Tag Archives: Gioco astratto

Miniboard#10: Sugi

di Luca “Maledice” Lanara Sugi

L’appuntamento dei Miniboards arriva alla doppia cifra! Questa volta esploriamo Sugi della Gdm Games, portato in Italia dalla Doppio Gioco. Un viaggio tra i samurai e i fantasmi, dove nei panni di un antico spirito guideremo attraverso delle carte, i samurai nel labirinto. Stando attenti al temuto fantasma Sugi e ovviamente agli avversari. Gli spiriti hanno un obbiettivo in mano. Una sorta di carta destino. Chi prevede correttamente l’arrivo degli eroi vince. Ma alla  fine lasciamo spazio al video. Buona Visone..

Sukkube – Recensione

di Davide “Canopus”

Una succube è una figura mitologica proveniente dall’antica Roma e rappresenta un demone che seduceva uomini allo scopo di un accoppiamento selvaggio, fortunati gli antichi romani. Ora, non ho ben capito, e google non è stato d’aiuto, perché se al posto delle C ci metti delle K dovrebbe saltare fuori qualcosa che ha a che fare con il circo, ossia l’ambientazione teorica di questo titolo. Sukkube, come il precedente titolo da me trattato della Apokalypseinc, ossia Ophiuchus, è un gioco decisamente e totalmente astratto che da il massimo in due giocatori (o in questo caso pure come sfida in solitario) ma riadattato ad una compagnia più numerosa. La cosa che mi ha colpito appena ho visto questo titolo è stata la scatola. Parliamo di un cubone di più di 12 centimetri di lato e che entra di prepotenza a far parte delle meccaniche di gioco, in quanto andrà continuamente “rivoltato” da una faccia all’altra a seconda delle carte giocate dai giocatori. Altra cosa che vorrei subito mettere in evidenza è che Sukkube sembra un gioco leggero e tranquillo, ma a dispetto delle apparenze trasforma una meccanica al limite del banale in un rebus molto complicato e con un ventaglio di possibilità elevatissimo. Ma vediamo che meraviglie nasconde il cubone…

Ophiuchus: The Thirteen Constellation – Recensione

di Davide “Canopus”

Era quasi ovvio che il nauta che come nick ha il nome di una stella si occupasse di recensire un gioco su sfondo astronomico, anche se dato che si parla di costellazioni dovrei parlare più di astrologia. Ma andiamo con ordine, Ophiuchus: The Thirteen Constellation, da ora semplicemente Ophiuchus per gli amici, è uno dei primi titoli prodotti dalla neonata casa editrice Apokalypseinc. Vale la pena soffermarci per parlare di questo particolare editore in quanto nasce all’interno di un incubatore per startup innovative a Udine. Il perché lo capirete subito dalla loro missione, ossia “elaborare sistemi di intelligenza artificiale e applicarli all’ideazione, sviluppo e produzione di giochi da tavolo innovativi per qualità e concezione”. Il che significa che nel realizzare i loro titoli applicano metodologie matematiche e simili, che non riesco nemmeno ad immaginarle ma sono certo che pure Skynet di Terminator ha iniziato così. Tornando al nostro Ophiuchus, credo che abbiano mantenuto il loro proposito realizzando un titolo semplice ma molto intelligente, e con un paio di aspetti sulla componentistica piuttosto originali. Si tratta di un astratto molto trita-meningi con piazzamento tessere che per componentistica e meccanica di base può ricordare il domino, ma che è molto di più. I giocatori dovranno piazzare sul tavolo le loro tessere simil-domino, piene si stelle, allo scopo di comporre delle sequenze che sono le costellazioni dello zodiaco e forniscono punti vittoria, ma rispettando dei forti vincoli di piazzamento. Vediamo di scendere maggiormente nel dettaglio…

Pianeta Astratti – Qyshinsu e Fidchell: Celtic Chess

di Nicola Castellini

Il tavoliere circolare è una forma che risulta essere la figura geometrica tra le più affascinanti ma al tempo stesso tra le più difficili da adattare a piano di gioco. In ogni caso la mente umana si è sempre cimentata nelle più svariate possibilità e quindi non si è fatta mancare l’opportunità di inventare giochi su piani circolari, basti pensare al ben conosciuto Ringo ad esempio, tanto per citarne uno.
Di possibilità e di esempi ce ne sono e quindi una plancia circolare non è un oggetto di meraviglia per un giocatore un po’ smaliziato, ma quelli che qui intendo proporre sono due giochi piuttosto recenti che oltre ad essere caratterizzati dall’avere il piano di gioco circolare sono anche idealmente uniti da una simile idea di “marketing”, diciamo così, pur non mancando di essere due giochi di vero, piacevole “spessore” ludico.
Entrambi gli autori hanno, infatti, costruito un background quasi storico ma forse più mitico e/o mistico al quale ricondurre il loro gioco.

Cherry Games #3 – Knights + Aton + Hive

di Daniel “Renberche”  e  Chiara “Emytér”

Citando un noto dizionario della lingua italiana, Astratto agg. [dal lat. abstractus, part. pass. di abstrahĕre «astrarre»] Che non ha contatto diretto con la realtà o col mondo sensibile. Ebbene, nell’articolo numero tre della rubrica che viaggia all’opposto del 2x, si discute di due giochi astratti e mezzo, partendo da cavalieri e armi (niente donne purtroppo), passando per l’antica Tebe (quella egizia) per finire nel brulicante mondo degli insetti. Tre titoli molto diversi tra di loro, che hanno la caratteristica comune di  una ambientazione non propriamente evocativa.

Al solito, buona lettura!

Origin – Recensione

di Davide “Canopus”

Fin dal primo momento che ho visto questo gioco apparecchiato su un tavolo ad Essen 2013 mi ha conquistato per la bellezza estetica e per la particolarità del tema trattato. Probabilmente non è il primo gioco che parla della colonizzazione del planisfero da parte della razza umana, ma questo lo fa con una enorme quantità di pedine di legno finemente realizzate e decorate a tema… e sono tantissime. In tale situazione non riuscii a mettere le mani su una copia di Origin, dato che andò sold out il penultimo giorno, e io, che ero al mio primo Essen, aspettai l’ultima giornata nella speranza che scendesse il prezzo. Povero stolto! Ma evidentemente era destino che incrociassi la strada di quelle splendide pedine in legno, perché mesi dopo riuscii a procurarmi Origin, e pure a condizioni economicamente più favorevoli ;-). L’autore, Andrea Mainini, è probabilmente più conosciuto per essere co-autore di Sails of Glory, ha fatto parlare di se anche nell’edizione 2014 di Essen per Ifrito, gioco davvero bellissimo da vedere, ma purtroppo non da giocare a mio parere (de gustibus). Ma Origin non è solo un gioiellino di componentistica, anche la grafica colpisce nel segno, questa è frutto del lavoro di una certa Nephyla; illustratrice che non conoscevo e per la prima volta al lavoro su un boardgame con, secondo me, ottimi risultati (anche se ammetto che da il meglio di se con la copertina e le immagini che contornano la scatola). E ora ripercorriamo i primi anni, facciamo millenni, della razza umana…

Concept – Recensione

di Davide “Canopus”

A poche settimane da un altro titolo francese importato nel bel paese dall’Asterion, parlo di Splendor per i meno attenti, oggi mi ritrovo a parlare di un altro gioco proveniente dalla terra del Brie, ossia Concept. L’idea alla base di questo titolo ricorda tanto il sistema operativo Windows, soprattutto nelle versioni anni 80/90, quando i nostri monitor abbandonarono la triste interfaccia a riga di comando per riempirsi di icone, quei tanto simpatici disegnini piccolini che dovrebbero rappresentare il concetto di esecuzione di un comando o di un programma. Concept utilizza la stessa idea per implementare una particolare meccanica di gioco dove una squadra di due giocatri utilizzeranno un tabellone pieno di icone per far individuare dei concetti agli altri giocatori; così che il primo che indovina fa guadagnare punti a se stesso e a chi sta “concettualizzando”. Probabilmente si può cercare una qualche simmilitudine con i più famosi giochi di massa quali Pictionary o Visual Game, ma qui non c’è la necessità di saper disegnare (o di essere abili nell’interpretazione degli ideogrammi nel caso in cui il disegnatore non sia particolarmente capace come me), quindi non si configura certamente come un gioco di abilità. Direi che quello che conta in Concept è acume, spirito deduttivo e qualche lampo di genio ogni tanto. Ma bando alle ciance…

Seven Seas: il Canto delle Sirene – Recensione

Di Davide “Canopus”

Prendiamo due ambientazioni a caso: la sviluppo di gilde nel medioevo e la costituzione di ciurme di pirati per affrontare incredibili quanto improbabili avventure. Cosa potrebbero avere in comune due giochi con queste due ambientazioni? Dite nulla? E invece il secondo è il restyling puramente grafico del primo! Con gli astratti tutto è possibile. Quindi, se prima raccoglievate gruppi di lavoratori con il medesimo mestiere ma di colore diverso per spenderli e ottenere avanzamenti tecnologici sottoforma di punti, ora raccoglierete pirati con il medesimo ruolo ma di colore diverso per spenderli nel tentativo di affrontare tipiche sciagure di mare, come navi fantasma o sirene. Ma quindi di che si tratta? Un filler di carte da 2 a 4 giocatori piuttosto astratto di collezione carte, abilità speciali e combo. Ma prendete pure posto sul ponte e vedrete…

CV – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

La compilazione del Curriculum Vitae è una pratica ormai diffusa, in alcuni casi tristemente diffusa, tra le persone in età lavorativa. Devo però dire che il titolo del gioco è un po’ forviante, in quanto più che compilare il proprio curriculum si finisce per vivere una vita alternativa a suon di lanci di dadi. Non a caso il sottotitolo del gioco è “what would have happened if…”, tradotto in “cosa sarebbe successo se…”, ossia come sarebbe la vostra vita se foste dentro un gioco in scatola dadoso dove ottenete dei simboli da combinare in sequenze per ottenere carte che vi faranno ottenere altri simboli per guadagnare altre carte ancora più costose? Sicuramente avreste una grafica da cartone animato deformed e molto colorata. Ma vediamo nel dettaglio…

Hanabi – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Chi non conosce Antoine Bauza probabilmente è nuovo dell’ambiente. Giusto per i neofiti, stiamo parlando di un autore molto prolifico e che può vantare nel proprio curriculum un vero mostro sacro tra i boardgame, ovvero 7 Wonders, a questo si affiancano una serie di titoli di un certo successo che gli hanno portato una certa fama, come Takenoko, Tokaido e The Little Prince. Con Hanabi l’autore riesce a replicare una parte del successo ottenuto con 7 Wonders grazie alla recente vittoria del Spiel des Jahres 2013 (cioè gioco dell’anno 2013 in Germania), evento che ha portato con se una certa dose di polemiche. Polemiche che non sono poi così tanto infondate. Tenendo anche conto che ora il premio comprende sia la categoria dei giochi per famiglie che quella dei giochi per esperti, e anche che Hanabi è un filler cooperativo davvero molto carino alla base del quale vi è una meccanica di gioco originale e abbastanza coinvolgente; comunque, dire che in un anno non sia uscito nulla di meglio per le famiglie mi pare un giudizio impietoso e inquietante! E, a mio parere, la stessa cosa vale per le altre 2 nomination, Augustus e Qwixx. Ma dato che sto parlando di Hanabi e non dello Spiel des Jahres chiudo qui il discorso. Hanabi prende ispirazione dalle meccaniche di un gioco che andava molto quando ero piccolo, ossia il poker indiano, dove ogni giocatore può vedere la carta di tutti tranne che la sua. Prima di partire con la spiegazione dettagliata, vi lascio con una curiosità: hanabi risale al 2011 dove venne pubblicato con scatola in metallo, è stato ristampato in occasione di Essen 2012 dove comparvero le fantomatiche carte jolly, le carte subirono un cambiamento da forma quadrata a rettangolare e la scatola passò dal metallo al cartoncino. Ora, con 4 o 5 eurini in più potrete trovare anche una versione “lussuosa” del gioco con scatola in metallo e carte nuovamente quadrate. Buona lettura!

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