Author Archives: Canopus

Spiel'18

Spiel’18 – Live Blogging da Essen

di Gioconauta

Arriva ottobre e come ogni anno con la fine del mese si chiude quello che potremmo definire l’anno ludico. Il perché è presto detto, arriva lo Spiel’18. Di che si tratta? È la fiera dei boardgame, per eccellenza, a livello internazionale e planetario, che concentra la maggior parte delle novità del mercato. Snoccioliamo qualche numero per dare l’idea del fenomeno: nel 2017 ha contato 182.000 visitatori e quest’anno saranno presenti 1.100 espositori, da 51 nazioni, concentrati in 72.000 metri quadri. Ma cosa significano questi numeri? In realtà ben poco, danno solo le dimensioni di un evento che si traduce con una sola parola, GIOCARE! Giocare a titoli di ogni genere da ogni parte del mondo, trovare l’editore italiano come quello malese o messicano; giocare a novità, titoli che vedremo nel nostro paese dopo un mese come mai, perle rare in grado di stupire e provabili solo lì (ogni anno becco sempre almeno un titolo che mi ispira senza possibilità di localizzazione o anche solo recupero nel nostro paese), possibilità di vedere il prototipo dalla meccanica assurdamente originale come il futuro vincitore dello Spiel de Jahres (gioco dell’anno tedesco); giocare con chiunque, dal connazionale incontrato per caso e l’appassionato che si è fatto 20 ore d’aereo per venire almeno una volta allo Spiel. Laggiù, ad Essen, nel cuore della Renania Settentrionale, dal 25 al 28 ottobre, verosimilmente più di 180.000 appassionati sfogheranno la loro passione ludica in un evento annuale senza eguali almeno in Europa. Sarà accompagnato come ogni anno da esaltazioni, magari per aver provato il titolo che “da solo merita il viaggio”, e da delusioni, il gioco che si desidera ardentemente andato sold out in poche ore di fiera. Tutto questo e molto di più è lo Spiel. E noi Nauti? Ovviamente ci saremo. Affronteremo con pazienza e coraggio i 1.100 km che ci separano dalla “capitale del gioco” in andata e in ritorno, inarrestabili, implacabili e non so quali altre parole con la i… e potrete seguirci come ogni anno tramite il nostro inimitabile, istantaneo, e non so ancora quali altre parole con la i, Live Blogging. La novità di quest’anno è che ci seguirà fisicamente il nostro Maledice, nella speranza di trovare american interessanti in Germania (sembra un po’ un controsenso) e la nostra Max Luna, intenta a sperimentale sul campo il suo tedesco. Si unirà quindi anche il loro commento ai nostri pensieri istantanei di quel che proviamo, vogliamo e, spesso, bramiamo con ardore e furia omicida figurata. Montate in carrozza, si parte!

The Lost Expedition - fonte: bgg

The Lost Expedition – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

The Lost Expedition parla della spedizione di Percy Harrison Fawcett in Sud America, verso la città di Z, che si ritiene essere uno dei nomi di El Doardo. Ora, sarò poco colto io, ma prima di leggere il regolamento di questo titolo, non sapevo chi fosse questo Fawcett o cosa fosse la città di Z, quindi, anche se come cosa sembra molto autoreferenziale per il nostro hobby, direi che è un ennesimo esempio di come il gioco da tavolo e di società non sia solo allenamento per la mente ma anche una opportunità di arricchimento culturalmente. Frutto della creatività di Peer Sylvester, co-autore di Wir Sind Das Volk!, e illustrato magnificamente (secondo me) da Garen Ewing, è pubblicato dalla Osprey Games, nota in questi giorni anche per Sakura, e presto nel nostro bel paese grazie a Giochix. The Lost Expedition è un titolo di sopravvivenza dalle molteplici modalità di gioco: cooperativo, solitario e uno contro uno. La meccanica di gioco è tanto semplice quanto elegante, avrete delle carte in mano che rappresentano le difficili situazioni che potrete incontrare nel caso voleste attraversare la foresta pluviale all’epoca di Fawcett (intorno al 1925) e sarete voi a scegliere che sfortunati eventi incontrare giocando le carte dalla vostra mano per comporre il percorso del vostro team verso la città di Z. Come dicevo un sistema di gioco semplice e accattivante, oltre ad una gran cura per l’ambientazione. Ma andiamo verso la città di Z sperando di fare una fine molto migliore di Fawcett.

Pocket Mars - Cover italiana

Pocket Mars – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

È un’idea molto romantica pensare che alcuni temi possano comportare una risonanza di pensiero a livello quasi globale, influenzando molteplici settori, dall’arte alla tecnologia, passando anche per realtà più piccole come il settore dei boardgame (che per me ha molto di artistico). Ha qualcosa di rassicurante, quasi dolce, pensare che il fioccare di titoli relativi alla colonizzazione di Marte negli ultimi due anni (Terraforming Mars, First Martians, Martians: A Story of Civilization, Mission to Mars, giusto per citare i più famosi) possa essere non solo il frutto di un processo di emulazione o ispirazione, ma anche il riflesso generale di un risvegliato interesse a tutto tondo per il pianeta rosso (non a caso in questi ultimi due anni è stato pubblicato pure un documentario del National Geographic dal titolo Mars che ha avuto un certo riscontro). Sarebbe altrettanto meraviglioso se quando leggo il titolo di questo gioco, Pocket Mars, non pensassi ad una mini barretta di cioccolata e mou con la densità della malta. Sono proprio arido dentro… o forse no, magari capita anche a voi! Ma tornando al nostro Pocket Mars, il titolo da già un’indicazione: una scatola piccola per un grande contenuto, o almeno parlare di Marte da questa aspettativa. Edito dalla Board&Dice, che di titoli con una piccola scatola ne sa qualcosa grazie ad InBetween, frutto della mente polacca di Michał Jagodziński, che ultimamente ha fatto parlare di sé per il solitario print&play A4 Quest, che di recente ha avuto successo con una riedizione kickstarter e di cui spero poter parlarne al più presto, e portato in Italia da MS Edizioni. Pocket Mars, rapido gioco di carte e di posizionamento cubetti, confesso che è stata davvero una grande sorpresa, e qui spero di avervi incuriosito abbastanza per farvi continuare a leggere… quindi in partenza per Marte!

Play 2018 - fonte: sito dell'evento

Play 2018 – Live Blogging dell’evento

di Gioconauta

Ormai è un appuntamento sicuro ogni anno, come il compleanno o ferragosto, sto ovviamente parlando del nostro Live Blogging dell’evento modenese ludico per eccellenza, la Play. Quest’anno di ben tre giorni, dal 6 all’8 aprile, presso il quartiere fieristico di Modena. Non vi annoierò con numeri di persone e metri quadri, di editori e giochi, se sei un neofita ti basta sapere la Play è il più grande evento italiano dedicato al nostro hobby (ci sarebbe anche Lucca Comics&Games che sicuramente la supera per spazi e affluenza, ma è decisamente meno focalizzata sul gioco da tavolo). E anche quest’anno noi Gioconauti ci saremo, tutti e tre i giorni, compreso il venerdì mattina che sarebbe all’evento per solo gli operatori del settore, e vi faremo sapere tutto in tempo reale: spiegazioni si cosa proviamo, foto e, soprattutto, le opinioni. Buona lettura e se ci vedete girovagare per i padiglioni fermateci per un saluto.

Flash corner

Flash News Corner #25: notizie in breve dal mondo ludico

di Gioconauta

A ridosso della Play (dal 6 all’8 aprile, ricordatevelo) le nostre usuali Flash News continuano ad essere obnubilate dall’appuntamento ludico modenese per eccellenza. Bando alle ciance e buttatevi subito sulla lettura, conosciamo bene la vostra sete di notizie… soprattutto se sintetizzate e ben commentate. :-)

Deadland - fonte: bgg

Deadland – Recensione gioco in scatola e fumetto

di Davide “Canopus” Tommasin

“Ancora zombi!” è il primo pensiero che ho avuto quando mi sono trovato davanti Deadland, e avevo torto! I motivi sono principalmente due: Deadland fa parte di un progetto più ampio che coinvolge l’affiancamento con un albo a fumetti, cosa che mi ha incuriosito molto, e presenta alcuni aspetti nella meccanica di gioco che mi hanno davvero entusiasmato, in particolare la propagazione dell’epidemia zombificatrice. Ma venendo per ordine, Deadland è un prodotto tutto italiano, pubblicato da Giochi Uniti, che ci catapulterà nella ridente cittadina di Dearland, ora ribattezzata Deadland dato che il 99% degli abitanti sono stati tramutati in non morti, ad aspettare che i soccorsi rispondano alla radio con un messaggio carico di speranza. Il titolo è quindi un cooperativo, che muta in semi-cooperativo nel momento in cui uno o più giocatori diventano degli zombi e iniziano a remare per la fazione opposta… il tutto in continui tentativi di “scansione” dei diversi mazzi di carte che compongono il gioco. Vi ho incuriosito abbastanza? Proseguiamo…

Kill Doctor Lucky - fonte: bgg

Kill Doctor Lucky – Recensione

di Franz “riivaa”

Kill Doctor Lucky è un gioco per 2-8 giocatori della durata media di 45 minuti, frutto della fantasia di James Ernest. La prima pubblicazione del gioco risale al 1996, ma l’edizione della Giochi Uniti che teniamo oggi tra le mani è da considerarsi come il risultato di una riuscita campagna di crowdfunding che risale al 2015 promossa dalla Cheapass Games, casa editrice fondata dal creatore del gioco.

Cloudmine - fonte: bgg

Cloud Mine – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

Sconsiglio di giocare a Cloud Mine con i vostri amici se non volete indagare troppo le loro menti, quello che scoprirete potrebbe non piacervi. Volete una motivazione a questa mia affermazione? Va bene, ma prima un po’ di informazioni di base. Cloud Mine è un titolo che si basa sull’osservazione delle nuvole e il far indovinare agli altri giocatori a cosa assomigliano, direi quindi che pesca a mani basse da quel filone di titoli deduttivi basati su immagini il cui capostipite ad honorem è l’intramontabile Dixit. Si tratta di un titolo completamente italiano, i cui autori sono Guido Albini e Martino Chiacchiera, quest’ultimo in particolare famoso per essere coautore della fortunata serie Deckscape e di 3 Segreti. La grafica del gioco è stata realizzata da Alan D’Amico, che tra i tanti successi potremmo elencare i robottoni di C.O.A.L. e i tentacoli di Kingsport Festival. Ora, D’Amico in questo titolo ha sicuramente dimostrato di essere un abilissimo illustratore anche disegnando semplicemente nuvole, cosa che ritengo non essere proprio semplicissima, e ha avuto la brillante idea di realizzarle quasi perfettamente simmetriche, come fossero le macchie del test di Rorschach utilizzato in psicologia. Pensateci, vorreste davvero sapere cosa vedono i vostri amici in quelle macchie e indagare l’abisso? A me è successo e abbiamo riso per un’ora, ma poi non siamo stati più gli stessi. Ovviamente scherzo, ma spero di avervi incuriosito…

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