Pandemic Bloggers – I blog al tempo degli zombie

di Max ‘Luna’ Rambaldi – Pandemic Bloggers
Non è una recensione per vecchi.


Anno 01
 – In principio nessuno ci fece caso.
Si girava per fiere all’epoca microscopiche a maneggiare scatole, immersi in nuove esperienze ludiche attirati dai colori e dalla promessa di nuovi passatempi da portare a casa come trofei. Nessuno ci faceva caso ma, perfettamente uguali alla folla, essi camminavano. Ancora non davano segni di mutazione, eppure il contagio era già cominciato.

Anno 09 – Erano pochi, distanti. Dislocati ai capi opposti del paese, vivevano ognuno la propria vita, ma ormai certi di non essere unici. Agivano di nascosto, celati da nickname, leggendo gli uni i resoconti degli altri. Iniziavano a cercarsi..

Anno 17 – Nuove fiere, praticamente un’altra epoca.
Ormai dimentichi del duo Risikopoly, si andava in gruppetti ai raduni dove prima si transitava da soli, come bestie rare alla ricerca di un simile con cui scambiare almeno un’occhiata. Ci si sedeva a giocare con amici e sconosciuti, che diventavano nostri alleati o mortali nemici per il tempo di una partita. Poi via, sconosciuti come prima.
Loro erano lì. Toccavano scatole, sedevano ai nostri stessi tavoli, apparentemente spinti dal nostro stesso impulso a giocare per il gusto di passare il tempo.
Però qualcosa del loro approccio stonava. Una domanda di troppo su cosa ne pensavano gli avversari delle meccaniche. Una comparazione eccessiva con altri titoli. Il fatto stesso non li chiamassero semplicemente giochi. Ma erano ancora macchioline innocenti sul dorso della mano, nulla più di un prurito.

Anno 21 – L’anno dell’anomalia.
Uno di loro venne avvistato vagare per Lucca, apparentemente uguale a tanti altri. Aria svagata, t-shirt da nerd. Una telecamera alla mano. Il primo contatto, con quella domanda innocua, “Scusate, posso riprendere finché giocate?”

Anno 24 – L’aria del cambiamento era palpabile. Le fiere venivano prese d’assalto dalla grande massa. Sempre più persone, accalcate tra corsie fatte di fustelle. Il morbo si diffondeva con la velocità del passaparola, e quanto più aumentava il numero di giochi da tavolo, tanto più aumentavano di numero e prendevano coscienza di loro stessi. Scrivevano, divulgavano. Per lo più si trattava di cose semplici. Qualche tutorial, recensioni dettagliate, di tanto in tanto l’invito a questo o a quell’evento ludico.

Nei luoghi d’incontro era svanito lo stupore dei giocatori di fronte a cineprese e domande. Anzi, iniziavano a chiedere consigli sui titoli più appetibili, sulla scalabilità, sui nuovi arrivi. Alcuni di loro, riconoscendosi, si riunirono in piccoli gruppi. Fu allora che fu palese quello che stava succedendo. Gli scienziati già da tempo studiavano l’infezione, si chiamava B109. Ma per noi, che solo allora ci rendemmo conto dell’ascesa a cui stavamo assistendo, erano semplicemente Bloggers.

Anno 25 – L’epidemia era scoppiata, come un fuoco acceso dalla benzina della rete.
Contatti, smartphone, spam e condivisioni. Le possibilità che un giocatore casuale venisse contagiato avevano raggiunto percentuali spaventose. Non passava giorno che non nascesse un nuovo blog di giochi da tavolo. E tutto si riversava da uno schermo all’altro, senza possibilità di arginamento.
Novità, apertura in anteprima di scatole di cui si sapeva tutto, dal numero di componenti al peso dell’autore. Ogni token analizzato, ogni cubo comparato. Regolamenti dissezionati alla ricerca del cuore, della meccanica perfetta.
Vlog. Turni al volo. Classifiche su classifiche, classifiche di classifiche, top 10 delle classifiche. Si cercava un mezzo per limitare o almeno rallentare la malattia, ma sembrava che col passare del tempo non facesse che rafforzarsi.

Il virus si era evoluto.
Se in principio il periodo di latenza durava anni, ora bastavano una manciata di partite a qualche filler per trasformare un giocatore non immune in un blogger accanito, massimo esperto. La scienza non era riuscita a sconfiggere il morbo, tuttavia si credeva che se ne potessero attenuare i sintomi. Per un certo periodo vennero ammansiti con like, prototipi da testare per tenerli occupati, a volte qualche scatola in omaggio in cambio di recensioni positive.

Però il B109 non si voleva lasciar addomesticare. La malattia era mutata, rapida, inclemente, e ora anche aggressiva. Mieteva vittime portando i malati a una rapida follia. Li riconoscevi dagli occhi.. Nuovi video ogni 5, 3, 2 giorni. Non erano mai abbastanza. Poche visualizzazioni. Poca monetizzazione. Scrivevano allora, tra blog dove le notizie si perdevano tra banner e link promozionali. Parlavano tutti degli stessi giochi, all’unisono. A volte con parole nemmeno loro..
Avevano smesso di cercarsi e fare branco, erano diventati predatori solitari. Si presentavano agli stand delle fiere armati di liste e loghi di riconoscimento, pretendendo scatole e regalie, perché loro non erano giocatori come gli altri. Erano blogger, ed erano il bello e il cattivo tempo. Provavano i giochi e ne influenzavano il destino, o almeno così si pensava.

Oggi – La pelle prude ancora a volte, ma non tanto. E poi mi fido degli immunologi.
Ci hanno detto che la cura sono i giochi stessi. A cadenze regolari ci troviamo assieme per malmenarci a suon di critici e prenderci in giro. Non perché bisogna provare un gioco. Non per averne per forza un’opinione. Solo per non essere soli.
Le dita mi tremano finché termino un editoriale; le unghie bordate di rosso. Ma sono fiduciosa che passerà. Deve passare.

 

Anno 0.
Dietro occhiali spessi, contemplava il pacco: un imballo preciso. Estrasse con cura ciò che attendeva da mesi e passò i polpastrelli sulla superficie liscia del suo acquisto d’oltreoceano. Per una volta sarebbe stato il re della festa, con quel nuovo gioco di società, mettendo finalmente all’angolo suo cugino e il suo dannato trivial. La mano ebbe un fremito. Chissà. Magari avrebbe potuto anche recensirlo..

 

 

 

Autori delle immagini – Pandemic Bloggers

by Brett Parson

Europa and the traveler by Miko Maciaszek

The Wolf Knight by Sachin Teng

by Mike Bautista

Ghost Boy Digital by Alice Conisbee aka Aqua Crown

2 Commenti a Pandemic Bloggers – I blog al tempo degli zombie

  1. Lupigi ha detto:

    Standing ovation di millanta minuti!

  2. Makrame ha detto:

    E’ un po’ la storia di internet a prescindere dal tema dei blog-vlog o quel che è…. certo è che oramai ci sono dei “””siti””” che sul serio fan voglia di impugnare adblock e dare fuoco a tutto e vedere se restano delle notizie in mezzo alle marchettate….

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