BattleCon: Devastation of Indines fissa nuovi standard nel mondo dei beat’em up

Di Federico “Kentervin”

La battaglia imperversa ancora sulle terre di Indines. La Level 99 ha fatto tesoro dell’esperienza accumulata nella produzione di War of Indines e del feedback dei vari giocatori, permettendole di proporre con BattleCon: Devastation of Indines un prodotto più maturo ed in linea con gli attuali standard di mercato.
La grafica risulta più uniforme e di qualità molto elevata; è stata inoltre introdotta una plancia più grande, gettoni, personaggi in cartoncino, nuove modalità di gioco, arene, personaggi “freelance” e molto altro ancora.
Se tale pletora di novità vi ha lasciati interdetti, aspettate di leggere il resto dell’articolo.

Sono state introdotte 7 nuove arene, stampate su carte più grandi e a doppia faccia: con il passare del tempo anche le condizioni dell’arena cambiano, quindi ad un certo punto la carta corrispondente verrà girata e l’arena muterà andando ad influenzare la battaglia in corso.

Le mosse finali dei personaggi ora sono anch’esse a doppia faccia, permettendo ai giocatori di scegliere ad inizio partita quali delle due utilizzare: ricordo che si tratta di mosse devastanti con le quali rovesciare l’esito dello scontro, in quanto utilizzabili come ultima risorsa (si possono giocare una sola volta e solo quando ci si ritrova con 7 Punti Vita o meno).

La plancia ora conta 9 spazi, può contenere le carte giocate ed è circa 10 volte più grande di quella di War of Indines.

Vi sono inoltre 7 nuovi personaggi promozionali, uno dei quali proveniente direttamente da Sentinels of the Multiverse e due che altri non sono che gli animaletti dei vari personaggi (uno è Juto proveniente da War of Indines, l’altro è Borneo da Devastation of Indines), pronti a darsele di santa ragione.

E’ stata aggiunta una modalità multiplayer e agli acquirenti di BattleCon: Devastation of Indines verrà data la possibilità di scaricare gratuitamente un libro contenente  illustrazioni, una guida strategica ed una modalità campagna (questo libro è disponibile anche in versione cartacea), oltre ad una versione Print and Play del gioco con una veste grafica alternativa.

Se nel primo capitolo della serie avevamo a disposizione 18 lottatori, qui ne sono stati introdotti addirittura 26 (a cui se ne aggiungeranno altri due, scelti tramite una votazione fatta da tutti i partecipanti alla raccolta fondi), ma la novità più interessante in termini di varietà delle meccaniche risulta sicuramente l’introduzione degli Strikers.
Questi altri non sono che i personaggi della serie Indines a cui sono stati aggiunti nuovi lottatori che si presenteranno in futuro. Sono una cinquantina di carte (una per lottatore rappresentato) che possono essere utilizzate assieme al proprio lottatore, una sorta di partner da fare scendere in campo e che possiamo utilizzare in maniera differente.
Possiamo farli intervenire al nostro posto, utilizzando l’apposita abilità che ci darà un bonus immediato, oppure come carta Style, ampliando le nostre capacità di combattimento.
Vi sono altri modi per utilizzare gli Striker, il che permette di donare un’ulteriore profondità strategica al gioco (anche se va ricordato che si tratta di un’espansione e che quindi va acquistata a parte).

Sono state aggiunte nuove modalità di gioco:

Boss, che permette di combattere in 3 o 4 contro un Boss Finale (4 differenti, ognuno col proprio stile di combattimento)

BattleQuest, che trasforma il gioco in una sorta di beat’em up a scorrimento orizzontale in cui fino a 3 giocatori possono cooperare per sconfiggere dei nemici automatizzati posti a difesa di un dungeon scelto tra una rosa di 6.

Ai partecipanti alla raccolta fondi era data la possibilità di acquistare diversi pacchetti, all’interno dei quali trovavano posto anche:

Disc Duelers, un gioco formato da una cinquantina di dischi in legno rappresentanti i vari combattenti, accompagnati da una carta che ne descriveva l’abilità speciale

Pixel Tactics 2, gioco che riprende le caratteristiche del suo predecessore e che utilizza i personaggi che non erano stati inseriti nella prima edizione

7 Cards Slugfest, un altro gioco in cui, utilizzando 7 carte, i giocatori simulano una rissa al bar: si giocano le proprie carte coperte contro gli altri avversari e non appena tutte le carte sono state giocate, queste vengono girate e risolte.
I giocatori cercano di mettere fuori gioco gli altri avversari prima di finire ko.

1 Playmat, disponibile in due diverse varianti

Un libro con copertina rigida contenente immagini, trucchi, consigli e le regole per giocare in modalità campagna

Sovrabbondante è la parola che meglio definisce questo gioco.
Con molte modalità di gioco ed una nutrita schiera di avversari da affrontare, il rischio di rimanere disorientati è reale, facendoci balenare un dubbio: riusciremo mai a provare tutti i personaggi presenti?
A mio parere 12 – 16 protagonisti erano più che sufficienti, mi chiedo quanto tempo ci vorrà per padroneggiarne 26. Il rischio è di non riuscire a sviscerare bene le qualità e le caratteristiche di ogni lottatore, fermandosi ad una conoscenza superficiale.
In questo momento la campagna per la raccolta fondi si è appena conclusa.
Il successo è stato tale che i fondi raccolti hanno permesso di introdurre anche delle Carte Handicap (utili per dare un vantaggio ai giocatori inesperti che si trovano ad affrontare avversari navigati) e delle Carte Equipaggiamento.

Devastation of Indines si presenta come un gran bel gioco, solido, vario e ben rifinito. I vari lottatori e la presenza degli Strikers lo rendono longevo e vario, un gioco a tutto tondo in grado di deliziare ed appassionare i patiti del genere che troveranno pane per i loro denti. Una partita non supera i 30 minuti, permettendo così di provare varie tecniche e combattenti, per la gioia di quanti cercano un filler che possa catturare l’attenzione di neofiti e di giocatori incalliti.
Devastation of Indines quindi centra l’obiettivo presentandosi come un prodotto professionale, dalla grafica curata, dotato di molteplici modalità di gioco e che va a sviscerare aspetti che nel primo titolo erano presenti ma poco approfonditi, una versione 2.0 di War of Indines che saprà regalare enormi soddisfazioni nella misura in cui saprete dedicarvi il giusto tempo.
L’unico appunto che mi sento di muovere è insito nella struttura stessa del gioco, restando valido quanto detto a suo tempo per il primo capitolo della serie.
War of Indines: Devastation of Indines, così come il suo predecessore, richiede impegno e dedizione per poter essere apprezzato appieno.
Se siete giocatori “mordi e fuggi”, abituati a non fare due volte una partita con lo stesso gioco, Devastation of Indines vi sembrerà ben poca cosa.
Level 99 ha diversificato i personaggi in base alla difficoltà nel padroneggiarne le varie tecniche, dando la possibilità di apprenderne le meccaniche un poco alla volta. Va da sé però che comunque un minimo di applicazione ci vuole se non volete ritrovarvi a giocare coppie di carte a caso.

Ho provato ad utilizzare un paio di personaggi (nel nostro caso Eligor e Shekhtur) e devo dire che i due personaggi combattono in maniera differente. Il primo ha dalla sua un’alta resistenza al danno ed allo stordimento, anche se paga con la mobilità di una sedia a dondolo (ancora imballata) ed un range ridottissimo. Shekhtur punta invece su un alto valore di iniziativa, anche se risulta poco resistente. L’esperienza di gioco che i due personaggi sono in grado di restituire è completamente diversa, senza contare che si tratta di lottatori di livello base, indicati a chi voglia impratichirsi con le regole del gioco.
Spostandoci su lottatori di livello superiore, il numero di mosse a disposizione si innalza di conseguenza: già utilizzando Joal o Malandrax ci ritroveremo con 5 mosse base in più (i lottatori di livello base ne hanno solo una) restituendoci dei combattenti fortemente caratterizzati ed in grado di soddisfare i gusti dei giocatori più esigenti.

A breve sarà disponibile un portale dedicato a BattleCon, mentre chi volesse acquistare BattleCon: Devastation of Indines può optare per una versione Print and Play (15 $ per la versione comprendente l’espansione Strikers, 25 $ se si desidera anche BattleCon: War of Indines) o per la versione classica (60 $ per chi ha partecipato a Kickstarter, 70 $ se acquistato sul loro store online) comprendente BattleCon: Devastation of Indines e Strikers.
La quantità spropositata di materiale prodotto ha convinto l’autore ad introdurre una Extended Edition (che verrà data gratuitamente a coloro che hanno sostenuto il progetto e che verrà successivamente messa in vendita anche nello store online) contenente:

– Chibi Standups
– 8-Bit Standups
– Un pacchetto contenente un aggiornamento per BattleCon: War of Indines che include nuove mosse finali ed alcune modifiche atte a migliorare il bilanciamento generale dei personaggi.

Quest’ultima declinazione di BattleCon conquista il podio di miglior gioco di combattimento attualmente in circolazione in virtù di una completezza, una ricchezza di contenuti ed una qualità difficilmente riscontrabile in altri prodotti del genere.

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