Essen Spiel 2016: report d’inchiostro

essen spiel 16

di Daniele “ditadinchiostro” Ursini

Se c’è una cosa inconcepibile per un giocatore da tavolo è andare alla fiera di Essen e non fare un report. E’ un po’ come fare l’amore rimanendo in mutande: hai un pensiero in meno ma non te la godi fino in fondo. Perché in fondo quello che davvero gratifica un giocatore è dare il suo parere su un titolo (e poi possederlo, ma questa è un’altra storia); siccome il mio ego è ben al di sopra di quello di un normale giocatore, darò i mio parere su tutto ciò che ho provato. E siccome, oltre all’ego, ho un altrettanto spropositato spirito critico, non aspettatevi da me il buonismo che spesso contraddistingue i recensori. Ma andiamo per ordine. Per ordine di bellezza. Ah, come dicono quelli bravi: sono pareri derivati soltanto da alcuni turni di gioco.

OTTIMO (per gli appassionati di numeri diciamo un 8)

When I Dream – Una vera sorpresa. Credo che possa rappresentare nel mercato quello che ha rappresentato Dixit per molto tempo: l’anello di congiunzione tra giocatori e non giocatori e la porta di ingresso nel mondo del gioco. Ha una meccanica ludica più solida di Dixit e un’ambientazione ricreata con leggerezza e poesia. Non vedo l’ora che esca in italiano in quanto dipendente dalla lingua.

BUONO (tipo tra il 7,5 e il 7)

Adrenaline – Trovare un gioco che unisce onestà e materiali fantastici è una rarità da premiare. La CGE si scrolla di dosso le sovrastrutture di Vlaada e porta un titolo che fa esattamente ciò che promette: uno sparattutto senza fronzoli e senza complicazioni inutili. Leggero, pulito ed estremamente piacevole da giocare. Unica sbavatura secondo me è nella simbologia un po’ complicata da capire alla prima partita; l’altra faccia della medaglia di fare un gioco indipendente dalla lingua.

Not Alone – Per il rapporto qualità prezzo secondo me il miglior titolo della fiera. Ambientato, tattico, economico, capace di scalare da 2 a 7 giocatori: praticamente perfetto. Non un party game né un gioco per neofiti considerata anche la dipendenza dalla lingua; si tratta piuttosto di un filler per giocatori da portarsi appresso per ogni evenienza che si lascia giocare con grande piacere.

The Arrival – Wallace torna in punta di piedi con un titolo solido, semplice, senza voli pindarici ma estremamente piacevole. Qualche meccanica nuova come quella della selezione delle azioni e tante altre già viste ma amalgamate con la sapienza di un autore che conosce il suo mestiere. Non un titolo imperdibile ma un titolo sicuro. Giù il cappello.

Cry Havoc – Il grande favorito della fiera non delude né incanta. Gioco estremamente solido e con materiali superlativi che però non riesce a far breccia nel mio cuore. E’ che dietro alla sua opulenza si intravede la fredda matrice di un gioco di maggioranze, nonostante l’evidente tentativo di arricchirla con altro. Anche la battaglia, a prima vista unica idea originale, si trasforma in un sottogioco di maggioranze che temo alla lunga perda il suo fascino. Comunque un gioco valido.

Cottage GardenRosemberg si dimostra autore incline all’autocitazione ma sicuramente capace. Con questo titolo espande di fatto il suo Patchwork ad un maggior numero di giocatori e lo fa in maniera intelligente, evitano di scimmiottare il gioco precedente e trovando spunti interessanti sulla base di una meccanica già vista. Il risultato è godibile, in equilibrio tra semplicità e complessità con le idee più interessanti espresse nel calcolo dei punti. Buon titolo penalizzato dalla poca interazione tra i giocatori.

PIU’ CHE SUFFICIENTE (facciamo 6,5)

OilfieldOttima sorpresa. Un tedesco semplice e stretto nelle azioni con qualche tocco di originalità. Ambientazione ricreata quanto basta per un titolo che mi lascia solo un dubbio sull’azione primo giocatore, la quale secondo me non funziona così com’è. Un dubbio grosso a cui però non posso dar troppo peso visto che ho giocato solo pochi turni.

TouriaTorna il concetto del gioco onesto. Ti siedi davanti a Touria e e sai che giocherai a un gioco family. Finisci la partita felice di aver giocato un buon gioco family. Grafica e idee assolutamente allineate al target e piacevoli. Il finale tanto criticato per la casualità è invece secondo me un colpo a sorpresa piacevole e che non stona con la durata e il livello del gioco. Lo rivedremo allo Spiel de Jahres.

London DreadBel titolo e bei materiali. Una fase di pianificazione in tempo reale sulla plancia a forma di orologio che risulta davvero divertente in quanto incalzante senza essere asfissiante. Anche la successiva fase di risoluzione non cade nella macchinosità e risulta godibile. Il finale invece perde un po’ di immediatezza ma non cambi la piacevolezza del titolo. Forse un po’ troppo semplice riuscire a vincere ma bisognerebbe giocarlo di più per capirlo.

A dogs LifeA metà strada tra gioco per bambini e family questo titolo spicca per ambientazione, materiali e qualche idea di meccanica. Ogni giocatore è un cane, un cane diverso con tanto di miniature e diverse abilità. L’ambientazione è ricreata meravigliosamente pur nella semplicità delle meccaniche e l’asimmetria dei diversi cani è data da un’idea davvero valida.

Banana BanditsE’ dai giochi per bambini o poco più che vengono le migliori idee dell’anno. Questo Banana Bandits affianca alle classiche carte potere materiali e meccaniche per il movimento e il combattimento delle scimmie davvero divertenti. Sembra di giocare ad un videogioco dal vivo. Coinvolgente, rapido e spassoso. Un titolo da provare almeno in fiera.

CodexGioco di carte da 2 giocatori non collezionabile con un bel sistema di scelta delle proprie carte attraverso il librone presente nella scatola. Non rientra nella tipologia di giochi che preferisco ma devo dire che è stato divertente comporre il mazzo a mia scelta turno dopo turno. Anche il sistema di combattimento con le creature schierate nell’avamposto è interessante. Ho provato la versione minima con un solo eroe e sono curioso di riprovarlo con tutte le carte a disposizione.

The Game ExtremeChe The Game fosse un bel gioco già lo sapevamo, introdurre delle carte a variare le partite rendendole più sfidanti lo innalza di un livello ulteriore. Un mazzo di carte che ritengo valga la pena di tenere in ludoteca.

Fabled FruitFriese atto secondo. Si vede che l’autore dai capelli Verdi ha in testa da tempo un gioco che cambi di partita in partita, a metà tra un legacy e qualcosa di ancora più nuovo. Lo scorso anno ci ha provato con un titolo che voleva essere di alto livello, ma 504 si è rivelato un fallimento; quest’anno abbassa l’asticella e costruisce un family molto leggero che di partita in partita inserisce meccaniche diverse per fare le stesse cose. Il risultato è piacevole ma ancora una vota si avverte uno scollamento tra una bella idea e una realizzazione eccessivamente semplice.

SUFFICIENTE (un bel 6 non è mai da disprezzare)

Round House – Da Taiwan con furore in questi anni arrivano giochi sempre migliori. Questo Round House è un German estremamente freddo ma con delle meccaniche molto interessanti. Purtroppo durante la nostra prova abbiamo sbagliato alcune regole importanti quindi non posso dare un giudizio definitivo prima di riprovarlo. Spassose le fustelle spesse quanto una lastra di truciolato.

Lorenzo il magnificoIl grosso problema di Lorenzo il magnifico è che non riesce a distaccarsi dall’infinita schiera annuale di giochi german. A parte questo il gioco c’è, è solido e gira molto bene, pur con qualche eccezione di troppo. Il lavoro grafico è piacevole anche se pecca un po’ di leggibilità. E’ stata una delle poche partite intere fatte in fiera che da un lato mi ha permesso di apprezzare l’evidente lavoro di sviluppo fatto sul titolo, dall’altra mi ha lasciato una patina di indifferenza.

InisLa Matagot sa rischiare. Sempre. E’ raro vedere uscire dalla casa editrice francese un titolo anonimo e questo Inis non fa la differenza. Si tratta di una produzione coraggiosa a partire da materiali e grafica davvero splendidi per arrivare ad un gioco che vorrebbe unire draft, esplorazione, controllo territorio e battaglie. Il risultato è un gioco che risulta ripetitivo troppo presto in cui l’interazione diretta è talmente forte da risultare frustrante e con una strana regola sui giocatori spazzati via dalla mappa. Il meccanismo della battaglia è molto elegante ma per il resto non mi convinto affatto.

ArmaggeddonLa cosa più sorprendente di questo titolo è che sia della Queen. Considerato il livello più che mediocre a cui ci ha abituato negli ultimi anni, trovarsi di fronte ad un gioco che dimostra almeno solidità e ambientazione è quasi commovente. Provato troppo poco per averne un’idea chiara, ma la prima impressione è stata quantomeno positiva.

TopoumGioco di scacchiera piuttosto astratto dalla grafica e dall’ambientazione divertenti. Non amo particolarmente questa tipologia di gioco ma sembra funzionare piuttosto bene. Probabilmente ha un problema di scalabilità. E’ un titolo da 2 giocatori che riesce a funzionare anche in 3, ma lo eviterei in 4 giocatori per non perderne completamente la controllabilità.

Gads HillTitolo originale nella costruzione ma che si perde in un gameplay poco dinamico, astratto e totalmente incontrollabile da un turno all’altro. Piacevole da giocare ma ho dei dubbi che lo sia altrettanto da rigiocare.

Dice StarsUno yahtzee evoluto a cui non si darebbe una lira dalla spiegazione delle regole ma che si apprezza giocandolo. Poche scelte ma interessanti ad ogni turno, un gioco completo in un mucchio di dadi e un blocchetto.

DeceptionDeduttivo interessante nella meccanica ma con una forte dipendenza dalla lingua e un problema di scalabilità. In pochi giocatori non riesce ad esprimere le proprie potenzialità e inoltre ho la sensazione che chi interpreta il ruolo del master vede il proprio divertimento rasentare lo zero. Carina la meccanica di deduzione e le dinamiche che questa scatena nel gruppo.

Pocket InvadersAltro gioco di scacchiera, stavolta con i dadi. Gioco per 2 giocatori che non fa gridare al miracolo ma che gira molto bene e regala 10 minuti di concentrazione ludica per non soccombere all’avversario.

MicroscopeGiochino family di colpo d’occhio con un’idea interessante e bei materiali. Classico gioco da tirar fuori insieme ai bambini. Probabilmente la longevità non sarà eccelsa ma per il target è più che sufficiente.

MixtourGioco astratto con scacchiera in legno che ha come maggiore novità la forma dei pezzi. Il meccanismo di movimento è anche interessante ma il gioco risulta estremamente piatto.

CrisisSolo spiegazione delle regole per questo worker placement di stampo classico. Poche, pochissime le idee per un gioco che sembra girare ma che non fornisce un valido motivo per essere scelto. Senza averlo provato mi limito a una sufficienza da verificare.

Lord of the P.I.G.S.Gioco di carte onesto con ambientazione carina e qualche incastro interessante. Niente di sconvolgente ma un titolo piacevole che ha come caratteristica principale l’asimmetria dei mazzi giocatori.

INSUFFICIENTE (che poi 5,5 o 5 non sono voti così brutti)

Pixie QueenClassico piazzamento lavoratori che prova a mettere tra le meccaniche qualche elemento diverso dal solito ma senza trovare il bandolo della matassa. Niente originalità e ambientazione solo sfiorata. La parte gestionale appare piuttosto larga e l’interazione diretta è risulta un pò fastidiosa per il tipo di gioco.

Final TouchGiochino rapido che con due mazzi di carte riesce a funzionare; dove funzionare significa intrattenere per un quarto d’ora facendo rimanere il cervello acceso. Poco, ma più di niente.

Days of IreDecidiamo di provare questo titolo dopo averne sentito parlar bene. L’ambientazione sulla rivolta di Budapest del 1956 ha un suo fascino ma la realizzazione mi ha lasciato perplesso. La sensazione è che la milizia si diverta molto più dei rivoltosi per cui il gioco si riduce in giocare carte per spostarsi da una locazione all’altra e poco più. Gioco incompiuto per quanto mi riguarda.

DokmusGioco di piazzamento che ricorda un po’ Kingdom Builder. Astratto e piuttosto piatto nello svolgimento; i personaggi dovrebbero dare qualcosa in più al game play ma non tutti risultano utili in tutti i momenti della partita. La scalabilità non è perfetta in 3 giocatori.

Nine wordsGioco di maggioranze dalla bella grafica che però si riduce in uno “metto questa pietruzza là, sposto quella pietruzza qua”. Ambientazione inesistente e scalabilità da rivedere: in 3 giocatori è eccessivamente largo, in 6 credo risulterà un delirio di incontrollabilità.

GRAVEMENTE INSUFFICIENTE (sotto il 5 scattano i corsi di recupero)

ThunderbirdsNon un gioco propriamente nuovo ma comunque alla sua prima Essen ufficiale. L’autore di Pandemic torna con un cooperativo dai bei materiali ma dalle idee aride. Thunderbirds si rivela fin da subito povero di scelte ed estremamente ripetitivo, poi funziona, per carità, ma non è un motivo abbastanza valido per giocarlo.

World MonumentsEcco la Queen che conoscevo. Bei materiali e giochi insulsi, World Monuments è noioso dall’inizio alla fine. Carina l’idea delle diverse plance monumento da costruire, ma costruirle dà una fortissima sensazione di perdita di tempo.

Sail AwayGiochino di pirati con grafica colorata e materiali molto carini che però non funziona come dovrebbe. Il tutto si riduce in un piazzamento lavoratori privo di scelte con un’interazione diretta distruttiva e frustrante.

Raise of GobletLa delusione più grande della fiera per me. Mi aspettavo un party game divertente e mi sono trovato di fronte ad un gioco che non funziona. La prima parte del turno mantiene le aspettative risultando dinamica, caciarona e ambientata, ma dopo la dichiarazione del brindisi il gioco crolla su se stesso. L’ultimo giro di azioni e i poteri dei personaggi che si attivano prima di bere rendono inutile tutto ciò che è avvenuto prima, spazzando via la parte di divertimento che proviene dal cervello.

ScubaIn questo titolo c’è solo l’idea, manca completamente il gioco. C’è una sola strategia utile annegata da un modo di collezionare i punti talmente macchinoso da rivalutare la burocrazia italiana. Un’occasione persa da una casa editrice improvvisata.

Revenge of the DictatorsEd eccoci arrivati al gioco più osceno di questa Essen. Non credevo che nel 2016 si potesse ancora concepire un gioco di questo tipo. Il turno è un susseguirsi di tiri di dado completamente a caso e carte da giocare per fare sfregi gratuiti agli avversari. Tutto questo in  un titolo che non è né un party game né un filler. Quando, dopo 30 minuti di tentativi, un giocatore è riuscito ad ottenere il suo primo obiettivo, il bonus obbligatorio è stato: cambia posto con un altro giocatore. Il gioco fuori di testa. Nel senso peggiore del termine.

Di solito questo genere di articoli si conclude con l’elenco dei giochi comprati dall’autore del report con annesso relativo prezzo, però sinceramente non vedo per quale motivo dovrebbe essere interessante sapere cosa ho acquistato. E anche dichiarare il mio stato patrimoniale indicando le spese non rientra tra le mie priorità. Poi ci sarebbe anche la classica frase ad effetto finale per dichiarare amore eterno alla fiera, ma credo mi risparmierò anche quella. Si capisce da quanto è lunga la lista di titoli provati che per un appassionato di giochi da tavolo la fiera di Essen è un evento imperdibile. Ci vediamo lì il prossimo anno.

2 Commenti a Essen Spiel 2016: report d’inchiostro

  1. ciaup ha detto:

    Finalmente leggo un ottimo commento post essen! Ah ma l ha scritto ditadinchiostro??? Ah che bello finalmente soo riuscito a leggere un suo post per intero XD

  2. ditadinchiostro ha detto:

    Per amor di completezza: ieri ho riprovato ‘Round House’, stavolta con le regole corrette. Il gioco gira in maniera perfetta, la meccanica di selezione delle azioni è un mix di tattica e strategia giocando in 3 giocatori. Interessante la scalabilità che cambia radicalmente il modo di giocare al variare dei giocatori. La tabella dei punti risulta leggermente estranea alla partita ma in definitiva mi è parso un ottimo German, assolutamente da giocare se non si teme l’astrattezza. Sono curioso di riprovarlo per valutare le possibili strategie. Nella mia graduatoria sale a livello “Buono”, diciamo tra ‘Not Alone’ e ‘The Arrival’.

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