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Le parole nel game design

di Walter “Plautus” Nuccio

Come per molte altre attività di progettazione, nel game design la comunicazione riveste un ruolo fondamentale. Che si tratti di esporre un’idea o una possibile soluzione al proprio co-autore, di scrivere un articolo di carattere tecnico, o ancora di redigere un regolamento chiaro e fruibile da tutti (anche da giocatori inesperti), in tutti questi casi la scelta dei termini giusti è particolarmente importante: cosa intendiamo esattamente per risorsa, profondità, dinamica? Probabilmente più di una persona avrebbe qualche difficoltà a dare una risposta precisa ed esauriente a domande simili. Questo ci offre lo spunto per cominciare a riflettere sull’uso corretto dei termini e, perché no, per contribuire alla definizione di un vocabolario più preciso, che possa essere utilizzato sia da chi crea i giochi, per trasmettere le proprie idee con maggiore precisione, si da chi ne usufruisce, in modo che possa godere appieno dell’esperienza ludica senza il timore di aver interpretato male le regole.

Can’t stop: non riesco a smettere di giocare!

di Walter “Plautus” Nuccio

Se siete degli aspiranti autori di giochi di sicuro sarete affascinati dalla incredibile complessità di alcuni gestionali, come Agricola con le sue tante meccaniche e le decine di carte differenti o il più recente Tzolk’in col suo intreccio di risorse, edifici e tecnologie. Ma per comprendere alcuni dei principi basilari di game design non è sempre indispensabile far riferimento a giochi così articolati. Anche un gioco semplice, o addirittura estremamente semplice, può rivelare, ad una analisi attenta, notevoli elementi di eleganza e fornire interessanti spunti di riflessione. Analizzare un gioco elementare è un po’ come quando, in Fisica, si studiano il pendolo semplice o il piano inclinato: dei modelli talmente essenziali che raramente trovano riscontro nella realtà, della quale sono solo approssimazioni, ma che nonostante ciò si rivelano essere una solida base per indagini su sistemi più complessi. Quello che voglio proporvi oggi, quindi, è di analizzare insieme un gioco che, a fronte della sua estrema semplicità, risulta essere divertente, elegante e ben strutturato.

Giochi e profondità

di Walter “Plautus” Nuccio

Qualche tempo fa mi ritrovai nel bel mezzo di una discussione tra due amici, che stavano dibattendo su quale gioco, tra Citadels e 7 Wonders, dovesse essere considerato più profondo. Uno dei due parteggiava per 7 Wonders, data la grande quantità di strategie disponibili, mentre l’altro ribatteva che Citadels fosse da preferire, data la quantità di considerazioni da fare per intuire il comportamento degli avversari. Chi dei due aveva ragione? Devo ammettere che sul momento la domanda mi spiazzò, ma riflettendoci arrivai presto alla conclusione che… stavano parlando di due cose completamente diverse!

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