Pulitzer – Recensione e tutorial – Il filo rosso tra giornalismo e piazzamento lavoratori – OnTheBoard 149
di Daniel “Renberche” | Pulitzer
| Titolo | Pulitzer |
| Autore | David Vaquero |
| Lingua versione provata | Inglese, spagnola |
| Editore versione provata | Tranjis Games |
| Altri editori | – |
| Numero giocatori | 1-5 |
| Durata partita | 60 – 120 minuti |
| Anno pubblicazione | 2025 |
| Altri titoli |
–
|
| Meccaniche | Maggioranze, Piazzamento lavoratori, Set collection, Eventi, Filo & Spago |
| Dipendenza dalla lingua | Nessun testo utilizzato nel gioco |
| Livello di difficoltà | Medio alto |
| Prezzo indicativo (in data recensione) | Circa 60€ |
Ne uccide più la penna che la spada
| Cos’è Pulitzer
Pulitzer è un gioco da 1 a 5 giocatori ambientato negli anni ’70, dove vestirete i panni di giornalisti investigativi americani durante uno dei periodi più turbolenti della storia moderna. Guerra del Vietnam, Pentagon Papers, caso Watergate… Dovrete bilanciare il prestigio e le vendite del vostro giornale mentre dedicate risorse per completare l’investigazione per raggiungere il clamoroso scoop che vi farà vincere il Premio Pulitzer, o perlomeno a concorrere per vincerlo.
L’autore del gioco è David Vaquero, la versione qui esaminata è della Tranjis Games.
| Le Regole
Ecco il video con i commenti dei nauti, sotto la sintesi e un’analisi punto punto:
Pulitzer si sviluppa su 8 round, ciascuno diviso in due fasi: Piazzamento e Risoluzione.
Gli elementi principali del gioco sono:
- Nella fase di Piazzamento, i giocatori posizionano segretamente i loro giornalisti nelle diverse aree del tabellone per pubblicare esclusive, svolgere lavori esterni, documentarsi o investigare sul campo
- Durante la Risoluzione, tutti i giornalisti vengono rivelati simultaneamente e si determina chi prevale in ogni area
- I giocatori raccolgono prove per avanzare nella loro investigazione personale attraverso un sistema di tracciamento delle evidenze basato su filo e puntine
- Alla fine dell’ottavo round, vince chi ha ottenuto più punti sommando Reportage, Prestigio e Diffusione del proprio giornale, purché abbia almeno 5 Prove evidenziate sulla carta Report per qualificarsi al Pulitzer.
| Impressioni
La grafica sfrutta una palette di colori e uno stile grafico che richiamano i giornali di qualche lustro fa, senza però essere troppo impattante. I componenti sono di ottima qualità, con plance individuali ben organizzate e segnalini in legno di buona fattura.
Ovviamente salta all’occhio il sistema di tracciamento delle investigazioni, che ricrea l’ideale, soprattutto cinematografico, di questi tabelloni con fotografie e articoli collegati da un filo rosso. Per quanto possa sembrare poco resistente le plance sembrano resistere bene, anche dopo diverse partite.
L’aspetto che più si sente non è tanto il fatto che siamo investigando il caso Watergate o qualche ricerca riguardante la Guerra del Vietnam, ma la tensione sempre presente al tavolo tra i giocatori, tensione che ben rappresenta quella tra le diverse testate giornalistiche.
Molto apprezzabile comunque il richiamo ai vari Pulitzer e la specificità della modalità in due e in solo legate a una specifica ambientazione.
Il regolamento è ben strutturato e chiaro, ricco di esempi per ogni azione. Ci sono alcune cosette che però non sono a mio parere molto chiare, in particolare sull’azione del bus, relativamente all’ordine (che è libero).
Un po’ di confusione me l’ha creata la sezione dedicata al gioco in due e uno, che è condivisa tranne per i punti peculiari. Complessivamente però è di facile lettura.
Il sistema di piazzamento segreto simultaneo non è certo una novità, e qui è stato ripreso e ben strutturato. Sicuramente innovativa l’idea del filo rosso usato come risorsa a tutti gli effetti del gioco. Quello che a prima vista può sembrare solo un semplice espediente, è invece un elemento da gestire con attenzione.
Tra le due modalità di gioco, la classica, vincolata all’obiettivo minimo delle cinque prove evidenziate solo per partecipare al calcolo finale è la più raccomandata, attenzione però a non pensare che l’altra sia solo un espediente. Il grosso premio dato dal raggiungere cinque o otto prove evidenziate è molto forte, ma se viene ignorato da tutti o si punta a massimizzare le aree esterne, può rendere la partita ugualmente molto tesa.
Aspetto sicuramente da tenere in considerazione: il fattore fortuna. Qui impatta tantissimo, è un gioco di gestione del rischio, dove in certe situazioni ci si può sentire molto frustrati (o anche molto fortunati, vero Canopus?). Personalmente non lo trovo un difetto strutturale, ma un elemento da considerare anche alla luce dell’ambientazione. La piccola variante ufficiale proposta viene incontro un po’ a chi vuole un maggiore controllo e un minore impatto dell’alea.
L’interazione è principalmente indiretta ma molto, molto presente. La competizione per le aree del tabellone e per le risorse limitate crea una costante tensione, e si può indirettamente anche far cadere in fallo gli avversari.
Direi buona, oltre ai diversi Pulitzer presenti, le partite saranno sempre combattute, e il mazzo Eventi può essere un’aggiunta da considerare per aumentare la variabilità.
Certo è importante far notare che la struttura principale del gioco è solida e ben definita, quindi un senso di ripetizione tra una partita e l’altra lo si sente, però l’attenzione sarà sempre rivolta alla propria plancia.
La scalabilità è peculiare in Pulitzer. Giocarlo in due è un gioco, in tre un altro, in 4-5 un altro ancora. E anche il solitario è una sfida contro il gioco ben sentita. A me questa caratteristica piace molto, perché mi ha fatto vedere il gioco sotto diverse luci. In due ci si mette di mezzo il governo e si deve giocare anche semicooperativo, il tre si lotta ma si sta larghi, già in quattro il gioco ritorna ad essere spietato.
Nel gioco in solitario il giocatore rappresenta il Washington Post contro il Governo e contro il New York Times, dove le azioni del Times sono determinate automaticamente da un mazzo di 15 carte. Prima di ogni tuo turno, si piazzano i Giornalisti del Times coperti negli spazi indicati dalle carte, simulando il fatto che il Times era sempre un passo avanti. Anche qui servono le 5 Prove evidenziate minime per qualificarsi e per vincere si deve battere il punteggio del Times che varia in base al round di fine partita (45-60-75-85 punti). Quindi una vera corsa contro il tempo.
Personalmente ho trovato migliori le configurazioni 2 e 4, ma potete giocarlo tranquillamente anche con le altre, solutario incluso.
Conclusioni
Pulitzer è un gioco che colpisce per la sua ambientazione e per quel modo peculiare di arrivare alla vittoria. La tensione giornalistica, la competizione, e quel maledetto filo rosso, sono gli elementi che lo rendono un eurogame con solide e tradizionali basi particolarmente innovativo.
Tirando le somme mi è piaciuto davvero tanto, però attenzione al fattore fortuna. I giocatori più amanti del controllo potranno storcere il naso.
Mi raccomando, se non l’avete ancora fatto guardevi Tutti gli uomini del Presidente e The Post, vi aiuteranno a immergervi totalmente nell’atmosfera del gioco.











