Fate of the Elder Gods: ancora una volta Lovecraft

Di Alberto “Doc” Fate of the Elder Gods

Mentre si continuano ad apparecchiare tavole di giochi, cimentandosi con i recenti acquisti di fine anno, continuo nella mia personale ricerca del “cosa mi sono perso” mentre mi occupavo di quanto avremmo visto alle fiere d’autunno. Guardando ai recenti Kickstarter conclusi con successo sono incappato in un classico titolo che Maledice comprerebbe semplicemente per l’ambientazione, mi riferisco a Fate of the Elder Gods che ovviamente non può avere come argomento se non l’amato Lovecraft.
Ma sarà davvero un titolo per i suoi denti? Scopriamolo.

Il tema come avrete capito è quello classico dei grandi antichi che abbiamo già incontrato in altri diversi titoli (giusto per citarne alcuni vi dico Cthulhu wars, Cthulhu realms; Pandemic Cthulhu, Kingsport Festival, etc..), ultimamente diventati quasi una moda pari a zombie, pirati e altri inflazionati argomenti. In questo caso saremo a capo di un culto e come potete immaginare il nostro scopo sarà quello di evocare il nostro grande antico per portare la distruzione e la conseguente fine del mondo. Ovviamente però dovremo essere i primi a farlo utilizzando tutti gli strumenti in nostro possesso come artefatti, incantesimi, il dono del dio ed evitando al tempo stesso i caparbi investigatori che cercheranno di intralciare le attività di tutti i giocatori chiudendo i portali da noi creati.

Scopo del gioco sarà infatti raggiungere il livello 9 sul tracciato di evocazione prima degli altri culti e prima che gli investigatori riescano a salvare l’umanità.

Fate of the Elder GodsPer raggiungere tale obiettivo ogni giocatore durante la partita cercherà di aiutare il proprio culto utilizzando una mano di incantesimi principalmente in due modi: utilizzare i simboli astrali per muoversi attorno alle locazioni della plancia-orologio che raffigura vari luoghi della ben nota Arkham, oppure utilizzare tali simboli su di una colonna astrale per rendere pronto un incantesimo. Gli incantesimi così preparati possono poi essere lanciati in qualsiasi momento.
Muovendosi nelle varie locazioni della plancia di gioco, i culti hanno la possibilità di attivare svariate abilità come utilizzare gli artefatti al museo o ricevere il dono del proprio dio sulla casella Cerimonia. Più cultisti sono presenti in una locazione, maggiori e più potenti sono le abilità a cui si può accedere. Ma attenzione perché le zone con troppa attività attirano l’attenzione degli investigatori scatenando effetti negativi come raid nella loggia del proprio culto o la sottrazione si segni dell’antico del vostro culto. Se gli investigatori ne conseguono troppi avranno le informazioni per salvare il mondo e saranno loro a vincere la partita.

 Fate of the Elder Gods a mio avviso sa di “già visto” in particolare per i sopracitati Cthulhu wars e Kingsport Festival. L’ambientazione temo derivi più da quanto possiamo leggere sui materiali che sua effettiva aderenza delle meccaniche con il tema. In particolare la struttura della plancia è chiaramente astratta e solo un pretesto per delineare 6 luoghi dove far accedere i giocatori a determinate abilità. Anche dal punto di vista delle meccaniche, nulla di particolarmente originale. Certo il mix potrebbe risultare una buona amalgama visto che abbiamo piazzamFate of the Elder Godsento e controllo territorio con gestione della mano di carte e uso di abilità di diversa forza. Ma la sola presentazione del titolo non può trasmettermi molto di più a riguardo in quanto non so esattamente con che genere di incantesimi e artefatti possiamo avere a che fare e che tipo di abilità si possano scatenare o meno. E’ un gioco che in definitiva, per come è strutturato, necessita di essere provato anche solo per farsi un’idea di base. Personalmente non mi ha suscitato grandi emozioni dopo quanto vi ho riassunto qui sopra, ma lascio sempre aperta la porta perché magari qualche bella sorpresa la potrebbe nascondere. In ogni caso la scopriremo nel 2017.

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