Sagrada – Recensione

Sagrada

| Impressioni

Sagrada - DadiLa cosa che affascina a prima vista di Sagrada sono sicuramente i dadi: piccoli, semitrasparenti e, soprattutto, tanti. Un piacere per gli occhi e anche per il tatto soprattutto quando si infila la mano nel sacchetto per estrarli. Anche le plance giocatore, quelle dove si inserisce la carta schema, sono ottimamente realizzate. Sono così spesse da poter essere utilizzate come oggetti contundenti, molto bella anche la scelta di colori sebbene il motivo della grafica sia astratto. Le carte sono di buon spessore, le carte utensili sono decisamente anonime ma molto esplicative e leggibili. Ottimi materiali quindi.

Sagrada è sicuramente un astratto, ma due righe in più di ambientazione le potevano mettere. Parlare un po’ della Sagrada Família, giusto qualche informazione per suscitare un po’ di curiosità. Ho apprezzato molto che le carte utensili riportino i nomi di veri utensili, dal “Tampone diamantato” al “Diluente per pasta salda” passando per il “Lathekin” e la “Taglierina circolare”. Così come è un bel dettaglio che le carte schema riportino i nomi delle vetrate: “Aurora Sagradis”, “Via Lux”, “Fulgor del Cielo”, “Symphony of Light”, ecc. Ma mi sono dovuto informare da solo perché nemmeno questi dati sono lontanamente citati nel regolamento.

Il regolamento di Sagrada di sicuro gode del fatto che il gioco è decisamente semplice. Si compone di 4 facciate di foglio A4 esatte, anzi, meno perché la prima facciata è dedicata a componenti e panoramica. Si legge in 10 minuti, pieno di immagini ed esempi e non lascia dubbi. C’è solo un errore nella mia edizione in cui non scrive quante carte utensili mettere scoperte durante il set up, ma l’immagine parla chiaro.

Sagrada - Carte schemaAl primo impatto Sagrada ricorda molto il Sudoku per i vincoli numerici al piazzamento dei dadi. Ma in realtà questa prima impressione è sbagliata, la risoluzione del puzzle in Sagrada non è tanto quella di completare lo schema, ma quella di massimizzare il punteggio dato il proprio obiettivo privato e quelli pubblici. Questo può sembrare contro intuitivo e pure un po’ contro l’ambientazione se ci riflettiamo bene, ma è uno degli aspetti più interessanti del gioco. Tenete conto che più dadi piazzate sulla vostra vetrata più diventerà complicato piazzarne altri (cuore del gioco e meccanica che mi prende molto), al punto che l’utilizzo di almeno un utensile prima o poi è doveroso. Questo stesso meccanismo però evidenza, a mio parere, il principale difetto di Sagrada, ossia che scegliere una vetrata più complicata non dà poi quel boost in più in termini di punteggio che ci si aspetterebbe. È vero che maggiore è la difficoltà di una vetrata più segnalini favore avrete a disposizione, quindi maggiore flessibilità, ma è anche vero che non solo avrete maggior vincoli, ma saranno pure più pesanti (per esempio in Firmitas i vincoli sui colori sono solo relativi ai dadi viola); questo implica un maggior utilizzo di utensili rispetto ad un giocatore che scegli una vetrata più semplice, che di solito presenta oltra vincoli più vari anche 3 spazi non vincolati in più di una vetrata semplice. Certo, se siete bravi utilizzerete pochi segnalini favore, ma non sono questi la principale fonte di punti del gioco. Riguardo alle fonti principali di punti vittoria, c’è sicuramente uno sbilanciamento di punteggio tra gli obiettivi pubblici e quelli privati, cosa che ci può anche stare a livello di meccanica, ma gli obiettivi privati sono tutti del tipo punti per i valori di dadi di un dato colore, una maggiore varietà o degli obiettivi più “appetitosi” da litigarsi con gli avversari avrebbero dato una marcia in più, sempre secondo me. La fortuna è sicuramente presente, capita spesso che il dado che vi serve non abbia il valore che vorreste, e aumenta con il diminuire del numero di giocatori. Questo perché in 4 utilizzerete tutti i dadi, mentre in 2 o in 3 ne estrarrete solo alcuni con una diversa distribuzione dei colori: pensate se il vostro obiettivo riguardasse i dadi verdi e guarda caso in una partita fossero i meno estratti. La meccanica di base risulta comunque immediata ed elegante e la “risoluzione” del puzzle è tutt’altro che banale. In particolare anche passare il turno, sebbene non sembri, può avere un senso: se si è particolarmente temerari si può decidere di non piazzare un dado, prendere un punto negativo, ma mirare a qualcosa di migliore nei turni successivi. Le carte utensile mi sembrano tutte abbastanza bilanciate, il loro valore aggiunto nell’utilizzarle nella maggior parte dei casi è una questione di timing: anche se i segnalini favore non sono la principale fonte di punti (in tutte le partite fatte non hanno mai fatto la differenza per la vittoria), comunque conviene non sperperarli e capire qual è il momento giusto di utilizzare le carte contro la possibilità di spendere un segnalino in più per guadagnarne gli effetti benevoli. Inoltre alcuni utensili, in particolare quelli che permettono lo spostamento dei dadi, sono sicuramente più utili quando la vetrata è ancora abbastanza spoglia.

Sagrada è piuttosto solitario. Le principali fonti di interazione sono indirette e riguardano i dadi e le carte utensile. I dadi perché un avversario potrebbe rubare proprio il dado che vi serve, le carte utensile per vedervi costretti ad utilizzare un segnalino favore in più se non le utilizzate per primi. Ma sono interazioni più casuali che realmente pianificate e volute. La vedo davvero difficile decidere di utilizzare un utensile per essere i primi o prendere un dado non perché serve assolutamente ma per creare problemi ad un avversario. In particolare, riguardo a rubare i dadi, è una pratica che si può eseguire ogni tanto in due giocatori, quando è facile seguire cosa fa l’avversario e intuire che obiettivo privato possiede, cosa piuttosto semplice. Ma perseguire una simile strategia, più di qualche sporadica occasione, mi sembra poco fattibile dato che comunque si deve seguire il proprio obiettivo e la propria carta schema (soprattutto dato il fatto che in genere conviene riempire prima gli spazi vincolati di quelli liberi).

Le carte schema e le carte utensile sono tante e offrono sfide diverse che dovrebbero mantenere alto il livello di interesse nel tempo. Peccato che gli obiettivi privati siano pochi, banali e tutti uguali, si poteva decisamente fare di meglio su questo fronte. Comunque la longevità di Sagrada risente solo marginalmente di questo problema degli obiettivi privati e secondo me il gioco appassiona anche dopo lunghi periodi di tempo.

Sagrada - SolitarioIl problema principale della scalabilità è dovuto alla diversa distribuzione dei colori durante l’estrazione dei dadi il che mi spinge a consigliarlo per 3 e 4 giocatori. Ho provato pure la versione in solitario, dove si deve superare un punteggio dato dai dadi che non vengono utilizzati durante il turno. In questa versione non si utilizzano i segnalini favore e scegliere una vetrata di difficoltà maggiore rappresenta solo una sfida contro se stessi. Ad ogni turno si estraggono 4 dadi e se ne scelgono 2. Mentre le carte utensili, disponibili in numero dipendente dal livello di difficoltà scelto, si attivano scartando un dado tra quelli estratti. I dadi rimasti vengono piazzati sul contatore del turno, e dopo 10 dadi si procede al calcolo del punteggio. Sicuramente si aumentano le possibilità di scelta consentendo anche un controllo su quali dadi tenere, quali utilizzare per gli utensili e quali piazzare per aumentare il punteggio da battere, ma si sente davvero troppo il peso della fortuna secondo me.

| Conclusioni

Sagrada è sicuramente stato uno dei titoli più attesi dell’anno scorso, almeno per quel che riguarda la localizzazione in italiano. Ha goduto di un forte hype e a mio parere a ragione, la meccanica mi piace davvero molto, elegante e controintuitiva, e il titolo è decisamente appagante per gli occhi e il tatto. È sicuramente un ottimo gioco introduttivo, anche grazie ai materiali, con cui è piuttosto semplice convincere un neofita a provarlo, ma sono abbastanza sicuro che tutti, neofiti e non, cercheranno alle prime partite di terminare la vetrata piuttosto di massimizzare il punteggio. È la cosa più immediata ed intuitiva da fare. Anche per questa particolarità del tipo di sfida che offre non mi sento di definirlo filler nonostante la breve durata. Credo che il suo principale antagonista sia sicuramente Azul, ammetto che il titolo a sfondo portoghese presenti una meccanica di gioco con meno “ombre”, ma personalmente i dadi di Sagrada e il rompicapo che presenta me lo fanno preferire.

Materiali di primissimo ordine. I dadi sono tanti e bellissimi.

Non trovo particolare valore strategico a scegliere una vetrata molto complicata rispetto una semplice.

Meccanica elegante e puzzle non banale e intuitivo da “risolvere” con difficoltà che progredisce man mano che si piazzano dadi.

Obiettivi privati tutti dello stesso tipo, monotoni, facili da indovinare quelli degli avversari e danno troppi punti rispetto a quelli pubblici.

Carte utensili tutte piuttosto bilanciate tra loro, importante valutare il momento giusto in cui utilizzarle.

Peso della fortuna già elevato e che aumenta col diminuire dei giocatori.

Elevata longevità dovuta a un buon numero di utensili e carte schema.

Un po’ solitario.

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