Tag Archives: Filosofia Édition

Cacao – Recensione

di Davide “Canopus”

Ok, confesso che uno dei motivi per cui mi sono avvicinato a questo gioco era per il titolo, dato che sono un grande appassionato di cioccolato, e per l’aspetto estetico che ha qualcosa di Carcassoniano, gioco che apprezzo molto. Novità del 2015, di quel Walker-Harding già autore di Sushi Go!, e pubblicato da Abacusspiele, marchio sinonimo di titoli con meccaniche eleganti e regolamenti chiari, che vengono incontro a tutti i gusti (da Hanabi ad Africana, da Zooloretto a Race for the Galaxy, dallo storico Torres e alle versioni tedesche di Anno Domini e Bang!). Ma di cosa stiamo parlando? Faremo la figura dei cioccolatai? Ma proprio per nulla! Come si evince già dalla copertina, saremo trasportati nel Sud e Centro America, verosimilmente all’epoca dei Maya o degli Aztechi, chiamati a far prosperare il nostro villaggio raccogliendo e vendendo semi di cacao. Nel farlo costruiremo letteralmente una “scacchiera” di tessere alternate tra giungla e capanne con lavoratori, nel tentativo di guadagnare oro dalla vendita di semi di cacao, esplorazione di miniere, ecc. Tutti gli elementi per un titolo semplice ma per nulla banale, che garantisce un’esperienza ludica molto soddisfacente anche per i degustatori più raffinati. Ma la domanda che si pongono tutti: questo gioco sa di cioccolato?

The Battle at Kemble’s Cascade – Recensione

di Daniele “ditadinchiostro” Ursini

estate 1991

FIGLIO: Posso uscire?
MAMMA: Dove vai?
FIGLIO: Al bar con Alessandro e gli altri della spiaggia.
MAMMA: Va bene, ma non tornare tardi, ceniamo presto stasera.
FIGLIO: Mi puoi dare un po’ di soldi per i videogiochi?
MAMMA: Te li ho già dati ieri.
FIGLIO: Lo so ma ieri sono stato sfortunato. Dai mamma per favore, oggi lo finisco, sono sicuro.

The Battle at Kemble’s Cascade: lo “shoot ‘em up” diventa da tavolo!

di Alberto “Doc”

Per i più “vecchietti” che da adolescenti passavano i loro pomeriggi in salagiochi o che al termine di una pizza di famiglia si attaccavano ai videogiochi in ingresso della pizzeria ricorderanno non senza un po’ di nostalgia le simpatiche astronavine che si potevano potenziare fino a riempire lo schermo col proprio sparo mentre la schermata avanzava portandoci da un livello all’altro fino ad affrontare i boss che diventavano sempre più grossi  e  complicati da abbattere. Ebbene Qualcuno ha tentato di replicare tutto questo sulla superficie di un tavolo  The Battle at Kemble’s Cascade. Vediamo meglio di che si tratta.

Boardgame Week: Da Norimberga con amore

di Arianna “Arianna”

Questa settimana andiamo a Norimberga.

Cioè, non esattamente “noi”, che già per andare a Rovigo ci serve un prestito a rata variabile, ma ci vanno quelli di BoardGameGeek, che è più o meno lo stesso.
Ok, non lo è, ma così è la vita, per cui chiudo qui la sessione di rosic e passo a riferire un po’ di novità dalla Spielwarenmesse, la fiera annuale di giochi e giocattoli di Norimberga, Germania.

Clash of Cultures – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

L’autore danese Christian Marcussens per me è un po’ una sorpresa nel mondo dei boardgame. Al suo primo tentativo come game design fa un botto incredibile con il famosissimo e molto apprezzato Merchants&Marauders, ora, a 2 anni di distanza, propone il suo secondo titolo, un gioco, a mio parere, molto interessante, profondo e ben strutturato, Clash of Cultures. Il gioco è un 4X, una categoria che ha preso piede molto rapidamente negli ultimi anni tra gli appassionati, sull’onda di titoli di successo come Eclipse, e che trae le sue origini dal mondo dei videogame. Perché 4X? È una sigla che identifica quelli che dovrebbero essere i 4 principi base del gioco, ossia: esplorare zone sconosciute della mappa (explore), espandere la propria influenza sul territorio (expand), sfruttare le risorse del territorio che si controlla (exploit) e sterminare i nemici (exterminate). Quanto, poi, questi 4 aspetti debbano essere in equilibrio tra loro è materia filosofica che si presta ad infinite diatribe. Vi basti sapere che Clash of Cultures ci sta in pieno in questa definizione: si scoprono le tessere coperte di una mappa, ci si espande costruendo città, si raccolgono risorse e si combatte contro gli avversari e, molto spesso, contro i barbari, pilotati in automatico dal gioco. Ma soprattutto è un titolo di civilizzazione, dove guiderete una civiltà e la farete crescere sviluppando tecnologie e costruendo edifici e meraviglie. Anche in questo caso abbiamo riferimenti nel mondo dei videogame, come i famosissimi Age of Empire e Civilization. Ma prima di lasciarvi alla lettura della recensione dettagliata vi lancio una curiosità: il gioco doveva essere tradotto in italiano da Asterion, che aveva già annunciato la cosa nei primi mesi dell’anno, poi, purtroppo, il progetto naufragò poco prima della Play 2013. Peccato! Il titolo a mio parere meriterebbe una localizzazione, ma le dinamiche tra editori e distributori sono molto complesse, soprattutto quando si parla di localizzazioni. Quindi c’è ben poco da fare e l’unica credo sia mettersi il cuori in pace e al limite fare come ho fatto io, ossia tradurre le carte, stamparle, ritagliarle e infilare la traduzione nella bustina insieme alla carta stessa (si, sono malato X-D ).

Terra Mystica – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

Dunque, trovate una scatola, sopra c’è scritto Terra Mystica ed è presente un’illustrazione con dei nani. Leggete che è un gioco di gestione risorse, costruzione e piazzamento e che all’interno vi sono 14 razze fantasy. Cosa vi aspettate? Beh, di avere la propria razza con le proprie unità a costruzioni, di raccogliere oro, pietra e legno per fare l’esercito più grosso di tutta la Terra Mystica e di fare il mazzo agli avversari. Beh, non è proprio quello che il titolo vi proporrà! Fa lo stesso se per vincere dovrete avere il piano regolatore migliore degli altri e implementarlo prima degli altri? Il gioco, nonostante l’ambientazione fantasy che in genere fa sospettare altro, è in realtà un titolo che ricalca perfettamente la scuola tedesca: tante possibilità strategiche, completa assenza del caso e zero combattimenti. Detto questo, come gioco tedesco è davvero interessante dato che si tratta prevalentemente di un piazzamento e gestione risorse, ma che unisce assaggini di altre meccaniche molto interessanti, come il controllo territorio e costruzione edifici, in modo ottimamente integrato. Si, direi che questo è un gestionale tedeschissimo fantasy, un ossimoro dentro una scatola!

Glass Road: Rosenberg ci porta sulla via del vetro

di Alberto “Doc”

E anche per questo 2013 Uwe Rosenberg non manca di timbrare il cartellino per Essen sfornando un nuovo titolo da portare alla fiera del gioco d’autunno. Sto parlando di Glass Road in cui i giocatori si diletteranno nella produzione e commercializzazione di manufatti in vetro. Vediamo meglio come.

Die Paläste von Carrara – Recensione del gioco e della prima espansione

Di Davide “Canopus”

Ah, l’Italia! Il Bel Paese, anche se spesso e volentieri criticato, esercita da sempre un fascino magnetico sugli stranieri: ancora ricordo fumetti americani in cui rappresentavano Venezia piena di stanze segrete colme di tesori e con la gente che si tuffava nei canali senza beccarsi strane malattie. Ma tra tutte le regioni italiane, credo che sicuramente quella che sollecita di più la voglia di vacanze italiche negli stranieri sia la Toscana, non per niente ci sono un sacco di giochi in scatola tedeschi ambientati in questa regione (sarà merito del Lucca Games o del fatto che un sacco di autori nostrani sono toscani). Ora, indovinate un po’ dov’è ambientato questo Die Paläste von Carrara? Nel Molise?!? No, risposta sbagliata :-| Questo titolo ci trasporta nella Toscana del Nord dove dovremo comprare il famoso marmo di Carrara e costruire palazzi lungo la riviera tirrenica. Ma la cosa che salta all’occhio in questo titolo non è tanto l’ambientazione, quanto l’interessante utilizzo che fa di un’enorme ruota girevole montata sul tabellone. La ruota, nella sua versione mobile quanto in quella statica, di solito stampata sul tabellone, è uno strumento che negli ultimi anni ha preso sempre più piede nei boardgames, soprattutto nei titoli gestionali. Giusto per fare qualche esempio, abbiamo: Le Havre – Ancora in Porto, Navegador, Imperial, Imperial 2030, Ora et Labora e in generale quasi tutti i titoli di un certo Mac Gerdts. Questo meccanismo, che permette la ciclicità, è solitamente utilizzato per la selezione delle azioni o la registrazione dei cambi di stato del gioco. Ma volete sapere quale sarebbe il sistema intelligente ed interessante di utilizzare la ruota presente nel gioco? Continuate a leggere…

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