Detective: Operazione Vienna – Recensione

| Impressioni

I materiali, soprattutto le carte Pista, sono di buona qualità, per il resto come componentistica il gioco non offre molto, ma non è certo questo il suo punto di forza. Come grafica l’ho apprezzato, è chiara e ha un senso di retrò che aiuta a immedesimarsi nell’ambientazione. Forse un po’ scomodo il blocco di fogli con i documenti e un po’ troppo leggere come spessore le carte Operazione. Esiste anche una promo, data per chi aveva fatto il preordine ma forse in seguito recuperabile, che fornisce un tocco in più al gioco su questo punto.

L’ambientazione è ben resa, ci sono tanti elementi che riportano al periodo storico in questione, con riferimenti a fatti e persone reali dell’epoca. Apprezzabili gli elementi multimediali in stile, e l’inserire la storia all’interno di una trama geo-politica accativante. Quanto a essere delle spie, beh qui è molto soggettivo (non sono mai stato una spia, quindi non so come funzioni) ma la gestione delle tracce che fa da contatore del tempo, e la scelta di compiere determinate operazioni (pagandole) aiuta nell’immedersimazione.

Il regolamento è scritto bene e non presenta grossi problemi. Una cosa che suggerisco è di leggere per bene le ultime pagine dove sono indicate gli elementi principali del gioco che lo differenziano da Detective: sulla scena del crimine.

Ormai si può dire che l’idea delle carte Pista sia consolidata, dando il via non a una vera meccanica ma sicuramente ad un modello. Per quanto riguarda la parte di enigmi e crittografia arriviamo al punto che ho trovato più dolente. Ho trovato infatti le serie numeriche abbastanza banali e soprattutto quasi tutte uguali come schema (e vi assicuro che non sono l’erede di Gauss), la parte di decifratura dei codici solo un esercizio di dettatura, niente che richiedesse un vero sforzo analitico. Carina l’idea del gioco dei puzzle (alias dell’impiccato) anche se un po’ storce con il sistema complessivo. Le domande a trabocchetto sulle carte una cosa simpatica, ma senza un vero fine. Questi sottogiochi, la cui soluzione tra l’altro può essere ottenuta mediante la webapp, sono un’indicazione che sono stati messi per essere risolti facilmente e per non impattare troppo sulla narrazione. Per me è un peccato, perché sminuisce un po’ l’impegno sul lato “spia”.

Un ulteriore fattore non negativo ma sicuramente da tener conto, è il fatto che non c’è, almeno all’apparenza, una risoluzione corretta di una missione. Le vostre decisioni porteranno a delle conseguenze e, potenzialmente, vi possono essere più strade percorribili. Su questo punto non voglio sbilanciarmi molto, anche perché non vorrei spifferare troppo e rovinarvi l’esperienza. Manca quella soddisfazione che Detective: sulla scena del Crimine fornisce quando ottenete il punteggio alla fine, per quanto riceverete comunque dei feedback; forse su questo punto si poteva fare di più.

Complessivamente le missioni mi sono sembrate abbastanza facili, o perlomeno non raggiungono la complessità dei casi del predecessore. In due ore in generale si arriva a una conclusione e il numero di persone e collegamenti da fare è inferiore. Questo non vuole essere un difetto, ma solo una caratteristica del gioco, che si può dire sia stato un po’ snellito.

Il rischio di giocatore alpha è ovviamente molto alto, ma in giochi come questi, cooperativi puri senza un turno di gioco fisso, è bene scegliersi bene il gruppo di gioco.

I quattro casi vi garantiscono circa dieci ore di gioco, poi la curiosità di riprovare qualche altra strada può rimanere, ma è innegabile che il gioco da tutto alla prima esperienza. Su questo punto vi è un calo rispetto a Detective: sulla scena del Crimine, dove i casi erano cinque e molto più lunghi (e complessi).

Qui dipende da quanto è affiatato e soprattutto organizzato il gruppo, due-tre giocatori credo sia la misura ideale, ma sia in solitario che in cinque giocatori lo si può ugualmente apprezzare.

| Conclusioni

Insomma questo Detective: Operazione Vienna mi ha convinto per certi aspetti e deluso per altri. Forse mi aspettavo un gioco più complesso di Detective: sulla scena del Crimine mentre invece si ha di fronte un titolo più leggero e adatto a un pubblico più ampio. Se nella parte di resa dell’ambientazione e storia complessiva sono rimasto molto soddisfatto, decisamente meno per quanto riguarda la parte di enigmi e decifrature. E ve lo dice uno che in generale odia i giochi basati su quelle meccaniche. Dal punto di vista storico mi piace l’immersione che il gioco fornisce, con diversi riferimenti a fatti, organizzazioni e situazioni di quel periodo.

In conclusione se Detective: sulla scena del Crimine vi ha appassionato vi consiglio anche questo titolo, magari da giocare con qualcuno appassionato di Guerra Fredda e spie e che non necessariamente sia un giocatore assiduo.

Resa dell’ambientazione Poco sentito l’aspetto investigativo
Partecipazione alle decisioni della storia Enigmi troppo facili e poco variabili
Traduzione italiana senza sbavature Portale online che manda in sovraccarico il processore (su OSx)*
Tempo di gioco accessibile

 

*da verificare l’app per cellulare dedicata.

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Renberche

German per vocazione e genetica, ma amante anche dei giochi storici. Segue ciò che Kickstarter produce, spesso pentendosene. Gioca a tutto ma si lamenta quando c'è un dado da tirare. Conosciuto anche come il nauta polacco, data la passione per i giochi in tema Est Europa. La mia top 3? Agricola, Twilight Struggle, Le Havre. La mia bottom 3? Unlock, Avalon e Intrigue. Perché una formica come logo? Ovvio perché adoro i giochi con le formiche (e anche api, ma dovevo scegliere). Dov'è Alkyla? C'è un articolo a riguardo. Extra: divoratore di libri, fanatico di F1, socio CICAP e web master di questo sito.

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