Diario di un autore per caso Parte I – Odissea Americana: il progetto

di Daniele “ditadinchiostro” Ursini

Caro Diario,

Avevo promesso di prendermi del tempo per me. Diciamo che lo avevo desiderato, invocato. Moccolotto di generose dimensioni a Sant’Antonio, incenso all’uvaspina fumante per il Dalai Lama e sigaretta accesa alla veggente sotto casa. Poi arriva una telefonata. Le telefonate sono un po’ come le scatole di cioccolatini di Forrest Gump: non sai mai cosa ci trovi dentro.

È il mio amico editore Ergo Ludo e, come di consueto, il primo quarto d’ora scivola in un’alternanza amichevole di insulti e dichiarazioni d’amore. Poi mi dice che, dopo tanto lavoro, ha ottenuto il via libera per un nuovo progetto. Un progetto grande, importante. Un gioco da tavolo su uno dei personaggi Bonelli. “Quale?” chiedo io. “Zagor”. Zagor è un mito. Non c’è altra definizione. Come Ulisse, Marty McFly, Papà Castoro, Zorro o L’Uomo Tigre. Un mito. Ed è una novità assoluta ottenere la licenza per creare un gioco da tavolo su di lui. “Fantastico Ergo! Sono davvero felice, ne uscirà un grande prodotto. A chi pensavi di affidarlo?”, “A te”, “Siamo tornati alla fase delle prese in giro?”, “No, no, volevo sapere se ti interessava lavorare al progetto”. “Ma io non sono un autore”, “Lo so”, “Non ho mai pubblicato niente”, “Lo so”, “Poi non conosco Zagor abbastanza a fondo”, “Lo so”, “E sono un rompiscatole, pignolo, estremo, antipatico…”, “Lo so. Pensavo di affiancarti a Luigi Ferrini che conosce molto bene il personaggio”, “Quello di The Golden Ages?”, “Sì”, “Ma lui è un autore vero!”, “Lo so”, “Un autore vero e pure bravo!”, “Lo so”, “Ma gliel’hai detto?”, “Sì”, “Ed è d’accordo?”, “Sì”, “Allora è pazzo”, “Lo so”.

Non ha funzionato Il moccolotto, né l’incenso all’uvaspina e tantomeno la sigaretta offerta alla veggente, che in effetti non aveva proprio un’aria mistica. È che se ti suona alla porta lo Spirito con la Scure, cosa puoi fare? Non puoi dirgli “Il contatore è nella camera della nonna malata, vi mando i numeri col bollettino”. È lo Spirito con la Scure, ti sgama subito. Allora apri la porta, lo fai entrare e gli dici “Dai siediti, dimmi come posso esserti utile”.

Così ci siamo seduti, un po’ di tempo dopo, io Ergo e il Ferrini. Ergo mette sul tavolo tre storie indelebili nella memoria zagoriana collettiva e dice “Vorrei un gioco basato su un’unica avventura che, nel tempo, possa essere implementato con altre sempre diverse, in modo che si possa seguire Zagor all’interno delle sue storie”. Io dico “Per me dovrebbe essere un’american: leggero, divertente e coinvolgente, come non se ne vedono da troppo tempo”. Il Ferrini dice “Si può fare”. Ergo, ormai palesemente su di giri, rincara la dose “Credo che la migliore storia con cui iniziare questo progetto sia Odissea Americana. È amatissima dal pubblico, scritta da Nolitta e si presta molto bene ad essere giocata”. L’eccitazione è terribilmente contagiosa e io non ne sono immune: “Dev’essere un gioco che faccia dimenticare le meccaniche, lasciando al giocatore solo il senso d’avventura. Ad ogni mossa devi sentire una musica che accompagna il tuo eroe e che ti tormenta di partita in partita”. Questa volta il Ferrini riflette  a lungo prima di parlare: “Si può fare”. “Va bene autori, avete tutto chiaro? Pronti a creare un capolavoro? Aspetto con ansia il primo prototipo: sarà un grande anno, un anno con la Scure!”

E la musica è partita. Non subito, qualche giorno dopo, quando io e il Ferrini abbiamo cominciato a lavorare. Era tipo la musica finale di Indiana Jones e L’ultima crociata. Loro vanno via dal tempio a cavallo e, mentre cavalcano, la musica cresce, facendo scorrere nella tua mente tutte le immagini del film e poi del secondo episodio e ancora del primo e poi la musica deve finire, per forza, devono interromperla, altrimenti continueresti per sempre a galleggiare accanto al professor Jones.

Di tempo per me al momento non se ne parla, rimandato a data da destinarsi. Eppure, forse, il moccolotto, l’incenso all’uvaspina e la sigaretta della veggente hanno funzionato. Magari non nel modo che pensavo io, ma, quando si evocano certi poteri, poi non si può pensare di controllarli. Si prende ciò che gli spiriti hanno scelto per te. E se lo Spirito in questione indossa un’inconfondibile casacca rossa, allora sai che quella musica continuerà a suonare a lungo. Ti sistemi meglio sulla sella e ti prepari a una grande avventura.

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5 Responses to Diario di un autore per caso Parte I – Odissea Americana: il progetto

  1. Avatar Arianna ha detto:

    Veni, vidi, sbirci

  2. Avatar Agzaroth ha detto:

    attendo… :)

  3. Avatar Kentervin ha detto:

    Hellingen e gli Akkroniani! Subito!

  4. Avatar sbrecco ha detto:

    In bocca al lupo per il progetto.Solo un appunto, Forrest…Gump…oramai è la tua firma.

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