Il Palazzo della Principessa d’Argento: storie e pruderie

di Mauro “Maurino” Ferrarini

Nella serie dei moduli di avventura “B”, subito dopo il B2 La Rocca sulle Terre di Confine di Gary Gygax, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, seguì lo scenario B3, Il Palazzo della Principessa d’Argento, pubblicato nel 1983 e firmato da Jean Wells e Tom Moldvay. In questo articolo farò una breve recensione dello scenario, raccontando anche alcuni retroscena che hanno fatto di questo modulo, peraltro non tra i migliori della produzione TSR dell’epoca, una vittima dell’autocensura da parte della casa editrice, per evitare di suscitare l’ira di un certo ambiente bigotto statunitense, che nutriva forte avversione verso gli strani riti svolti durante le sessioni di gioco di ruolo.
Come ormai sanno i lettori di questa rubrica, nell’articolo appaiono alcuni spoiler sulla trama e sugli incontri dello scenario recensito, per cui chi desiderasse giocare come avventuriero il modulo B3 è avvertito!
La versione oggetto della recensione è quella con la copertina verde che mostra un orribile Decapodo affrontare tra le rovine di una sala un guerriero in armatura armato di ascia da guerra. Il Palazzo della Principessa d’Argento venne tradotto in italiano da Giovanni Ingellis e pubblicato dalla Editrice Giochi.
Si tratta di un modulo in formato A4 di 32 pagine a punto metallico in bianco e nero. La copertina è separata dal libretto con la descrizione dello scenario e la mappa del palazzo si trova nella seconda e terza di copertina. Esistono due versioni di questo modulo. La versione italiana è di colore verde, mentre esiste anche una rarissima versione con copertina arancione, di cui parleremo più avanti.

La storia come la conosciamo noi

20150322_185120La vicenda che porterà il gruppo dei personaggi a viaggiare verso il Palazzo della Principessa d’Argento (che dovrebbe trovarsi nel Granducato di Karameikos a est della città di Specularum, almeno secondo le indicazioni che si trovano nella scatola blu, il D&D Expert Set) origina da una tragedia! (Del resto si sa! Gli avventurieri portano rogna come Angela Lansbury ne La Signora in Giallo: dove andava lei, capitava una disgrazia).
La dolce principessa regnava su Haven, una valle fertile e sicura, dove Umani, Nani, Elfi e Halfling vivevano in pace e armonia. Nessuna razzia da parte di quei cattivoni di goblinoidi e nessuna noia dai giganti che infestavano le montagne. Ovviamente questa situazione non era dovuta al caso, ma alla presenza di una misteriosa razza di umanoidi dalla pelle verde (chi ha detto “alieni”?) conosciuta con il nome di Protettori, che vegliavano sul benessere e sulla sicurezza del regno della principessa.
Ma un bel giorno i Nani, scavando nelle profondità delle miniere sulle montagne, portarono alla luce un magnifico rubino dalle dimensioni eccezionali. In buona fede, essi donarono alla amata principessa Argenta la gemma, come pegno della loro lealtà. Purtroppo nessuno ha mai insegnato ai Nani che andare a ravanare troppo in profondità nelle viscere delle montagne non è mai una cosa sana. Una volta si risveglia un Balrog e un’altra (come nel nostro caso) si trova un filatterio con dentro parte dell’essenza di un essere antico e maligno, conosciuto come Arik dai Mille Occhi.
Questo essere in ere passate fu imprigionato in una non-dimensione, perché non potesse più portare rovina e follia nel mondo. Ma Arik riuscì comunque a seminare su Mystara alcuni dei suoi occhi (i rubini, appunto) nella speranza che qualcuno li trovasse e li portasse alla luce, offrendo così la possibilità alla demoniaca divinità di liberarsi dalla sua prigione.
Nel giro di una notte, dopo che il rubino fu portato nel Palazzo della Principessa d’Argento, accadde la tragedia: le coltivazioni marcirono nei campi, il bestiame morì e il castello venne scosso da un terremoto. Quando la polvere del cataclisma si posò, i sopravvissuti videro che l’intero palazzo era circondato da una nebbia rossastra che impediva a chiunque di accedere alle sue porte. Nel frattempo orde di mostri si riversarono nella valle e in quello che restava del palazzo, poiché la foschia malefica non sembrava danneggiare gli umanoidi malvagi.
Molti misero in relazione la sciagura con l’arrivo, la notte prima del terremoto, di un misterioso cavaliere nero in groppa a un drago bianco (nella versione inglese si trattava di un drago d’argento, ma poiché nel D&D scatola rossa questa creatura non era presente, si optò per trasformarlo in un drago cromatico affine per colore).
A inizio vicenda i personaggi vengono contattati in sogno dai Protettori, che chiedono il loro aiuto per svelare il mistero e cercare di salvare la Principessa e coloro che si trovano nel palazzo. A quanto pare, tutti i sospetti si appuntano sul misterioso cavaliere, mentre, in realtà, costui è un paladino, Ellis il Forte, e il drago è il fidato Ariksbane (Flagello di Arik), giunti per distruggere il rubino ma arrivati, ahimè, un filino troppo tardi!

Versione arancio o versione verde? La storia del modulo perduto

20150322_185141Prima di proseguire nella recensione è arrivato il momento di raccontare la storia che si cela dietro l’esistenza delle due versioni del modulo B3: una, rarissima, con la copertina arancione (pare ne esistano solo 72 copie ancora in circolazione) e quella con la copertina verde. Le differenze tra le due edizioni sono moltissime a partire dagli autori: la prima (quella arancio) recava come crediti la sola Jean Wells, mentre la seconda riporta tra gli autori anche Tom Moldvay che, in effetti, partendo dal materiale della versione originale riscrisse la storia da cima a fondo. Un’altra differenza è nell’artwork di Erol Otus e Jim Roslof: nell’edizione con la copertina verde, infatti, mancano 4 tavole giudicate eccessivamente “spinte” per il pubblico di adolescenti ai quali era destinato il prodotto. Esistono anche altre illustrazioni che differiscono tra le due versioni, ma in questo caso, sempre secondo le varie fonti consultate, si tratterebbe esclusivamente di scelte editoriali prive di sottintesi.
Le vicissitudini del Palazzo della Principessa d’Argento si possono ricostruire consultando vari siti in lingua inglese, a partire dall’ormai (purtroppo) defunto blog Grognardia all’essenziale Vaults of Pandius per arrivare a Acaeum – Dungeons & Dragons Knowledge Compendium, dove sono state pubblicate le 4 immagini incriminate che riportiamo anche in questo articolo.

I contenuti: le differenze tra le due versioni

A Jean Wells fu inizialmente lasciata mano libera per la realizzazione dello scenario. La designer, per esempio, inserì nel modulo una gran quantità di mostri da lei inventati, come i bizzarri Ubue, creature umanoidi ermafrodite con tre teste. Il modulo originale prevedeva anche una sommaria descrizione delle terre di Haven e il dungeon possedeva numerose aree non descritte, come nel modulo B1 In Search of the Unknown (mai tradotto in italiano), per consentire ai DM novizi di “fare pratica” e popolare il sotterraneo con incontri di propria ideazione.
Ma perché la prima versione de Il Palazzo della Principessa d’Argento venne cassato? Qui la storia non è chiarissima e le fonti divergono leggermente. La versione che va per la maggiore riferisce che ci furono dei contrasti tra la Wells e Otus, uno degli illustratori, che si prese eccessiva libertà nel rappresentare gli Ubue come creature un pochino troppo ambigue sessualmente (e ci credo! Provate a non essere ambigui con due sessi e tre teste!). Inoltre, pare (qui il condizionale è d’obbligo) che quando la prima tiratura del modulo arrivò alla TSR i “capi” fecero un salto sulla sedia nello sfogliare lo scenario a causa di una serie di descrizioni e delle accennate immagini troppo osé. Ci fu una autocensura preventiva, per evitare di creare problemi con i movimenti ultra conservatori religiosi (ricordiamo che in certe aree d’America la cultura ha una solida matrice calvinista).
Morale della favola: l’intera tiratura del modulo con la copertina arancione venne destinata al macero. Qui “leggende” vogliono che i dipendenti della TSR ne salvarono poco più di una settantina di copie: le uniche ancora in circolazione. Inutile dire che si tratta di pezzi ultra rari e non è un caso che sia stato proprio un esemplare dello scenario a spuntare il prezzo più alto conosciuto per la vendita di un’avventura di Dungeons & Dragons: oltre 3.000 dollari!
Dopo questo intoppo, la TSR chiese a Tom Moldvay di intervenire. Ed ecco il motivo per cui abbiamo due versioni de Il Palazzo della Principessa d’Argento, che non differiscono solo per il colore della copertina, ma anche per la trama, i contenuti e le illustrazioni!
20150322_185155Nella prima versione del modulo, firmata dalla sola Wells, il rubino è solo una gemma, per quanto preziosa e grande. Anzi, è il pretesto che spinge gli avventurieri a esplorare le rovine del palazzo che è caduto in rovina molto tempo prima. Non ci sono i Protettori e il cavaliere con l’armatura nera è un malvagio corruttore, responsabile della caduta del regno di Haven. Fu Moldvay a inserire la figura del malvagio demone Arik e a rendere il rubino uno strumento del Male. Inoltre nella seconda versione la tragedia era appena accaduta e quando i personaggi intervengono, sia la principessa, sia il paladino Ellis che gli abitanti del regno (tramutati in pietra dal maleficio) possono essere salvati.
Un’altra area di intervento da parte di Moldvay fu quella di eliminare completamente la descrizione delle aree esterne al palazzo e di descrivere minuziosamente ogni locazione all’interno del dungeon. Fece di più: le prime stanze all’ingresso del palazzo vennero usate per creare una piccola storia a bivi, una sorta di libro game, che doveva servire da guida per il DM e i giocatori alle prime armi. Uno dei passaggi che ho sempre sinceramente detestato è quello relativo alle “Note per il Dungeon Master” dove si legge testualmente: “… nel corso dell’avventura, il DM dovrebbe considerare l’opportunità di suggerire ai giocatori le informazioni che essi non riescono a individuare. Il DM può sempre usare […] la tecnica della visione di un Protettore che li guidi verso le stanze che forniscono importanti indizi”.
Infine, solo pochi dei mostri inseriti da Wells nella versione originale del modulo sopravvissero alla revisione successiva. Naturalmente, le vittime più illustri furono i poveri Ubue che tante pruderie avevano creato nella cerchia della TSR. Altre creature, come il Decapodo, subirono delle modifiche (Wells li voleva in grado di creare delle illusioni ingannevoli, mentre il più diretto Moldvay li rese semplicemente dei grossi mostri tentacoluti e dal fiato fetido).

Le immagini incriminate: come cambia il comune senso del pudore

A un lettore di oggi, vedere le immagini che crearono tanto scandalo nel management della TSR di allora potrà strappare un sorriso. In effetti, ognuno potrà farsi un’idea dell’eccessivo timore che scosse i vertici dell’azienda di Lake Geneva. Dobbiamo però rammentare che tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta le associazioni religiose cattoliche e protestanti americane avevano il mitra puntato sul fenomeno dei giochi di ruolo, poiché lo consideravano uno strumento diabolico di corruzione della meglio gioventù americana.
Basta una ricerca su internet per verificare come ancora oggi ci sia, diciamo così, un bel po’ di disinformazione sul discorso dei giochi di ruolo e come se ne discuta attivamente, non sempre in termini negativi, sui vari siti di ispirazione cristiana.
Ma torniamo alle quattro tavole incriminate della versione arancione. Che avranno contenuto mai?
Bé, sempre secondo Acaeum.com, i motivi sono decisamente pruriginosi.

La prima immagine è quella che mostra l’illusione creata dal Decapodo in agguato nel salone delle feste del palazzo: una giovane donna legata al soffitto e circondata da un gruppo di pigmei deformi intenti a torturarla con delle lame. La nostra fonte aggiunge che non fu tanto l’illustrazione a disturbare i capi della TSR, quanto la descrizione collegata: “A beautiful young woman hangs from the ceiling. Nine ugly men can be seen poking their swords lightly into her flesh, all the while taunting her in an unknown language, and pulling at what few clothes she has on”  … a mio avviso è decisamente più pornografico assistere a una puntata di Pomeriggio Cinque con Barbara D’Urso … ma sono opinioni personali.
Immagine_incriminata_01

La seconda illustrazione incriminata ci regala un quadretto famigliare degli Ubue. In questo caso a creare sconcerto fu la caricatura di Gary Gygax in una delle teste del mostro all’estrema sinistra. Mah!
Immagine_incriminata_02

Terzo imputato fu il disegno che mostrava l’orso nero sperduto nel palazzo (che nella versione con copertina verde può essere incontrato nel primo livello del dungeon come mostro errante). L’animale, secondo la descrizione nel modulo, è affamato e non attacca se gli viene offerto del cibo. Nell’immagine si vede un avventuriero che porge al plantigrado una bistecca, ma secondo le fonti consultate, pare che lo stesso Gygax pensasse che all’animale venisse offerto un ben altro pezzo di carne … e vabbè!
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Quarta e ultima illustrazione mostra la statuina di una donna che, sempre secondo la “sensibilità” dei caporioni della TSR, nascondeva tra le pieghe della veste una “sorpresa”. E pure qui, permettetemi di assumere un’espressione di sana incredulità.
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Conclusioni

Aldilà di tutte le considerazioni finora fatte, resta il punto che Il Palazzo della Principessa d’Argento sia uno scenario poco convincente. Ai tempi, con la penuria di materiali che i giocatori italiani potevano avere, non era il caso di fare gli schizzinosi ed io stesso ho fatto giocare lo scenario più volte a diversi gruppi di giocatori, divertendomi sempre moltissimo. Ma analizzando con occhio critico il modulo, si resta un po’ freddini per un cliché abusatissimo: “Andiamo a salvare la principessa in pericolo insidiata dal cattivone di turno” e dalla scelta non sempre felice di Moldvay di popolare il dungeon con una pletora di mostri qualche volta discutibile (una stanza dedicata agli hobgoblin, una stanza ai goblin, un’altra ai trogloditi, ecc.) o bizzarra (il cobra spuntante nascosto tra gli asciugamani nel mobiletto di un bagno).
Restano però degli elementi davvero gustosi, come l’incontro con le ladre Candella e Duchessa o la scoperta che il tenero micino nero del mago di corte può tramutarsi in una pantera di allineamento morale Legale: una Guenhwyvar ante litteram!

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8 Responses to Il Palazzo della Principessa d’Argento: storie e pruderie

  1. Doc Doc ha detto:

    Davvero gustoso anche questo nuovo articolo :)
    Non avrei mai immaginato tutti questi retroscena di veto pudico per qualche immagine dove davvero non c’è nulla! Pensa te la gente dove va a perdersi a volte…

    Comunque quando hai nominato la Signora in Giallo una grattatina è stata doverosa… eheheh

    • Avatar Mauro ha detto:

      Grazie Doc :-)
      Oltre alla simpatica Signora in Giallo ho dimenticato di citare anche il povero Sonny Crockett di Miami Vice (interpretato da Don Johnson), altro personaggio che in quanto a scarogna nera non era secondo a nessuno … però almeno lui aveva la Ferrari Daytona ;-)
      Tornando al modulo B3, invece, ribadisco che non mi ha mai del tutto convinto, anche se alcuni incontri erano davvero interessanti. In aggiunta a quelli citati nell’articolo, mi viene in mente anche il personaggio di Catharandamus, il folle chierico adoratore di Arik dai Mille Occhi, giunto nel Palazzo per completare la cerimonia di evocazione del demone. In una delle campagne che feci anni fa, riuscì a fuggire dall’ira dei PG e divenne uno dei cattivi ricorrenti … finché non sbagliò un TS contro la disintegrazione … Ma questa è un’altra storia!

  2. Avatar Paolo ha detto:

    Questi articoli di “costume/sociologia GdR” mi piacciono sempre di più!

  3. Avatar Mattia ha detto:

    Ciao Maurino,

    bravissimo, veramente!
    Questa è un’analisi che avrebbe meritato, oltre le degnissime e solide colonne di Gioconauta, le pagine dei dossier delle riviste di un tempo. Speriamo che gli dei ti concedano lunga vita e una penna fertile!

    Il modulo B3 ha una storia affascinante, che merita questo approfondimento.
    Ti dirò che, girando sommariamente qualche stato degli USA, la mia impressione non è che la situazione sia cambiata molto. La mia esperienza nelle piccole comunità della Pennsylvania, dove abitano mennoniti e i più famosi amish, è quella di un mondo appartato e involuto su se stesso, incredibile agli occhi di un europeo.
    Credo che certi libri, non solo la famigerata B3 arancione, siano ancora pane per eretici.

    Per dirtene un’altra, un mio compagno di avventure di gioventù si accompagnava con una ragazza evangelica e i genitori di lei, anche sapendo i passatempi pagani di lui, non gli permisero di varcare la soglia di casa per un bel pezzo.
    Oggi impera il geekchic holliwodiano di Big Bang Theory, ma le mode passano, il vento gira e il passo è breve per tornare dei freaks. Teniamo la testa alta, ma guardiamoci le spalle.

    Fatto il mio solito pistolotto, ti rinnovo l’incoraggiamento a tener duro e l’apprezzamento per lo sforzo profuso in questa attività di ricerca di cui ci omaggi. Grazie.

    P.S.
    Ma com’è che per lasciare un commento, tocca di compilare il 730? ;)

    • Avatar Mauro ha detto:

      Grazie Mattia, sei gentilissimo e mi fa davvero piacere sapere che i miei pezzi siano apprezzati dai cultori del nostro amato D&D :-)
      Anch’io mi sono divertito molto a scrivere questo articolo che ricostruisce la storia di un modulo davvero unico. Probabilmente, se non ci fossero stati tutti questi retroscena, lo scenario B3 sarebbe stato “dimenticato”, se non per la firma di Moldvay che ritengo uno degli autori più bravi della Old School, insieme a Gygax, Kurtz e Baur e … (troppi ce ne sarebbero)!

    • Avatar Alkyla ha detto:

      Su Gioconauta il commento non è per tutti! Condizione necessaria e sufficiente per commentare su Gioconauta è la conoscenza delle nozioni aritmetiche di base. Gioco nel gioco è afferrarne il nesso….
      E ringrazia che non sia passata la mia mozione “Vuoi commentare? Risolvi questo integrale doppio”….ma mi sto lavorando la maggioranza per far passare l’emendamento.

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