Girls on the board #66: Pyramyd, il Gioco della Vita

di Max “Luna” Rambaldi

Gioca con me e ti dirò chi sei.
Io sono Luna, una grammar nazi part-time con la testa tra le nuvole diciassette ore al giorno, incomprensibilmente devota al rispetto dei regolamenti e con una passione per i libretti d’istruzioni. Emytér è una presenza difficilmente ignorabile, un cofanetto deluxe in grado di riordinarti la contabilità fintanto che organizza i propri cubetti sulla plancia. Infine Arianna, che gioca a caso tranne nei cooperativi dove s’improvvisa stratega, sindaca le tue scelte e conclude di fare come ti pare, perché lei e le responsabilità hanno divorziato che ancora i dinosauri dominavano la terra. Arianna, che terrò in squadra con me fino alla fine della Grande Partita, perché finché non troverò il suo libretto d’istruzioni resterà per me un irresistibile mistero.

Gioca con me a Pyramyd – il Gioco della Vita, e ti dirò chi sei davvero.
Io sono Max e Pyramyd si scrive con due ypsilon, non con la i. No, sul serio, se cercate con Google e trovate qualcuno che l’abbia scritto giusto vi meritate un premio.
Grammar nazi onorario.

Con affetto,
Max

4 Commenti a Girls on the board #66: Pyramyd, il Gioco della Vita

  1. Lorenzo ha detto:

    Emyter ha fatto i commenti più sensati su questo “prodotto”.
    Provato a Modena. Che dire?

    I materiali sono venduti come “spettacolari”. In realtà sono scomodi, inutilmente pesanti e inutilmente costosi per un astratto che fa della complicatezza, più che dello spessore, il suo punto di forza.

    I colori sono un fottuto casino. Al di là che non è idoneo per daltonici, lo schema colori rende solo più complicato ricordarsi le combinazioni.

    Inoltre il regolamento è un mescolio di eccezioni per niente eleganti che vi terranno per ore incollati al regolamento.

    Un gioco pretenzioso, che proverete una volta in fiera tanto per… ma che non comprerete mai perché completamente insensato!

    • Luna ha detto:

      Sui colori tutta la vita! Ne avrei parlato pure io, ma per evitare ripetizioni e visto il particolare fervore che ha suscitato la gamma cromatica su Emitér, ho preferito lasciare a lei quell’aspetto (per una volta che si infervora per qualcosa!). Le regole invece non le ho trovate particolarmente difficili, con l’eccezione delle possibili combinazioni tra facce, che solo in qualche caso hanno un senso logico che permetta di ricordare quali lati fanno fare cosa.. Probabilmente sono io fortunata ad avere a che fare con i Gioconauti, perchè di tutte le partite fatte non ce n’è una dove non si sia riso per quello che succedeva, quindi per me è sempre stato un gioco divertente. Ma come dici e come ha detto anche Maledice è un gioco da provare, se non altro in fiera :)

  2. Tencar ha detto:

    Potrebbe essere spam, però leggo “No, sul serio, se cercate con Google e trovate qualcuno che l’abbia scritto giusto vi meritate un premio.”
    Ammetto di non averlo cercato su Google, perché l’ho scritto io, però è scritto giusto, dai!
    http://nerdando.com/due-chiacchiere-con-antonio-passarelli-pyramyd/

  3. Degauss ha detto:

    Pyramyd è un oggetto di design, e va preso come tale…

    …No, ok, potremo anche aver scomodato degli esperti in design dell’oggetto in fase di progettazione, e potremo anche aver utilizzato dei materiali costosi lavorati con tecniche d’avanguardia, ma personalmente Pyramyd mi è sembrato uno spavaldissimo tentativo di riempire a posteriori con contenuti ampollosi un gioco completamente astratto.

    Magari sono io acido e insensibile, ma trovo che questo gioco offra ben pochi spunti di riflessione nel corso di una partita. Lo vedo tuttavia molto più a suo agio in mostra sopra un Orrberg o un Nornäs, a fare da argomento di conversazione per quando arrivano ospiti a casa.

    Il risultato dell’impegno da parte degli autori è vivo e tangibile, ed appagante per gli occhi, ma questo non giustifica un prezzo che nemmeno gli stessi creatori saprebbero dargli. 70 in fiera? 100 in negozio? 90 scontati? Chi può saperlo? Questa è la vera domanda del gioco della vita.

    PS: se non sapete cos’è un Orrberg o un Nornäs, significa che casa vostra ha pochi argomenti di conversazione

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