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Keltis – Il gioco di carte: la rivincita del Pesca e Gioca

di Walter “Plautus” Nuccio

Secondo i canoni del game design moderno, le meccaniche del tipo “pesca e gioca” non dovrebbero nemmeno essere prese in considerazione: com’è possibile che si possa costruire un piano, una strategia, quando gran parte del gioco consiste nel pescare carte a caso da un mazzo? Tuttavia questo pensiero, come accade anche in altri casi nel game design, è frutto di un pregiudizio: diversi autori hanno dimostrato, e in più di un’occasione, come sia possibile costruire giochi molto interessanti partendo da una meccanica semplice come questa e “correggendola” con opportuni accorgimenti.
Non ci riferiamo qui solo a giochi come Bang!, in cui è il meccanismo dei ruoli nascosti, più che la pesca, a rivestire un ruolo fondamentale nel gioco, e nemmeno a titoli come Munchkin, dove il fulcro del gioco è la varietà di effetti diversi innescati dalle singole carte. No, il pesca è gioca è presente anche in giochi tipicamente german, benché opportunamente affiancato da una serie di espedienti che forniscono al giocatore un discreto grado di controllo sulla partita. Uno di questi giochi è Keltis – Il gioco di carte, del grande Reiner Knizia.

Un pattern noto a tutti: Jolly

di Walter “Plautus” Nuccio

La “caccia” ai pattern, cioè a quelle idee che è possibile riscontrare in tanti giochi diversi, è ricca di sorprese. In alcuni casi l’idea individuata mostra delle caratteristiche marcate ed evidenti, e tuttavia non ha ancora una sua identità definita, non ha un nome. Ne abbiamo parlato nell’articolo precedente, dove è stato scelto il nome di “Corsa” per l’espediente che consiste nel premiare il primo giocatore che raggiunge un determinato obiettivo. E’ altrettanto frequente, però, imbattersi in concetti che sono talmente diffusi da aver acquisito già un nome ben definito, un nome che tutti gli addetti ai lavori o perfino i semplici appassionati conoscono. Un esempio lampante di questo caso è il Jolly. Sappiamo tutti cos’è un Jolly: a chi non è venuto in mente il classico ”giullare”, immancabile protagonista dei mazzi di carte francesi? Potremmo chiederci quale sia, in casi come questi, l’utilità di rappresentare il concetto sottoforma di pattern. Le motivazioni sono diverse, e qui voglio esaminarne alcune con voi.

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