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Prelibati prototipi

di Walter “Plautus” Nuccio

Una volta [nel bar] entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una grande pasta bianca e nera […] Subito nel bar si sparse la voce: “Hanno mangiato la Luisona!”. La Luisona era la decana delle paste e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a fare le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti. […] La particolarità di queste paste è infatti la non facile digeribilità. Quando la pasta viene mangiata, per prima cosa la granella buca l’esofago. Poi, quando la pasta arriva al fegato, questo la analizza e rinuncia […] a digerirla. La pasta, ancora intera, percorre l’intestino e cade a terra intatta dopo pochi secondi.

Non vi sembra che la Luisona di cui parla Stefano Benni (Bar Sport) assomigli ad alcuni giochi da tavolo, che nonostante l’apparenza appetitosa si rivelano poi irrimediabilmente indigesti?

Il gioco veste Prada: dietro la grafica di un boardgame

di Max “Luna” Rambaldi

E insomma, ‘sta gente che sparisce dalla redazione di Gioconauta senza ragione…

Dopo aver illuminato le vostre menti con gli articoli di Plautus dedicati alla nascita di un gioco, dal game design al playtest, è giunto il momento di rinvigorire la materia grigia con un po’ di colore. Perchè oltre alla struttura e alle meccaniche, buona parte del sottile feeling che ci lega ai nostri giochi preferiti passa per la grafica.

Vi narrerò quindi del primogenito della neonata Horrible Games: Co-mix.

Niente di personale

di Max “Luna” Rambaldi

Mi farà sempre morir dal ridere l’appropriazione indebita di terminologie straniere. Perchè l’estero fa sempre più figo.
Noi lo chiamiamo Il Boss. Loro lo chiamano The Capo.
Io appunto un generico Idiozia alla questione, ma giusto così, niente di personale.

Tornando ai giochi, passiamo alla Dice Tower Games. Il sito, noto per i suoi podcast e recensioni nell’ambito dei giochi da tavolo e di carte, è passato al lato oscuro della forza, decidendo dopo tanto parlare di giochi altrui, di realizzarne uno.

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