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CLASSIFICA 2019 degli autori italiani di giochi da tavolo

di Daniele “ditadinchiostro” Ursini

“Un luogo incantevole. Panorami ridenti. Andiamocene, Non si può, Perché, Aspettiamo Godot, Già è vero. Sei sicuro che sia qui, Cosa, Che lo dobbiamo aspettare, Ha detto davanti all’albero. Ne vedi altri, Che albero è, Un salice direi, E le foglie dove sono, Dev’essere morto, Finito di piangere, A meno che non sia la stagione giusta, Ma non sarà poi mica un arboscello, Un arbusto, Un arboscello, Vorresti insinuare che ci siamo sbagliati di posto, Dovrebbe già essere qui, Non ha detto che verrà di sicuro, E se non viene, Torneremo domani, E magari dopodomani, Forse, E così di seguito, Insomma…, Fino a quando non verrà, Sei spietato, Siamo già venuti ieri, Ah no. Non esagerare adesso, Cosa abbiamo fatto ieri, Cosa abbiamo fatto ieri, Per seminare il dubbio sei un campione, Io dico che eravamo qui.”

Le risorse in gioco

di Walter “Plautus” Nuccio

“Risorsa” è uno di quei termini che tutti i giocatori utilizzano di frequente. Quante volte, parlando di uno specifico gioco, abbiamo detto “è un gestione-risorse” oppure, aprendo una scatola appena acquistata abbiamo esclamato con soddisfazione “Questo gioco ha un mucchio di risorse!”. Generalmente, infatti, identifichiamo una risorsa con il componente fisico che la rappresenta. Risorse sono dunque i cubetti colorati, i token, i gettoni e i tasselli … purché sufficientemente piccoli! Già, perché spesso diamo per scontato che una risorsa sia qualcosa che possiamo manipolare, ma è davvero così? E’ possibile che, in realtà, questo termine abbia un significato più ampio di quello che normalmente si crede?

L’occhio del designer

di Walter “Plautus” Nuccio

Quando un aspirante game designer chiede consiglio a un esperto, la frase che si sente ripetere più spesso è “gioca tanto, il più possibile, a tanti giochi diversi”. Devo dire che questo suggerimento mi ha lasciato sempre un po’ perplesso. Certamente si tratta di un consiglio valido, e come potrebbe non esserlo?  Si può diventare scrittori senza leggere? O registi senza guardare dei film? Dunque, anche per fare il game designer è sicuramente indispensabile giocare. Tuttavia se questo fosse sufficiente allora avremmo tanti game designer quanti sono i giocatori e sappiamo bene che (fortunatamente) la realtà è diversa. Ci sono ottimi giocatori, che vincono competizioni e tornei ma che, ciononostante, si troverebbero in serie difficoltà se dovessero creare un gioco a partire da zero.

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