Sezione: Recensioni

Kanagawa - fonte: bgg

Kanagawa – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

Per chi ha un minimo di dimestichezza con il mondo dell’arte, o una discreta cultura generale, il nome Kanagawa non suonerà di certo nuovo. La Grande Onda di Kanagawa è una delle opere d’arte giapponesi più famose del mondo, opera di Katsushika Hokusai, raffigura una immensa onda che travolge dei pescatori con sfondo il monte Fuji visto dalla prefettura di Kanagawa, appunto. Bruno Cathala (7 Wonders Duel, Kingdomino, Five Tribes, Cyclades, tra gli altri) e Charles Chevalier (Antarctica ed altri), dopo averci portati ormai tre anni fa (sembrano secoli) nelle profondità dei mari con Abyss, ci accompagnano nella scuola di pittura del maestro Hokusai nel tentativo di stupirlo realizzando l’opera più armoniosa. Per farlo dovrete ampliare le vostre competenze pittoriche e, ovviamente, dipingere un’opera. Per ottenere tutto questo avrete bisogno di prendere delle colonne di carte da una tovaglietta di bambù, decidere quali carte utilizzare per incrementare le vostre competenze e quali dipingere (beh, per modo di dire dato che sono xilografie) sulla propria tela, il tutto cercando di rispettare determinati “canoni estetici” per guadagnare diplomi e punti a fine partita. Ma ora prendete i vostri pennelli…

Conquista la Luna - fonte: bgg

Conquista la Luna – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

Dagli autori di Ta-Pum!, Fabien Riffaud e Juan Rodriguez, ecco un titolo particolare, Conquista la Luna, dove il nucleo del gioco sono… beh… scale con cui raggiungere la luna ovviamente. Ora, considerando scale di 5 metri e la distanza media tra Terra e Luna, servirebbero solo poco meno di 77 milioni di scale. Ho appena spogliato il titolo di tutto il suo romanticismo? Ops! Perché conquistare la luna con delle scale? Perché un tema simile per un gioco da tavolo? È una bella domanda a cui però non vi è risposta (letteralmente, il regolamento non lo dice). Di certo è un’immagine molto romantica e onirica, spesso utilizzata in filosofia e poesia… Asmodee ne ha fatto un gioco. Ma ora conquistiamo la luna!

Topiary

Topiary – Recensione

di Daniel “Renberche”

L’arte topiaria, per chi sa usare solo il decespugliatore in stile Conan il Barbaro è sempre qualcosa di affascinante. Al pari del marmo, ma in forma più ecologica, le sculture di questo tipo sono meta di turisti e curiosi. Riusciremo a disporli in modo tale da far vedere a questi il maggior numero di opere? Buona lettura!

New Angeles – Recensione

di Max “Luna” Rambaldi – New Angeles

Prima di iniziare, conscia che non tutti bramano i racconti pindarici, lascio una nota a fondo pagina con cifre, statistiche e numerini che piacciono tanto ai german. Per tutti gli altri, buona lettura.

New Angeles. E subito pensi a GTA, the Rock che ricuce faglie all’uncinetto e CSI. Uhhh-ahhhah. Uh-uh.
In teoria non avrei mai dovuto giocarci, a New Angeles. Ma le teorie che ci stanno a fare se non per essere screditate?

Alchemidus – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

Per chi ha partecipato negli ultimi anni alle edizioni dello Spiel, una delle fiere più importanti a livello mondiale dedicata ai boardgame, ormai una cosa sarà chiara, l’Asia si sta affacciando sempre di più al mercato dei giochi da tavolo. Oggi parlerò di Alchemidus, titolo di carte di origine nipponica che fa parte di una particolare cricca dei puzzle game astratti che potremmo definire “solitari di gruppo”. In genere, quando dico che un titolo è un solitario di gruppo, lo faccio per sottolineare un problema di interazione, in questo caso invece è un effetto voluto. In Alchemidus, come in altri titoli simili, i giocatori sono chiamati a risolvere mentalmente un puzzle, in questo caso definito da un insieme di dadi i cui valori dovranno essere modificati tramite delle carte, mentalmente, senza mettere mano ai componenti di gioco se non per dimostrare la fattibilità e l’efficienza della propria soluzione. Ne consegue che l’interazione è completamente nulla, se non per una questione di velocità di ragionamento, e il numero di giocatori è limitato solo da questioni di “ordine al tavolo”. Ovviamente, anche l’ambientazione è solo una scusante per introdurre la tipologia di enigmi da risolvere. L’autore è Shimpei Sato, ben più conosciuto per Onitama, gioco astratto che ha ottenuto un discreto successo recentemente. Ma bando alle ciance e andiamo a trasmutare…

Touria - fonte: bgg

Touria – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

C’è profumo d’amore e matrimoni nell’aria del regno di Touria, i due figli del re sono in età da marito/moglie e un “folto” numero di eroi si aggira per il regno per dimostrare il proprio valore e avere l’onore di chiedere la mano di uno dei due rampolli dal sangue reale. Per fare questo, però, prima dovranno costruirsi una dote e poi riuscire a trovare i tizi in questione dentro il castello, con il rischio di dover pagare dazi per ogni errore.

Ice Cool - fonte: bgg

Ice Cool – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin Ice Cool

Ice Cool, voluto gioco di parole per richiamare per assonanza il termine High School (scuola superiore), è stato una delle rivelazione per visibilità dell’ultimo Spiel, al punto da presentare, oltre ai tavoli dimostrativi alla AMIGO, anche un intero stand di grandi dimensioni nel padiglione principale. Senza tirare in ballo le classifiche, su cui personalmente non ho alcuna fiducia, posso dirvi che le copie che ho visto girare per la fiera non erano poche, che poi sia una questione di effettivo merito o di ottimo marketing sarà spunto di riflessione durante la recensione. Certo è che la sua fama è giunta fino al nostro bel paese dato che Oliphante ha annunciato da un po’ la localizzazione in italiano. Ice Cool è ambientato in una scuola per pinguini, fatto che spiega l’assonanza, e si basa su una meccanica che in questi tempi va molto di moda nei giochi di abilità: le schicchere (o flick per chi preferisce un termine più tecnico). La sua particolarità rispetto ad altri giochi di schicchere, giusto per fare qualche nome Flick ‘em up e Catacombs, è che in questo gioco non si colpiscono con l’indice dei dischetti ma delle miniaturine a forma di pinguini e “appesantite” sulla base, in modo che dopo il colpo tornino sempre perfettamente in piedi. Questa particolarità tecnica consente delle vere e proprie acrobazie come curve ad effetto, traiettorie a spirale e veri e propri salti per scavalcare pareti o altri pinguini (cliccate qui per stupirvi). Inoltre, il titolo utilizza l’intera scatola, più altre al suo interno, per costruire un’appariscente plancia di gioco dove si svilupperà una meccanica del tipo “prova e prendermi”, cioè un giocatore cercherà di colpire i pinguini avversari prima che questi riescano a completare una sorta di percorso. Vi ho incuriosito abbastanza? Continuiamo…

Dalek Dice - fonte: bgg

Dalek Dice – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin Dalek Dice

Quando sulla copertina di un gioco vedo i nomi Maggi e Nepitello confesso che mi viene un certo brivido di terrore mentre alla memoria mi tornano titoli a cui non ho saputo resistere e che poi dentro la scatola invece del regolamento ci trovavo trattati di fisica quantistica. Non dico che fossero “giochi brutti” ma solo “giochi complessi” che potrebbero mettere in difficoltà giocatori di livello hardcore. Mi riferisco soprattutto a Marvel Heroes, Age of Conan e, il più recente ma ammetto anche meno complicato, Venetia. Ma dato che sono un grandissimo fan del Doctor Who (la serie nuova, non quella classica… mea culpa), quando passeggiando per Essen ho visto lo stand della Cubicle 7 Entertainment che era pieno zeppo di immagini delle varie incarnazioni del Dottore e dei suoi nemici più agguerriti (oltre che delle sue compagne) non ho saputo resistere e ho fatto man bassa delle due novità che presentavano, tra cui questo Dalek Dice. Per fortuna, il gioco non appare per nulla complicato (anche perché se riuscivano a realizzare un hardcore game con solo 10 dadi erano davvero dei geni) anzi, direi che le meccaniche sono al limite del banale. Ovviamente, immagino che molti lettori non sappiano molto del Doctor Who e dei suoi nemici più pericolosi (e che personalmente adoro), i Dalek… spenderò qualche parola nel paragrafo ambientazione.

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