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Miniboard #17: Level9

di Luca”Maledice”

Gioco astratto che alla fine mi ha sorpreso un po’ tutti. Il gioco si compone di tessere letteralmente a forma di numeri. I giocatori dovranno piazzare a formare una struttura a livelli dove la tessera superiore deve poggiare su almeno due tessere diverse. Fine partita, ossia quando sono piazzate tutte le tessere, ogni tessera vale tanti punti quanto il suo valore per il livello in cui si trova (tenendo conto che il primo livello vale 0). Filler dinamico presentato dalla dVGiochi ecco le nostre  impressioni….

Cacao – Recensione

di Davide “Canopus”

Ok, confesso che uno dei motivi per cui mi sono avvicinato a questo gioco era per il titolo, dato che sono un grande appassionato di cioccolato, e per l’aspetto estetico che ha qualcosa di Carcassoniano, gioco che apprezzo molto. Novità del 2015, di quel Walker-Harding già autore di Sushi Go!, e pubblicato da Abacusspiele, marchio sinonimo di titoli con meccaniche eleganti e regolamenti chiari, che vengono incontro a tutti i gusti (da Hanabi ad Africana, da Zooloretto a Race for the Galaxy, dallo storico Torres e alle versioni tedesche di Anno Domini e Bang!). Ma di cosa stiamo parlando? Faremo la figura dei cioccolatai? Ma proprio per nulla! Come si evince già dalla copertina, saremo trasportati nel Sud e Centro America, verosimilmente all’epoca dei Maya o degli Aztechi, chiamati a far prosperare il nostro villaggio raccogliendo e vendendo semi di cacao. Nel farlo costruiremo letteralmente una “scacchiera” di tessere alternate tra giungla e capanne con lavoratori, nel tentativo di guadagnare oro dalla vendita di semi di cacao, esplorazione di miniere, ecc. Tutti gli elementi per un titolo semplice ma per nulla banale, che garantisce un’esperienza ludica molto soddisfacente anche per i degustatori più raffinati. Ma la domanda che si pongono tutti: questo gioco sa di cioccolato?

Hanabi – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Chi non conosce Antoine Bauza probabilmente è nuovo dell’ambiente. Giusto per i neofiti, stiamo parlando di un autore molto prolifico e che può vantare nel proprio curriculum un vero mostro sacro tra i boardgame, ovvero 7 Wonders, a questo si affiancano una serie di titoli di un certo successo che gli hanno portato una certa fama, come Takenoko, Tokaido e The Little Prince. Con Hanabi l’autore riesce a replicare una parte del successo ottenuto con 7 Wonders grazie alla recente vittoria del Spiel des Jahres 2013 (cioè gioco dell’anno 2013 in Germania), evento che ha portato con se una certa dose di polemiche. Polemiche che non sono poi così tanto infondate. Tenendo anche conto che ora il premio comprende sia la categoria dei giochi per famiglie che quella dei giochi per esperti, e anche che Hanabi è un filler cooperativo davvero molto carino alla base del quale vi è una meccanica di gioco originale e abbastanza coinvolgente; comunque, dire che in un anno non sia uscito nulla di meglio per le famiglie mi pare un giudizio impietoso e inquietante! E, a mio parere, la stessa cosa vale per le altre 2 nomination, Augustus e Qwixx. Ma dato che sto parlando di Hanabi e non dello Spiel des Jahres chiudo qui il discorso. Hanabi prende ispirazione dalle meccaniche di un gioco che andava molto quando ero piccolo, ossia il poker indiano, dove ogni giocatore può vedere la carta di tutti tranne che la sua. Prima di partire con la spiegazione dettagliata, vi lascio con una curiosità: hanabi risale al 2011 dove venne pubblicato con scatola in metallo, è stato ristampato in occasione di Essen 2012 dove comparvero le fantomatiche carte jolly, le carte subirono un cambiamento da forma quadrata a rettangolare e la scatola passò dal metallo al cartoncino. Ora, con 4 o 5 eurini in più potrete trovare anche una versione “lussuosa” del gioco con scatola in metallo e carte nuovamente quadrate. Buona lettura!

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