Tag Archives: Gioco astratto

CV – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

La compilazione del Curriculum Vitae è una pratica ormai diffusa, in alcuni casi tristemente diffusa, tra le persone in età lavorativa. Devo però dire che il titolo del gioco è un po’ forviante, in quanto più che compilare il proprio curriculum si finisce per vivere una vita alternativa a suon di lanci di dadi. Non a caso il sottotitolo del gioco è “what would have happened if…”, tradotto in “cosa sarebbe successo se…”, ossia come sarebbe la vostra vita se foste dentro un gioco in scatola dadoso dove ottenete dei simboli da combinare in sequenze per ottenere carte che vi faranno ottenere altri simboli per guadagnare altre carte ancora più costose? Sicuramente avreste una grafica da cartone animato deformed e molto colorata. Ma vediamo nel dettaglio…

Hanabi – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Chi non conosce Antoine Bauza probabilmente è nuovo dell’ambiente. Giusto per i neofiti, stiamo parlando di un autore molto prolifico e che può vantare nel proprio curriculum un vero mostro sacro tra i boardgame, ovvero 7 Wonders, a questo si affiancano una serie di titoli di un certo successo che gli hanno portato una certa fama, come Takenoko, Tokaido e The Little Prince. Con Hanabi l’autore riesce a replicare una parte del successo ottenuto con 7 Wonders grazie alla recente vittoria del Spiel des Jahres 2013 (cioè gioco dell’anno 2013 in Germania), evento che ha portato con se una certa dose di polemiche. Polemiche che non sono poi così tanto infondate. Tenendo anche conto che ora il premio comprende sia la categoria dei giochi per famiglie che quella dei giochi per esperti, e anche che Hanabi è un filler cooperativo davvero molto carino alla base del quale vi è una meccanica di gioco originale e abbastanza coinvolgente; comunque, dire che in un anno non sia uscito nulla di meglio per le famiglie mi pare un giudizio impietoso e inquietante! E, a mio parere, la stessa cosa vale per le altre 2 nomination, Augustus e Qwixx. Ma dato che sto parlando di Hanabi e non dello Spiel des Jahres chiudo qui il discorso. Hanabi prende ispirazione dalle meccaniche di un gioco che andava molto quando ero piccolo, ossia il poker indiano, dove ogni giocatore può vedere la carta di tutti tranne che la sua. Prima di partire con la spiegazione dettagliata, vi lascio con una curiosità: hanabi risale al 2011 dove venne pubblicato con scatola in metallo, è stato ristampato in occasione di Essen 2012 dove comparvero le fantomatiche carte jolly, le carte subirono un cambiamento da forma quadrata a rettangolare e la scatola passò dal metallo al cartoncino. Ora, con 4 o 5 eurini in più potrete trovare anche una versione “lussuosa” del gioco con scatola in metallo e carte nuovamente quadrate. Buona lettura!

On the Board #5: Hanabi

di Davide “Canopus” Tommasin

Per questa puntata di On the Board ci occuperemo di un filler molto carino e interessante da 2 a 5 giocatori per una durata di una mezzoretta circa. Hanabi è un titolo alquanto originale dato che è un cooperativo dove i giocatori non vedono le proprie carte ma quelle dei loro compagni di squadra mettendo, quindi, alla prova la loro capacità di comunicazione e coordinamento. Per certi versi mi ricorda un po’ il poker indiano, anche se quello ovviamente non è cooperativo!

Pasha: un filler al sapor di Persia

di Alberto “Doc”

Arriva l’estate e con essa diverse case editrici cominciano a sfornare i primi loro prodotti in vista di Essen. E’ il caso di White Goblin Games che propone Pasha, un filler da 30 minuti con una ambientazione a sfondo persiano ma che capirete subito essere piuttosto fittizia. Vediamo allora in cosa consiste.

La Boca: in Argentina con Kosmos

di Alberto “Doc”

Kosmos, casa editrice specializzata nei giochi per due persone, propone fra le sue nuove uscite La Boca, un’idea nata dalle menti di Inka e Marcus Brand la cui ambientazione si rifà all’omonimo quartiere argentino di Buenos Aires dove luoghi e costruzioni spiccano per i loro colori vivaci creando un effetto visivo a mo di patchwork piuttosto suggestivo. Ma entriamo nel merito del gioco…

Kingdoms – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Kingdoms è un gioco di Reiner Knizia, autore prolifico famoso per produrre dei giochi piuttosto carini, ma con le ambientazioni appiccicate sopra con poca logica (una delle poche eccezioni è Star Trek Expeditions di cui ho già parlato). In particolare, Kingdoms è un gioco particolare, è un po’ come la gramigna che non muore mai (un detto delle mie parti). In effetti la prima edizione risale al 1994, da cui sono poi seguite una serie di riedizioni, adattamenti e localizzazioni nelle lingue più disparate (pure giapponese), più precisamente nel 2002, 2003, 2011 e l’ultima nel 2012. Dopo la prima versione del gioco, targata Hans im Glück, tutte, o quasi, le altre versioni sono a cura del colosso Fantasy Flight Games. Il gioco è stato addirittura riadattato per sfruttare il marchio commerciale del film di Beowulf, abbiamo quindi il boardgame di Beowulf: The Movie, che però vede una sostanziale modifica del tabellone (da quadrato diventa a spina di pesce, non sto scherzando), sufficiente a considerarlo tutto un altro gioco. Ma cosa avrà questo titolo, praticamente senza ambientazione, da renderlo un eterno ritorno? Proviamo a scoprirlo insieme.

Keyflower – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Già sento le prime obiezioni: ma non era Mayflower? Si, è vero. Ma il gioco ha in comune con la barca che trasportò i padri pellegrini veramente solo la storpiatura del nome e qualche richiamo grafico. Keyflower è un gioco che unisce tra loro in modo molto buono 3 diverse meccaniche: aste, piazzamento tessere e posizionamento lavoratori, qualcuno dirà anche collezione oggetti,ma questa ultima solo in piccolissima parte. Aspetto sicuramente lodevole, ma l’ambientazione è praticamente assente e il gioco appare un astratto con una grafica molto colorata. Questo non significa che non sia un titolo divertente, non per niente è considerato il miglior titolo della serie Key. Cos’è la serie Key? È una serie di 8 giochi firmati da Richard Breese e che hanno come unico reale aspetto comune l’autore e la parola key nel titolo. La serie Key prende vita nel 1995 e molti dei titoli che la compongono sono considerati ormai fuori produzione. Dei 7 titoli, solo gli ultimi 3, Keyflower, Keymarket e Keyharvest, condividono anche lo stesso impianto grafico. Giusto per completezza vi dico che gli altri 4 titoli della collana sono, dal più giovane al più vecchio: Keythedral, Keytown, Keydom e Keywood. Ma ora non perdiamo tempo a rinvangare il passato e parliamo dell’ultimo nato della famiglia.

Qin: il Professor Knizia ci porta in estremo oriente

di Alberto “Doc”

La Eggertspiele presenta Qin, una delle ultime fatiche del professor Reiner Knizia che ci porta in estremo oriente più di 2000 anni fa, al tempo dei regni combattenti, e prendendo spunto dai continui conflitti conquiste e cambiamenti di confine di questo periodo storico ci propone un gioco… ovviamente astratto! ;) Vediamolo meglio…

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