Tag Archives: Gioco astratto

santorini

Santorini, il videotutorial

Di Sara “Miss Meeple” Trecate

Santorini ha fatto la sua prima apparizione nel 2004, il gioco aveva materiali minimalisti e la sua natura di gioco astratto era molto evidente. Nel 2016, grazie ad una campagna Kickstarter, Santorini è rinato con nuova grafica e materiali.

Da due a quattro giocatori (ma l’ideale è giocarlo in coppia) controlleranno delle pedine costruttori che si muoveranno su una scacchiera e che cercheranno di costruire le famosi torri bianche con cupole blu tipiche dell’isola greca. Ad ogni turno un costruttore potrà effettuare un movimento in una casella adiacente, e poi costruire un piano di una torre, sempre in una casella adiacente. Salendo un piano alla volta, lo scopo è portare uno dei propri costruttori al piano più alto, senza farsi bloccare dalla costruzione delle cupole.

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Azul, il videotutorial

di Sara “Miss Meeple” Trecate

Nel gioco astratto Azul i giocatori-decoratori saranno impegnati nel realizzare la parete più elegante e colorata del Portogallo. Prelevando piastrelle colorate (che richiamano gli azulejos portoghesi) del tipo e della quantità giusta, potranno “piastrellarle” sulla propria plancia personale.

Miniboard #23: Dragon Castle

di Luca “Maledice”

Avete presente la fine degli anni 90? I bar erano afflitti , da quelli che sono stati i primi touch screen, ovvero videogiochi ricolmi di solitari, trova le differenze e rispondi alla domanda. Tra tutti dalle mie parti spopolo  il  Mah Jong. Non fate i sapientoni, dicendo che c’era anche nelle sale giochi anni 80, perché vi spiazzo subito, rivelandovi che il Mah Jong era un gioco da tavolo per 4 giocatori nato in Cina nel XIX secolo. Invece questo Dragon Castle della Horrible Games, sfrutta le famosi meccaniche aggiungendoci un tocco tutto suo, che porta interessanti varianti e materiali. Ecco la nostra recensione.  Buona Visione…

Alchemidus – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

Per chi ha partecipato negli ultimi anni alle edizioni dello Spiel, una delle fiere più importanti a livello mondiale dedicata ai boardgame, ormai una cosa sarà chiara, l’Asia si sta affacciando sempre di più al mercato dei giochi da tavolo. Oggi parlerò di Alchemidus, titolo di carte di origine nipponica che fa parte di una particolare cricca dei puzzle game astratti che potremmo definire “solitari di gruppo”. In genere, quando dico che un titolo è un solitario di gruppo, lo faccio per sottolineare un problema di interazione, in questo caso invece è un effetto voluto. In Alchemidus, come in altri titoli simili, i giocatori sono chiamati a risolvere mentalmente un puzzle, in questo caso definito da un insieme di dadi i cui valori dovranno essere modificati tramite delle carte, mentalmente, senza mettere mano ai componenti di gioco se non per dimostrare la fattibilità e l’efficienza della propria soluzione. Ne consegue che l’interazione è completamente nulla, se non per una questione di velocità di ragionamento, e il numero di giocatori è limitato solo da questioni di “ordine al tavolo”. Ovviamente, anche l’ambientazione è solo una scusante per introdurre la tipologia di enigmi da risolvere. L’autore è Shimpei Sato, ben più conosciuto per Onitama, gioco astratto che ha ottenuto un discreto successo recentemente. Ma bando alle ciance e andiamo a trasmutare…

Miniboard#10: Sugi

di Luca “Maledice” Lanara Sugi

L’appuntamento dei Miniboards arriva alla doppia cifra! Questa volta esploriamo Sugi della Gdm Games, portato in Italia dalla Doppio Gioco. Un viaggio tra i samurai e i fantasmi, dove nei panni di un antico spirito guideremo attraverso delle carte, i samurai nel labirinto. Stando attenti al temuto fantasma Sugi e ovviamente agli avversari. Gli spiriti hanno un obbiettivo in mano. Una sorta di carta destino. Chi prevede correttamente l’arrivo degli eroi vince. Ma alla  fine lasciamo spazio al video. Buona Visone..

Sukkube – Recensione

di Davide “Canopus”

Una succube è una figura mitologica proveniente dall’antica Roma e rappresenta un demone che seduceva uomini allo scopo di un accoppiamento selvaggio, fortunati gli antichi romani. Ora, non ho ben capito, e google non è stato d’aiuto, perché se al posto delle C ci metti delle K dovrebbe saltare fuori qualcosa che ha a che fare con il circo, ossia l’ambientazione teorica di questo titolo. Sukkube, come il precedente titolo da me trattato della Apokalypseinc, ossia Ophiuchus, è un gioco decisamente e totalmente astratto che da il massimo in due giocatori (o in questo caso pure come sfida in solitario) ma riadattato ad una compagnia più numerosa. La cosa che mi ha colpito appena ho visto questo titolo è stata la scatola. Parliamo di un cubone di più di 12 centimetri di lato e che entra di prepotenza a far parte delle meccaniche di gioco, in quanto andrà continuamente “rivoltato” da una faccia all’altra a seconda delle carte giocate dai giocatori. Altra cosa che vorrei subito mettere in evidenza è che Sukkube sembra un gioco leggero e tranquillo, ma a dispetto delle apparenze trasforma una meccanica al limite del banale in un rebus molto complicato e con un ventaglio di possibilità elevatissimo. Ma vediamo che meraviglie nasconde il cubone…

Ophiuchus: The Thirteen Constellation – Recensione

di Davide “Canopus”

Era quasi ovvio che il nauta che come nick ha il nome di una stella si occupasse di recensire un gioco su sfondo astronomico, anche se dato che si parla di costellazioni dovrei parlare più di astrologia. Ma andiamo con ordine, Ophiuchus: The Thirteen Constellation, da ora semplicemente Ophiuchus per gli amici, è uno dei primi titoli prodotti dalla neonata casa editrice Apokalypseinc. Vale la pena soffermarci per parlare di questo particolare editore in quanto nasce all’interno di un incubatore per startup innovative a Udine. Il perché lo capirete subito dalla loro missione, ossia “elaborare sistemi di intelligenza artificiale e applicarli all’ideazione, sviluppo e produzione di giochi da tavolo innovativi per qualità e concezione”. Il che significa che nel realizzare i loro titoli applicano metodologie matematiche e simili, che non riesco nemmeno ad immaginarle ma sono certo che pure Skynet di Terminator ha iniziato così. Tornando al nostro Ophiuchus, credo che abbiano mantenuto il loro proposito realizzando un titolo semplice ma molto intelligente, e con un paio di aspetti sulla componentistica piuttosto originali. Si tratta di un astratto molto trita-meningi con piazzamento tessere che per componentistica e meccanica di base può ricordare il domino, ma che è molto di più. I giocatori dovranno piazzare sul tavolo le loro tessere simil-domino, piene si stelle, allo scopo di comporre delle sequenze che sono le costellazioni dello zodiaco e forniscono punti vittoria, ma rispettando dei forti vincoli di piazzamento. Vediamo di scendere maggiormente nel dettaglio…

Pianeta Astratti – Qyshinsu e Fidchell: Celtic Chess

di Nicola Castellini

Il tavoliere circolare è una forma che risulta essere la figura geometrica tra le più affascinanti ma al tempo stesso tra le più difficili da adattare a piano di gioco. In ogni caso la mente umana si è sempre cimentata nelle più svariate possibilità e quindi non si è fatta mancare l’opportunità di inventare giochi su piani circolari, basti pensare al ben conosciuto Ringo ad esempio, tanto per citarne uno.
Di possibilità e di esempi ce ne sono e quindi una plancia circolare non è un oggetto di meraviglia per un giocatore un po’ smaliziato, ma quelli che qui intendo proporre sono due giochi piuttosto recenti che oltre ad essere caratterizzati dall’avere il piano di gioco circolare sono anche idealmente uniti da una simile idea di “marketing”, diciamo così, pur non mancando di essere due giochi di vero, piacevole “spessore” ludico.
Entrambi gli autori hanno, infatti, costruito un background quasi storico ma forse più mitico e/o mistico al quale ricondurre il loro gioco.

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