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Il virus era l’inizio, poi venne D&D – Ultimo Turno

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di Luccio (e Luna) | Il virus era l’inizio, poi venne D&D – cronache di ludoteca

“Siediti, straniero. Benvenuto nel mio rifugio.”
Entrano nell’ordine: una pancia, il proprietario della pancia, uno straniero e quattro foglie secche.

L’uomo venuto da lontano si abbassa il cappuccio e avvicina una sedia al fuoco. Vecchie carte comuni di Pokémon scoppiettano nel camino ricavato da un cassonetto svuotato, dando vita occasionalmente a dei guizzi iridescenti quando le fiamme attecchiscono su una foil. Accanto al fuoco, due paia di guanti a mezze dita si asciugano dall’umidità delle strade di Neo Padania.

“Grazie Luccio” ribatte lo straniero “ma non serve che ruoli la parte dell’oste anche con me”.
“Sai che mi diverto a farlo, Brando”, gli rispondo. “Com’è andato il viaggio?”
“Mi fanno male le gambe. Andare a cavallo non è come guidare una macchina.”

Il lato oscuro delle bacche di Everdell – Ultimo Turno

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di Luccio (e Luna) | Il lato oscuro delle bacche di Everdell – cronache di ludoteca

“Ti spiego, Brando, la maggior parte delle cose che facciamo non si notano…”

Sono Luccio. Quando da piccolo mi chiedevano “cosa vorresti fare da grande” non c’era ancora l’opzione “negoziante di giochi da tavolo”, per cui optavo per i sempreverdi “inventore” o “esploratore”. Arrivato ad un’età più consapevole, mi sono reso conto che l’inventore era un lavoro vero solamente a Paperopoli, e non erano rimaste tantissime terre sconosciute che valesse la pena esplorare, almeno non abbastanza da permettermi di farlo per tutta la vita.

Confessioni di una giocatrice: Piccoli recensori crescono

di Max “Luna” Rambaldi


[Capitolo I: Quando nasce un recensore]

C’era una volta un uomo con un desiderio semplice: comprare un gioco nuovo. Lo aveva avvistato, ma non conoscendolo aveva deciso di far uso degli strumenti che gli dei avevano creato per compensare l’umana ignoranza (una connessione veloce e Google) recuperando recensioni eccelse. Si fidò, lo acquistò e lo giocò.
Altrettanto rapidamente ne fece coriandoli, maledicendo il giorno in cui gli sponsor avevano fatto capolino nei siti ludici, assieme a indicazioni fuorvianti e, perché no, all’uso improprio dei condizionali. L’uomo bruciò i suoi idoli e plasmò un sito dove avrebbe bandito per sempre i banner e le invisibili catene della referenza. Contemplò il mondo che si estendeva ai suoi piedi e vide che era cosa buona e giusta.

Confessioni di una giocatrice: Quando nasce un Recensore

di Max “Luna” Rambaldi

Bandita dal Monopoli a 7 anni. Diffidata dai tavoli di Cluedo a 12 e da quelli di Risiko a 25. Per non parlare del voto di Taboo per manifesta superiorità e attacchi Grammar Nazi. L’entrata nel mondo dei giochi da tavolo somigliava tanto a un allontanamento forzato dalla porta sul retro.

Confessioni di una giocatrice: Ho sposato un nerd

di Max “Luna” Rambaldi

Non me ne vogliano le dame, se questo documento lo dedico a lui, al giocatore. V’è molte forme di stranezza in queste lande che soliamo percorrere, ma una delle più affascinanti è sicuramente il nerd, nella forma delineata dalla nomenclatura Homo Ludens. In tempi non remoti, quando la penna che scrive ancora tracciava X sul calendario in attesa di uscire dal sistema scolastico, il giocatore medio soleva radunarsi in piccoli branchi a carattere familiare. Un alfa, chiamato master [Rex Narrator], e i suoi subalterni [Ludens Quaestum]. Questi si ritrovavano in sceltissime aree protette, lontani da sguardi indiscreti, sotto l’occhio vigile di negozianti che passavano il tempo a censire brufoli cercando di stimare a quante miniature di Warhammer potessero corrispondere.

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