Tag Archives: Gioco di aste

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Guilds, il videotutorial

di Sara “Miss Meeple” Trecate

Guilds, gioco di aste, carte e tile placement di Christian Giove, edito da Giochi Uniti, è ambientato nel favoloso Regno di Anderis, dove l’esigente sovrano richiede la formazione di Gilde confacenti ai suoi gusti.

Da 2 a 4 giocatori si contenderanno i personaggi più potenti, influenti, ricchi e meschini del regno, ingaggiandoli al mercato.

Jewels: mercanti di preziosi nel regno di Marylia

di Alberto “Doc”

Nell’ultimo numero di Flash News Corner abbiamo accennato ad un progetto tutto italiano in corso su Kickstarter in queste settimane. Mi sto riferendo a  Jewels progettato e prodotto dalla E9Solutions. Venuti in possesso della bozza del regolamento, oggi approfondiamo l’argomento per capire meglio di che si tratta e se può essere interessante partecipare alla raccolta fondi.

Five Tribes: I Geni di Naqala – Recensione

di Davide “Canopus”

Quando si percorre l’impervia strada del recensore capita spesso di porsi pippe mentali sulle meccaniche dei giochi, come per esempio se Five Tribes utilizza la meccanica della mancala oppure no. La mancala è una meccanica che trova origine in Africa e Medio Oriente, quindi è già suggestivo che l’ambientazione di Five Tribes sia proprio uno di quei paesi arabi che danno i natali alla mancala, se poi ci mettiamo il fatto che la parola mancala deriva dal termine arabo naqala, la cui traduzione è ‘spostare’, direi che il cerchio si chiude. Giusto per saperne di più, la mancala è una meccanica per cui da una casella si raccolgono tot pezzi e si piazzano nelle caselle successive, uno per casella, finché non terminano, eseguendo un’operazione detta semina, quel che succede dopo in quanto ad eventuali effetti dipende dal tipo di gioco. Il dubbio nasce in me dal fatto che generalmente la mancala si gioca su un percorso circolare o comunque lineare, mentre in Five Tribes ci si muove bidimensionalmente su una griglia di 30 tessere. Detta questa piccola curiosità storica, avevo già avuto modo di provare Five Tribes allo Spiel 2014 e non mi aveva colpito per niente, mi era sembrato decisamente troppo freddo e macchinoso, forse anche colpa del pessimo inglese del dimostratore e dei reference sheet solo in tedesco. Ritrovato agli Asterion Gaming Days a giugno di quest’anno, gli ho dato una seconda possibilità, giusto per essere magnanimo, e non so se parte del merito va anche alla spiegatrice, paradossalmente molto più preparata del tizio di Essen, ma mi è piaciuto tantissimo. L’impressione fu folgorante: un puzzle da risolvere, una matrice di tessere con sopra pedine colorate e bonus, un rebus da risolvere prima e contro gli avversari nel distribuire le pedine così da ottenere il massimo effetto dai bonus e, per finire, un sistema di punteggio che tiene conto praticamente di tutto quello che si fa nel gioco. Certo, il regolamento non era assolutamente semplice ed immediato e le possibilità erano tante, ci sta che spiegato da un tedesco che mastica poco l’inglese non avessi capito poi molto. Mea culpa! Five Tribes è ‘frutto’ di quel Bruno Cathala che già ci ha stupiti con Abyss, Cyclades, Shadows over Camelot e tanti altri, ed edito dalla Days of Wonder, ormai anche questo un altro modo di dire Asmodee. Ovviamente, quel sottotitolo, i geni di Naqala, non si riferisce ad un luogo ma è un riferimento alla mancala, se lo cercate su google maps vi salterà fuori la sede dell’Asterion. Ma ora andiamo a conoscere i geni di Naqala.

M.U.L.E. The Board Game: dai pixel del 1983 un classico che ritorna in scatola

di Alberto “Doc”

Nei primi anni ottanta quando andavamo in sollucchero per i videogiochi che mostravano grandi pixel muoversi sui nostri schermi a tubo catodico, ne venne realizzato uno ispirato principalmente ai giochi da tavolo e che diventò ben presto un classico: M.U.L.E. Più di trent’anni più tardi, Lautapelit.fi riprende in mano questa gloria del passato nel tentativo di trasformarla in un moderno gioco da tavolo. Sto parlando di M.U.L.E. The Board Game. Ci saranno riusciti? Scopriamolo.

Scoville: un gioco piccante al punto giusto

di Alberto “Doc”

Agricola ha aperto la strada a diversi altri giochi in tema di coltivazione ed ecco così arrivare fresco fresco da Kickstarter un nuovo titolo dai sapori piuttosto infuocati. Sto parlando di Scoville che verrà prodotto dalla Tasty Minstrel Games in cui dovremo preoccuparci di coltivare i peperoncini più piccanti mai visti. Vediamo come.

On The Board #16: Yunnan

di Luca “Maledice79” Lanara

E visto che era un po’ che non parlavamo di tedeschi ecco che arriva l’on the board di Yunnan. Un gioco di viaggi, di aste speciali e di rotte commerciali. E di viaggi questo gioco se n’è fatti visto che viene dritto da Essen.  Come al solito auguro buona visione, e perdonate la leggera sfocatura. (tranquilli il Doc ha già caricato il fucile per questo :D )

Rialto – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Uno dice Venezia e la gente a che pensa? I veneziani probabilmente all’acqua alta, mentre i tedeschi pensano a gondole e ponti. Deve aver fatto questo ragionamento Stefan Feld quando si è trovato una meccanica astratta di controllo territorio e “aste che non sono aste” e doveva infilarci sopra una qualche ambientazione. Mi sembra quasi di sentirlo: “ma si, mettiamoci Venezia, ci sono andato il mese scorso è ho mangiato una frittura di pesce da paura, e poi faccio che i giocatori mettano giù ponti e gondole come non ci fosse un domani!”. Come avrete intuito, parliamo di un gioco di Feld, che come la maggior parte dei suoi giochi presenta meccaniche completamente slegate dall’ambientazione. Rialto fa parte di quella tripletta di titoli di Feld, con Bora Bora e Bruges, apparsi nel mercato durante il primo quadrimestre del 2013 e che hanno generato grandi aspettative. Forse, dei 3 Rialto è stato quello passato più inosservato anche se, a mio parere, immeritatamente dato che il titolo è molto interessante. Probabilmente questo snobismo dipende dal fatto che non è decisamente il solito Feld: innanzi tutto si capisce da subito cosa si deve fare per impostare una strategia, sintomo di una grande linearità, poi non ci troviamo la solita scatola feldeliana piena di roba che ci vuole 40 minuti a fare un setup e, infine, i modi di fare punti sono contenuti, quindi non si perde mezza serata a contare punti su punti con integrali e derivate. Detto questo, non aspettatevi assolutamente un gioco poco profondo! Ma veniamo al dunque…

Keyflower – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Già sento le prime obiezioni: ma non era Mayflower? Si, è vero. Ma il gioco ha in comune con la barca che trasportò i padri pellegrini veramente solo la storpiatura del nome e qualche richiamo grafico. Keyflower è un gioco che unisce tra loro in modo molto buono 3 diverse meccaniche: aste, piazzamento tessere e posizionamento lavoratori, qualcuno dirà anche collezione oggetti,ma questa ultima solo in piccolissima parte. Aspetto sicuramente lodevole, ma l’ambientazione è praticamente assente e il gioco appare un astratto con una grafica molto colorata. Questo non significa che non sia un titolo divertente, non per niente è considerato il miglior titolo della serie Key. Cos’è la serie Key? È una serie di 8 giochi firmati da Richard Breese e che hanno come unico reale aspetto comune l’autore e la parola key nel titolo. La serie Key prende vita nel 1995 e molti dei titoli che la compongono sono considerati ormai fuori produzione. Dei 7 titoli, solo gli ultimi 3, Keyflower, Keymarket e Keyharvest, condividono anche lo stesso impianto grafico. Giusto per completezza vi dico che gli altri 4 titoli della collana sono, dal più giovane al più vecchio: Keythedral, Keytown, Keydom e Keywood. Ma ora non perdiamo tempo a rinvangare il passato e parliamo dell’ultimo nato della famiglia.

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