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Miniboard #29: A Thief’s Fortune

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di Luca “Maledice” | A Thief’s Fortune

Artipia Games ci porta nelle terre misteriose dell’oriente antico. Un ladro in puro stile Prince of Persia si impossessa di una clessidra che permette di viaggiare nel tempo. I giocatori sono chiamati a impostare le varie linee temporali di questo ladro: lo scopo è quello di realizzare il miglior destino possibile realizzando più punti possibili. Direttamente questo gioco di carte in puro stile draft, ci da la possibilità di massimizzare le combo nei migliori dei modi. Buona Visione…….

Dice Hospital: curiamo pazienti a 6 facce

di Alberto “Doc”

Il tema ospedaliero non è sicuramente fra i più diffusi come ambientazione per un gioco da tavolo, eppure non sono mancati gli esempi in questi anni, vedi Clinic presentato allo Spiel qualche anno fa. Per questo quando sono incappato in Dice Hospital ho voluto approfondirlo, sia per la rarità dell’argomento, sia perché il titolo è in questi giorni protagonista di una campagna Kickstarter e lo troveremo presente nella prossima Spiel (vedremo se già in vendita con una versione retail o semplicemente in modalità demo). Seguite allora le sirene e preparatevi ad accogliere i pazienti che sbarcheranno dalle ambulanze.

Dalek Dice – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin Dalek Dice

Quando sulla copertina di un gioco vedo i nomi Maggi e Nepitello confesso che mi viene un certo brivido di terrore mentre alla memoria mi tornano titoli a cui non ho saputo resistere e che poi dentro la scatola invece del regolamento ci trovavo trattati di fisica quantistica. Non dico che fossero “giochi brutti” ma solo “giochi complessi” che potrebbero mettere in difficoltà giocatori di livello hardcore. Mi riferisco soprattutto a Marvel Heroes, Age of Conan e, il più recente ma ammetto anche meno complicato, Venetia. Ma dato che sono un grandissimo fan del Doctor Who (la serie nuova, non quella classica… mea culpa), quando passeggiando per Essen ho visto lo stand della Cubicle 7 Entertainment che era pieno zeppo di immagini delle varie incarnazioni del Dottore e dei suoi nemici più agguerriti (oltre che delle sue compagne) non ho saputo resistere e ho fatto man bassa delle due novità che presentavano, tra cui questo Dalek Dice. Per fortuna, il gioco non appare per nulla complicato (anche perché se riuscivano a realizzare un hardcore game con solo 10 dadi erano davvero dei geni) anzi, direi che le meccaniche sono al limite del banale. Ovviamente, immagino che molti lettori non sappiano molto del Doctor Who e dei suoi nemici più pericolosi (e che personalmente adoro), i Dalek… spenderò qualche parola nel paragrafo ambientazione.

Progress: Evolution of Technology – Recensione

di Davide “Canopus”

Questo titolo mi fa venire in mente un momento del passato: era l’ultima sezione di corsi universitari prima della pausa estiva, l’anno proprio non me lo ricordo, seguivo il corso di Gestione dell’Innovazione e dei Progetti. Ricordo che era caldo, non come in questi giorni ma abbastanza per fare in modo che gli assistenti del professore riempissero di chiazze le loro camice siglate in modo comico, mentre si agitavano dietro la cattedra. Il professore no, lui aveva probabilmente più di 70’anni e di certo non aveva voglia né di agitarsi né di sudare. Come molti corsi universitari, anche in questo curiosamente la cosa che mi aveva colpito di più fu l’introduzione, probabilmente perché non ero un assiduo frequentatore di corsi. Questa introduzione aveva quel gusto di minestrina quando il professore di turno ti racconta il sommario del corso e a cosa servirà tutta quella roba che andrà a spiegare o che si trova nel libro di cui è l’autore. Insomma, un’introduzione come tante altre, anche relativa ad un argomento interessante se devo essere sincero, ma ad un certo punto quel gentile e mite professore si sporse in avanti dalla cattedra e con lo stesso tono di Fantozzi che si lascia andare ad un commento ben poco ammirevole per la corazzata Kotiomki, esclamò: “E mi rifiuto di pensare che l’innovazione nasca per caso come i funghi, o tutto quello che stiamo a studiare qui non serve ad un fico secco”. Grasse risate da parte di tutti per il tono completamente inaspettato dato lo stile del prof, amplificate quando dal fondo dell’aula qualcuno rispose: “sapevo io che ‘sta roba non serve ad un fico secco (non era proprio fico secco il termine ma ci leggono pure i bambini)”. Chissà cosa avrebbe pensato il mio professore di Progress? Probabilmente non avrebbe apprezzato la meccanica con cui le tecnologie innovative sono rappresentate da carte, pescate in modo casuale, sviluppabili o scartabili per guadagnare conoscenza. Ma forse non gli sarebbe dispiaciuta l’idea di concatenare le varie tecnologie tra loro, così da rendere più semplice lo sviluppo di determinate tecnologie se già se ne hanno sviluppate alcune in precedenza, secondo la logica dell’albero delle tecnologie. Ormai avrete capito di che stiamo parlando, Progress, frutto degli stessi autori del Exodus e portato nel bel paese da Giochix, è un gioco di carte, in teoria un civilizzazione leggera focalizzato sull’aspetto tecnologico, in pratica un astratto. Ma ora affrontiamo questo viaggio attraverso la storia del progresso tecnologico (mi sento un po’ Piero Angela).

Roll for the Galaxy – Recensione

di Daniele “ditadinchiostro” Ursini

L’anno in cui nacque Buttercup, la donna più bella del mondo era una sguattera francese di nome Annette.

Io detesto gli spin-off. Proprio concettualmente. Persino la terza serie di Boris non mi è piaciuta per via del passaggio da Occhi del cuore a Medical Dimension. È che sono sempre pronto ad affezionarmi alle cose belle e non sopporto che queste siano snaturate per crearne di meno belle. Anche se fossero di pari bellezza avrei dei problemi perché nella mia testa resterebbe un’idea usurpata. Che poi nei giochi da tavolo è anche peggio: da un titolo di successo si crea la versione di dadi, quella di carte e quella con i bastoncini dello Shangai. Il prossimo Pandemia sarà una variante della morra cinese. È come il tiramisù: alle fragole, alla banana, al cappuccino. Per carità, io mangio tutto, ma ho il palato sensibile, non posso ingannarlo: sapori diversi, diversi nomi.

Seven Seas: il Canto delle Sirene – Recensione

Di Davide “Canopus”

Prendiamo due ambientazioni a caso: la sviluppo di gilde nel medioevo e la costituzione di ciurme di pirati per affrontare incredibili quanto improbabili avventure. Cosa potrebbero avere in comune due giochi con queste due ambientazioni? Dite nulla? E invece il secondo è il restyling puramente grafico del primo! Con gli astratti tutto è possibile. Quindi, se prima raccoglievate gruppi di lavoratori con il medesimo mestiere ma di colore diverso per spenderli e ottenere avanzamenti tecnologici sottoforma di punti, ora raccoglierete pirati con il medesimo ruolo ma di colore diverso per spenderli nel tentativo di affrontare tipiche sciagure di mare, come navi fantasma o sirene. Ma quindi di che si tratta? Un filler di carte da 2 a 4 giocatori piuttosto astratto di collezione carte, abilità speciali e combo. Ma prendete pure posto sul ponte e vedrete…

Innovation 2nd Ed. – Recensione

Di Davide “Canopus”

Negli ultimi anni, i giochi di civilizzazione si sono ritagliati un loro spazio particolare offrendo prodotti che vanno incontro alle diverse esigenze delle diverse categoria di giocatori. Sul mercato troviamo, quindi, titoli altamente complessi che cercano di simulare i vari aspetti dello sviluppo temporale di una civiltà, come Through The Ages, e giochi molto più leggeri, indirizzati ad un pubblico più ampio, che riducono notevolmente il numero di variabili in gioco e ricorrono a meccaniche molto meno simulative e più alla portata del giocatore occasionale, è il caso di 7wonders. Come i loro progenitori video-ludici, questi boardgame presentano, in genere, il medesimo meccanismo chiave: raccogliere risorse tangibili e intangibili per poter finanziare il proprio sviluppo tecnologico/culturale/economico/sociale, solitamente rappresentato da carte, e la formazione di un proprio esercito con cui andare ad ostacolare gli avversari. La condizione di vittoria è poi determinata da un mix di questi fattori che, in genere, vengono remunerati in punti vittoria. Dopo aver fornito questa descrizione non sono più tanto sicuro di poter classificare questo titolo tra i giochi di civilizzazione, questo perché il titolo simula, o cerca di simulare, lo sviluppo di una civiltà tramite le innovazioni, prevalentemente tecnologiche, che questa riesce a sviluppare, senza tener conto dell’aspetto bellico o delle risorse necessarie per sviluppare queste innovazioni. Ma, dato che ovunque è classificato come gioco di civilizzazione, mi adeguerò anche io, specificando comunque che diverge da quello che è lo standard di categoria (non sia mai che cercate un titolo leggero di sviluppo civiltà e andate a prendere questo perché l’ho classificato così e poi venite a prendervela con me). Ma allora che gioco è Innovation? Innanzi tutto un gioco di carte molto dinamico e intrigante, che metterà spesso alla prova la vostra capacità di valutazione e previsione. Poi, un titolo che simula la crescita tecnologica, ma non solo, di una popolazione e come la diffusione di queste innovazioni influiscono positivamente o negativamente sulle altre popolazioni vostre avversarie. Ma ora permettetemi di illustrarvi la storia del mondo dalla preistoria ad oggi… Ah, quasi dimenticavo, perché seconda edizione? Beh, la prima edizione era del 2010, aveva una grafica e una qualità dei materiali più spartana: praticamente hanno messo in commercializzazione il prototipo e ora hanno rimesso sul mercato il titolo come doveva essere, con buona pace di chi ha acquistato la prima versione. Simpatici, vero?

Seasons – Recensione

Di Davide “Canopus”

Titolo nato dalla fervida immaginazione di Réegis Bonnessée, già autore di Fabula e dell’ottimo Himalaya, e dalla “penna” di Xavier Gueniffey Durin, Isla Dorada e Tokaido. Questo gioco card-driven ci teletrasporterà magicamente in un universo fantasy, fatto di strane creature a metà tra il grottesco e il coccoloso (un incrocio tra Tim Burton  e i minipony), di maghi con le fattezze di animali antropomorfi e di, beh, zucche elettrificate. Più precisamente in una delle magiche foreste del regno di Xidit, che i giocatori più attenti avranno già capito essere l’anagramma di Dixit. In effetti Seasons stupisce non solo per le meccaniche e la grafica, ma anche per una strategia di marketing da parte della Libellud particolare è innovativa in modo particolare per due aspetti: le numerose assonanze con il loro capolavoro Dixit grazie ad una grafica in alcuni aspetti simile per stile e temi (la carta del dado della malizia mi ricorda qualcosa), e la pubblicazione della versione online su boardgame arena” prima dell’uscita del gioco così che i potenziali acquirenti potessero provarlo. Non so dire quanto queste manovre di marketing si siano rivelate efficaci, certo che la possibilità di provare il gioco prima della data di pubblicazione mi sembra una bella idea che mi auguro diventi un apripista anche per altri editori. Il titolo è “sbarazzino”, veloce da apprendere (il regolamento introduce anche delle variabili per ridurre il livello di difficoltà a mio parere assolutamente non necessarie), caciarone e, soprattutto, molto bastardo, grazie alle numerose e spassose combinazioni di carte. Seasons sposa amabilmente il mondo dei giochi di carte con quello dei giochi di dadi in un prodotto buffo da vedere ma dalla notevole profondità strategica, in cui il risultato non è scontato fino al termine della partita. Come dite? Che centrano le zucche elettrificate? Leggete e scoprite!!! :-P

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