Personalità ludiche: Cerato

di Walter “Plautus” Nuccio

Edward Bach (1886 – 1936) è un medico gallese noto per essere lo scopritore dei Fiori di Bach, una pratica di medicina non convenzionale che fa uso di rimedi ricavati da fiori e piante selvatiche. Per il discorso che qui vogliamo introdurre non hanno alcuna importanza le considerazioni e valutazioni che ciascuno potrà fare circa l’efficacia, su base scientifica o meno, di questo approccio (l’argomento richiederebbe ampie discussioni e non avrebbe senso affrontarlo in questa sede). L’aspetto che ci interessa, infatti, è semplicemente questo: a ciascun Fiore di Bach risultano associati un insieme di tratti di personalità; ogni fiore è un archetipo che ci racconta qualcosa sul modo in cui ci relazioniamo con gli altri e con il mondo, sull’immagine che ci creiamo di noi stessi e della realtà che ci circonda, e rappresenta, in un certo senso, un “pattern” di comportamento. Prendendo in considerazione le caratteristiche di un singolo fiore, possiamo quindi vedere come esso si presenta in ambito ludico. Che tipo di giocatore è? Come si comporta in partita? E come approccia eventualmente la creazione di un proprio gioco? La risposta a queste domande ci fornirà quindi lo spunto per ulteriori riflessioni e introspezioni, che ciascuno potrà svolgere autonomamente.

Il giocatore Cerato
Il Fiore di Bach che utilizzeremo come riferimento prende il nome di Cerato, e sta a rappresentare un individuo che non si fida abbastanza del proprio intuito, di ciò che la sua “voce interiore” gli suggerisce. Per questo motivo si trova spesso in uno stato di insicurezza e di incertezza, e sente sempre la necessità di chiedere consigli a qualcun altro prima di prendere una decisione.

Al giocatore Cerato manca il coraggio dell’originalità, e preferisce seguire vie già battute da altri per non correre il rischio di sbagliare. Lo scacchista Cerato, ad esempio, è quello che si documenta su tutte le aperture, soprattutto quelle che vanno maggiormente di moda al momento, e le utilizza poi in partita pedissequamente, senza vagliarle in modo critico e senza personalizzarle, convinto che la cosa più sicura da fare sia applicarle alla lettera. Più in generale, nel gioco vivo Cerato tende sempre ad imitare il comportamento degli altri giocatori, specie se più forti. Avido di informazioni, legge tutte le guide strategiche disponibili e sui forum chiede consigli su come approcciare al meglio un determinato gioco. Questo, di per sé, non sarebbe un male, poiché è abbastanza naturale che il giocatore meno esperto apprenda delle tecniche da quello più navigato. Il problema, però, è che qualunque strategia o regola generale ha le sue eccezioni, che richiedono al giocatore di fare le proprie personali valutazioni prima di decidere come comportarsi. Inoltre qualunque teoria, nel momento in cui si confronta con la realtà, deve necessariamente trovare un proprio adattamento alle circostanze contingenti, una personalizzazione, una applicazione pratica che Cerato ha difficoltà ad individuare nel momento in cui si trova da solo, senza le rassicuranti indicazioni ricavate da letture e consultazioni. Il risultato è che spesso, di fronte a scelte anche semplici, va nel pallone: esegue una mossa, ma poi cade nel dubbio di aver commesso una stupidaggine, e vorrebbe rimediare tornando indietro.

Anche negli acquisti Cerato non si mostra molto indipendente: prima di comprare qualcosa consulta tutti, ma proprio tutti, i siti specializzati. L’ideale, per lui, sarebbe non doversi mai assumere la responsabilità della scelta e lasciare che siano sempre gli altri a decidere al suo posto, per cui non esita ad inondare i social network di domande come: “Qual è il miglior gioco di carte per 2 giocatori?” o “Mi suggerite il gestionale più adatto per un giocatore agli inizi?”, e così via. Anche qui, entro certi limiti, la cosa sarebbe del tutto normale, ma il problema sorge quando i pareri espressi dagli “esperti” sono discordanti: di fronte a tali contraddizioni a Cerato non rimane che la via pratica di scegliere il titolo suggerito dalla maggioranza oppure, meglio ancora, comprarli tutti! (per la gioia di editori e negozianti). A volte, nel dubbio, può rimandare più volte l’acquisto nell’eterna sensazione di non aver raccolto abbastanza informazioni per decidere.

Il designer Cerato
Anche nel game design Cerato può rivelare in modo evidente la sua insicurezza di fondo. Dopo aver letto tutti i manuali sull’argomento e aver consultato tutti i possibili siti, in italiano e in inglese, alla ricerca del modo ottimale di approcciare la creazione di un gioco, passerà quindi a chiedere indicazioni a chi “ne sa più di lui”, sempre nella ferma convinzione che la verità, la scienza, si trovi altrove, e che a lui non resti che seguire le indicazioni ricevute. Quando finalmente riuscirà a tirar fuori un prototipo sarà facilmente un gioco abbastanza “derivativo”, ricco di elementi mutuati da giochi già esistenti e poco originale, sia nelle meccaniche che nell’ambientazione (ancora una volta, però, questo è da considerarsi del tutto normale quando ci si sta facendo le ossa con i primi esperimenti).

Finalmente, dopo molte consultazioni e confronti, arriverà il momento del playtest, e anche quello diventerà un’occasione per farsi sommergere, indiscriminatamente, da consigli e suggerimenti, di cui sappiamo i playtester essere spesso generosi dispensatori (a chi non piace fare “l’autore col gioco degli altri?”). Ecco quindi che il designer Cerato sarà pronto ad accontentare tutti: ad ogni nuova prova ingloberà il suggerimento del paytester di turno, ad ogni partita una nuova modifica (in direzione opposta alla precedente), secondo il criterio che gli è stato appena suggerito e che verrà seguito alla lettera, cercando poi conferma della validità del risultato. Anche la valutazione complessiva del suo gioco risulterà fortemente condizionata dal parere dell’opinionista di turno: se l’ultimo tester ha detto che il gioco è molto divertente, il nostro designer sarà entusiasta e seriamente intenzionato a proporlo al miglior editore sulla piazza, salvo poi deprimersi e cadere nello sconforto quando alla successiva prova emergeranno delle critiche; a quel punto il gioco sarà improvvisamente diventato da buttare. Per Cerato, infatti, il parere dell’altro conta sempre e comunque molto di più di ciò che il suo istinto gli suggerisce.

Alla ricerca di un equilibrio
Naturalmente la descrizione che abbiamo fatto è abbastanza estremizzata. Leggendola, è probabile che vi siate riconosciuti solo in qualcuno di questi tratti. Non è necessario, infatti, identificarsi in tutti quelli elencati: si può benissimo avere una tendenza Cerato come giocatori e non come designer, o viceversa. Inoltre è possibile che siate maturati abbastanza nel tempo da pervenire ad una gestione più oculata delle vostre risorse interiori: il designer Cerato “armonizzato” (come si dice in gergo floriterapico) è ancora molto ben informato e documentato, e continua ad ascoltare i suggerimenti che gli pervengono dall’esterno, ma allo stesso tempo è in grado di vagliarli criticamente, decidendo cosa accogliere e cosa respingere, e preferendo più frequentemente la propria visione delle cose rispetto al dilagare confuso di spunti e suggerimenti che possono emergere da una seduta di playtest. In altre parole, egli ha imparato maggiormente a fidarsi del proprio intuito, quella risorsa così importante non solo per i game designer ma per chiunque operi in ambito creativo, e che forma un imprescindibile complemento alle capacità logico-analitiche. Solo in questo modo, con una giusta miscela di razionalità e fantasia libera, con un buon equilibrio tra matematica e fantasia pura, tra logica ed emozioni, il game designer riuscirà a trovare una sua dimensione di completezza e conseguire un pieno accesso alle proprie potenzialità creative.

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6 Responses to Personalità ludiche: Cerato

  1. Avatar Giovanni ha detto:

    Mi ritrovò in alcune cose :( ed ho paura adesso :(

  2. Avatar mathh ha detto:

    Bravo Plautus,
    da buon “designer cerato in evoluzione” non posso che apprendere; vorrei, se mi permetti, aggiungere che molto aiuta essere umili ed affrontare questo mondo a piccoli passi. Provare ad osare inventando sapendo che forse si andrà incontro ad un clamoroso fallimento credo che sia una componente fondamentale per crescere.

    Grazie per il tempo che hai speso per scrivere questo articolo.

    m@

  3. Avatar Periodonikes ha detto:

    Bell’articolo, complimenti! Possiamo sperare in una rubrica regolare di personalità ludiche? ;)

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