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Majesty | Recensione

di Davide “Canopus” | Majesty

Il mio rapporto con Majesty è sempre stato in un certo senso conflittuale. Innamoratomi a prima vista allo Spiel di due anni fa, al punto di acquistare la versione tedesca per non aspettare la traduzione in italiano by Asmodee, ho avuto raffreddamenti rapidi e improvvisi ritorni di fiamma nel corso del tempo, motivo per cui ne parlo solo ora. Attirato sulla carta da una meccanica interessante è un autore che apprezzo molto: quel Marc Andrè che ci ha fatto giocare prima a Splendor e poi al meraviglioso (per me almeno) Barony. Majesty si presenta come un titolo di collezionamento set di carte con la “semplice” logica del “più se ne ha più sarà potente l’effetto la prossima volta che si collezionerà una carta dello stesso tipo”. Perché ho avuto alti e bassi? Cosa rende questa semplice meccanica interessante? Dovrete ovviamente continuare a leggere. Nota rilevante, parlo della versione tedesca, ma le regole sono le stesse per tutte le versioni (e mi pare anche i materiali), quindi continuate pure a leggere senza timore alcuno.

Barony – Recensione

di Davide “Canopus”

Giugno 2015, Asterion Gaming Days, quasi mi sedevo contro voglia al tavolo per provare Barony. I commenti di chi lo aveva provato prima di me, malefico Renberche, mi avevano decisamente smontato parlando di un gioco tutto incentrato sul combattimento, risolto tramite la maggioranza di pedine in un’area, e molto freddo e matematico. Di solito il secondo punto per me non è un problema, ma se devo passare tutto il tempo a combattere tendo a trovare l’esperienza ludica un po’ stressante… per la serie interazione diretta si, ma non a farne indigestione. Lo ‘spiegatore’ era in gamba, chiaro e coinciso, inoltre adorava il gioco, cosa che aiuta sempre quando lo si deve spiegare per due giorni di fila a degli estranei. Partita a 3 con io, lui e il Doc. Si inizia come mi aspettavo, titolo calcolatore e matematico, primo posizionamento che tiene conto del vantaggio di iniziare per primi ribilanciando le cose. Dovrebbe essere un controllo territorio ma in realtà la questione non è tanto mantenere le posizioni, quanto guadagnare ‘risorse’ dalla colonizzazione e posizionare alcune strutture in punti cardine per bloccare il passaggio agli avversari. Il combattimento è fondamentale, ma non il centro del gioco e, anzi, non ne facciamo un utilizzo per niente intensivo. La partita fila liscia, nulla lasciato al caso e meccanica assolutamente scacchistica; il gioco termina con una barriera enorme che taglia a metà il tabellone, degna del Trono di Spade, e il Doc che mi soffia la vittoria di una sola mossa, colpa mia che alla fine fui troppo cautelativo ed evitai di rischiare. Mi alzai dal tavolo per nulla sazio, con tanta voglia di rigiocarlo e tentare nuove strategie e configurazioni della mappa per questo titolo dal sapore assolutamente german e un forte retrogusto di scacchi. Per dare qualche dato biografico di Marc André abbiamo già parlato in occasione del suo ottimo Splendor, mentre l’illustratore, Ismaël Pommaz, ha dato la grafica anche al discussissimo Archipelago. Ma ora, messere e messeri, ben venuti nel regno di Barony.

Splendor – Recensione

di Davide “Canopus”

Splendor è un gioco francese di Marc Andrè, sicuramente un autore poco noto dato che è al suo secondo titolo. Voglio subito descrivere quello che più mi ha colpito quando ho aperto la scatola rettangolare di dimensioni medio-piccole: gettoni e regolamento. I gettoni perché sono delle pesantissime e robustissime fiche, di grande spessore, verso cui provo un’ossessione compulsiva e cerco sempre di metterle tutte in piedi sul bordo; il regolamento non tanto perché è corto, lineare e semplice, ma per la descrizione molto ironica e al limite del demenziale che autore ed illustratore hanno lasciato di sé, denotando due tizi con cui potrei berci benissimo una birra. Ma alla fine questo Splendor cos’è? Per dirla molto sinteticamente è un gioco di carte, un astrattone, abbastanza fortunoso, in cui lo scopo è di collezionare carte per ottenere punti ed essere i primi ad arrivare a 15. Ma scendiamo un po’ nei dettagli…

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