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Clash of Cultures – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

L’autore danese Christian Marcussens per me è un po’ una sorpresa nel mondo dei boardgame. Al suo primo tentativo come game design fa un botto incredibile con il famosissimo e molto apprezzato Merchants&Marauders, ora, a 2 anni di distanza, propone il suo secondo titolo, un gioco, a mio parere, molto interessante, profondo e ben strutturato, Clash of Cultures. Il gioco è un 4X, una categoria che ha preso piede molto rapidamente negli ultimi anni tra gli appassionati, sull’onda di titoli di successo come Eclipse, e che trae le sue origini dal mondo dei videogame. Perché 4X? È una sigla che identifica quelli che dovrebbero essere i 4 principi base del gioco, ossia: esplorare zone sconosciute della mappa (explore), espandere la propria influenza sul territorio (expand), sfruttare le risorse del territorio che si controlla (exploit) e sterminare i nemici (exterminate). Quanto, poi, questi 4 aspetti debbano essere in equilibrio tra loro è materia filosofica che si presta ad infinite diatribe. Vi basti sapere che Clash of Cultures ci sta in pieno in questa definizione: si scoprono le tessere coperte di una mappa, ci si espande costruendo città, si raccolgono risorse e si combatte contro gli avversari e, molto spesso, contro i barbari, pilotati in automatico dal gioco. Ma soprattutto è un titolo di civilizzazione, dove guiderete una civiltà e la farete crescere sviluppando tecnologie e costruendo edifici e meraviglie. Anche in questo caso abbiamo riferimenti nel mondo dei videogame, come i famosissimi Age of Empire e Civilization. Ma prima di lasciarvi alla lettura della recensione dettagliata vi lancio una curiosità: il gioco doveva essere tradotto in italiano da Asterion, che aveva già annunciato la cosa nei primi mesi dell’anno, poi, purtroppo, il progetto naufragò poco prima della Play 2013. Peccato! Il titolo a mio parere meriterebbe una localizzazione, ma le dinamiche tra editori e distributori sono molto complesse, soprattutto quando si parla di localizzazioni. Quindi c’è ben poco da fare e l’unica credo sia mettersi il cuori in pace e al limite fare come ho fatto io, ossia tradurre le carte, stamparle, ritagliarle e infilare la traduzione nella bustina insieme alla carta stessa (si, sono malato X-D ).

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