista della diffusione internazionale, rende un po’ meno immedesimante l’esperienza di gioco, oltre a complicare le associazioni meraviglie/popolazioni. La grafica invece tende a essere eccessivamente pesante. Attenzione, non parlo delle illustrazioni o della simbologia, entrambe ottime a mio parere. E’ l’impostazione grafica delle carte a non convincermi del tutto, con il bordo nero attorno a una massiccia cornice dalle fattezze greche. E’ come se il gioco avesse indossato il frac e tu, davanti a lui, hai solo la tua giacca sportiva. Eppure, ripensandoci, forse ha ragione lui ad essere in frac, del resto siamo in The Golden Ages!

[ndr: E con questo articolo siamo felici di dare il benvenuto a Daniele fra i redattori di Gioconauta]

16 Commenti a The Golden Ages: una dorata anteprima

  1. Kentervin ha detto:

    Benvenuto ;)
    E benvenuto a The Golden Ages, che si profila come un bel titolone di civilizzazione (genera che mi gusta assai).
    Alexandre Roche è un nome “controverso” (il suo stile è abbastanza particolare e non a tutti piace); io sono contento che faccia parte della “squadra”.
    A questo punto faccio i miei migliori auguri all’autore ed alla casa editrice, nell’attesa di mettere le mani su The Golden Ages ;)

  2. Maledice79 ha detto:

    Sento odore di On The Board. Articolo fantastico da leggere.

  3. Nylo ha detto:

    Ma la cover dell’articolo e 100 volte più bella di quella su bgg O.o

    • Alkyla ha detto:

      Beh, allora sarai felice di sapere che questa è la copertina della versione italiana del gioco, diversa da quella che invece sarà presentata ad Essen. E’ anche in questo la nostra anteprima! ;-)

  4. ditadinchiostro ha detto:

    Ciao a tutti e grazie per il benvenuto, sono felice di scrivere per Gioconauta.

    Sulla divisione che porta con sè lo stile grafico di Roche c’è da dire che probabilmente si è adattato alla ‘commissione’ dell’editore olandese. Infatti la grafica pesante delle carte, di cui parlo nell’articolo, riprende lo stile della copertina rilegata in pelle. E quella copertina è una prerogativa della collection Queend. La cover italiana è sempre disegnata da Roche eppure l’effetto risulta molto più equilibrato a mio parere.

    Infine devo fare ammenda per una dimenticanza che mi hanno fatto notare. L’edizione italiana targata Ergo Ludo Editions sarà distribuita sul mercato da GHENOS GAMES.

  5. Lupigi ha detto:

    Già che ci siamo vi segnalo anche il blog che ho aperto per parlare dello sviluppo di The Golden Ages “dal punto di vista dell’autore”: tgaboardgame.blogspot.com

    Se vi interessa, fateci un salto. Lo aggiornerò abbastanza di frequente nelle prossime settimane.

  6. ditadinchiostro ha detto:

    Di ritorno da Essen vorrei rinnovare i complimenti a Luigi Ferrini. “The Golden Ages” è andato benissimo sia nel gradimento del pubblico che nelle vendite. Era facile pronosticare un successo per questo gioco ma sono contento di esser stato buon profeta. :)

    • Lupigi ha detto:

      Grazie, ma è ancora presto per parlare di successo! Il pubblico tedesco ha gradito, o almeno così pare; vedremo cosa ne penseranno gli italiani a Lucca! :-)

  7. Cristian ha detto:

    Ho acquistato il gioco a Lucca.
    Ora dopo un po di partite mi è sorto un dubbio: quando sviluppo la tecnologia che mi permette di mettere giù due cubetti per fondare una città, il regolamento dice che se nn si hanno piu cubetti in riserva,si prendono dalla plancia di gioco, ma se io ne sposto uno da un luogo che controllo con due cubetti, e ne tolgo uno x metterlo in un altra risorsa fondandovi la citta con 2 cubetti(uno mi è tornato in riserva a causa di una mossa fatta prima) continuo a tenere il controllo della risorsa anche nella zona con un cubetto, cosi quando uno la vuole deve farci la guerra?
    O si perde iL controllo della riserva se da due cubetti passa a 1 e devo mettere il cubetto in riserva?
    Se qualcuno riesce a spiegarmi meglio sto passaggio lo ringrazio..
    P.s. Mia moglia mi ha stracciato utilizzando questo sistema :(

  8. ditadinchiostro ha detto:

    Ciao Cristian,
    allora la risposta è si, continui ad avere il controllo della risorsa. Il controllo su un territorio si determina con la presenza di almeno un cubetto o di un omino, se ne perde il controllo solo quando non è presente nessuno dei due pezzi di un giocatore.
    Dovrai cercare una contro-strategia per battere tua moglie :)

  9. Maikol ha detto:

    Salve a tutti ho acquistato questo titolo e lo reputo davvero ottimo! Con il gruppo di gioco sabato mi sono trovato con i Russi all’inizio della quarta era. Giocavamo in tre e gli altri due hanno iniziato un’età dell’oro entrambi. Io invece ho continuato a macinare spostando un mio colono per la mappa sulle risorse più proficue per me e sono riuscito, accumulando tanti soldini, a sviluppare tutte le tecnologie. Ma non è troppo forte questa abilità? O l’abbiamo interpretata male?

    • Ditadinchiostro ha detto:

      Sono contento che il gioco vi sia piaciuto.
      Avete dimenticato che nell’ultima era, dopo che il primo giocatore entra nell’età dell’oro, tutti gli altri hanno a disposizione solo un’altra azione prima che la partita termini. Riprovatelo così e vedrete che tutto funzionerà alla perfezione. :)

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