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Justice League Hero Dice (Batman e Superman) – Recensione

di Davide “Canopus”

Prima di parlare di questo titolo, o meglio questi titoli, devo subito fare una precisazione: io sono un fan Marvel e Superman non mi è mai piaciuto. E ulteriore confessione, voglio proprio farmi odiare oggi, pur divorando fumetti di ogni genere, non ho mai letto Superman e di Batman giusto qualche copia che possiamo contare sulla punta delle dita di una mano. Eppure, nonostante questi miei gusti che sono sicuro qualcuno di voi troverà assolutamente discutibili, Justice League Hero Dice mi è piaciuto, scusate lo spoiler. Ma andiamo per ordine, di cosa stiamo parlando? Si tratta di un gioco di dadi con struttura modulare. Praticamente compri a la confezione di un eroe e ci puoi giocare in solitario, ma se trovi un amico con la confezione di un altro eroe, o lo stesso eroe, allora ci puoi giocare in modalità cooperativa con lui, e così via fino a 4 giocatori. Si tratta di un gioco di dadi dove si devono ottenere delle combinazioni di risultati per infliggere danni ai nemici che si muovono verso la vostra città, se mi permettete l’analogia tirata, una specie di King of Tokyo contro Legendary, visto che in questo periodo va di moda Batman contro Superman. Proprio per i rumors dovuti a questo film, non a caso, credo, i primi due eroi disponibili per questo sistema di gioco sono proprio Batman e Superman. Prima di invitarvi a vestire le vostre calzamaglie e buttarvi nella mischia, concludo dicendo che Andreas Schmidt è lo stesso autore del gioco in scatola de Lo Hobbit e che Justice League Hero Dice è localizzato in italiano da Ghenos, il regolamento tradotto è  disponibile nel loro sito.

Progress: Evolution of Technology – Recensione

di Davide “Canopus”

Questo titolo mi fa venire in mente un momento del passato: era l’ultima sezione di corsi universitari prima della pausa estiva, l’anno proprio non me lo ricordo, seguivo il corso di Gestione dell’Innovazione e dei Progetti. Ricordo che era caldo, non come in questi giorni ma abbastanza per fare in modo che gli assistenti del professore riempissero di chiazze le loro camice siglate in modo comico, mentre si agitavano dietro la cattedra. Il professore no, lui aveva probabilmente più di 70’anni e di certo non aveva voglia né di agitarsi né di sudare. Come molti corsi universitari, anche in questo curiosamente la cosa che mi aveva colpito di più fu l’introduzione, probabilmente perché non ero un assiduo frequentatore di corsi. Questa introduzione aveva quel gusto di minestrina quando il professore di turno ti racconta il sommario del corso e a cosa servirà tutta quella roba che andrà a spiegare o che si trova nel libro di cui è l’autore. Insomma, un’introduzione come tante altre, anche relativa ad un argomento interessante se devo essere sincero, ma ad un certo punto quel gentile e mite professore si sporse in avanti dalla cattedra e con lo stesso tono di Fantozzi che si lascia andare ad un commento ben poco ammirevole per la corazzata Kotiomki, esclamò: “E mi rifiuto di pensare che l’innovazione nasca per caso come i funghi, o tutto quello che stiamo a studiare qui non serve ad un fico secco”. Grasse risate da parte di tutti per il tono completamente inaspettato dato lo stile del prof, amplificate quando dal fondo dell’aula qualcuno rispose: “sapevo io che ‘sta roba non serve ad un fico secco (non era proprio fico secco il termine ma ci leggono pure i bambini)”. Chissà cosa avrebbe pensato il mio professore di Progress? Probabilmente non avrebbe apprezzato la meccanica con cui le tecnologie innovative sono rappresentate da carte, pescate in modo casuale, sviluppabili o scartabili per guadagnare conoscenza. Ma forse non gli sarebbe dispiaciuta l’idea di concatenare le varie tecnologie tra loro, così da rendere più semplice lo sviluppo di determinate tecnologie se già se ne hanno sviluppate alcune in precedenza, secondo la logica dell’albero delle tecnologie. Ormai avrete capito di che stiamo parlando, Progress, frutto degli stessi autori del Exodus e portato nel bel paese da Giochix, è un gioco di carte, in teoria un civilizzazione leggera focalizzato sull’aspetto tecnologico, in pratica un astratto. Ma ora affrontiamo questo viaggio attraverso la storia del progresso tecnologico (mi sento un po’ Piero Angela).

Sos Titanic – Recensione

di Davide “Canopus”

Sos Titanic è un gioco che se lo vedete apparecchiato su un tavolo attirerà inevitabilmente la vostra attenzione. Il motivo sta nella particolare plancia che rappresenta il Titanic che si inabissa e che è di fatto un libro in cui si sfogliano le pagine man mano che si procede nella partita. Certo vi trarrà un po’ in inganno dato che vi farà pensare finalmente all’anello di congiunzione tra libro e gioco da tavolo. Non è così, ma se ci pensate l’idea è comunque davvero geniale. D’altronde, Cathala e Maublanc sono una coppia ormai collaudata e che può vantare nel loro curriculum di game design titoli come Noah, Dice Town, Cleopatra e la Società degli Architetti e Cyclades, posso azzardare una buona premessa. In questo gioco dovrete portare in salvo i passeggeri del Titanic prima del completo affondamento della nave tramite un meccanismo di creazione di scale numeriche con delle carte che ricorda molto il solitario di windows. Si tratta di un cooperativo a punti dove potrete modificare la storia riuscendo a portare in salvo tutti i passeggeri o quasi: i passeggeri di terza classe non sono nel gioco in quanto se ne salvarono purtroppo un numero davvero risicato. Gioco cooperativo che purtroppo è passato decisamente inosservato nel nostro paese, anche se non ne capisco esattamente il perché. A mio parere il gioco fa il suo lavoro trasmettendo senso di ansia e urgenza man mano che le carte si accumulano e rimescolano in un ritmo davvero frenetico. Ne risulta un titolo avvincente e veloce, sebbene ammetto sia molto matematico. Ma ora tutti a bordo… no, vi prego, di Caprio proprio no!

On the Board #64: Myth

di Luca “Maledice79” Lanara

Il gruppo di eroi è con le spalle al muro, circondato da maleodoranti insetti giganti e affamati. Alkyla usa le sue ultime carte e si getta a capofitto sul più grosso di tutti. Doc carica un altra magia, evocando gli elementi della materia. Canopus invece decide finalmente di uscire dalle ombre, per sferrare il suo attacco più potente. E io sto con il manuale di Myth in mano, cercando inutilmente di capire se posso usare quella carta senza frecce. Come andrà a finire? Buona Visione..

Fun Farm – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Oggi parlo di un titolo davvero leggero e semplice, quanto carino e puccioso: Fun Farm. Qualcuno da uno sguardo superficiale potrebbe insinuare che è un gioco per bambini. In realtà è direttamente paragonabile ad altri giochi come Fantascatti e Dobble, considerati dal pubblico, a ragione, giochi per quasi tutte le età, anche per giocatori abituali o esperti, sebbene siano titoli che potrei definire “riposa meningi”. In effetti sono tutti giochi di abilità, in cui la mente strategica lascia spazio ad aspetti meno razionale e, in certi casi, più istintivi come il colpo d’occhio e la velocità del proprio braccio. Una considerazione che potrebbe salvare qualche falange, credetemi, gli animaletti in gommapiuma potranno anche sembrare un po’ ridicoli, ma sono davvero molto più comodi e “sani” degli elementi in legno, e più duraturi delle carte. Attenti che non se li mangi il cane però :-P

CV – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

La compilazione del Curriculum Vitae è una pratica ormai diffusa, in alcuni casi tristemente diffusa, tra le persone in età lavorativa. Devo però dire che il titolo del gioco è un po’ forviante, in quanto più che compilare il proprio curriculum si finisce per vivere una vita alternativa a suon di lanci di dadi. Non a caso il sottotitolo del gioco è “what would have happened if…”, tradotto in “cosa sarebbe successo se…”, ossia come sarebbe la vostra vita se foste dentro un gioco in scatola dadoso dove ottenete dei simboli da combinare in sequenze per ottenere carte che vi faranno ottenere altri simboli per guadagnare altre carte ancora più costose? Sicuramente avreste una grafica da cartone animato deformed e molto colorata. Ma vediamo nel dettaglio…

The Little Prince: Make me a Planet – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Quest’anno Il Piccolo Principe, il capolavoro letterario di Saint-Exupery, compie 70 anni. Ho adorato quel libro nella sua semplicità e purezza, per non parlare di tutte le metafore e i significati nascosti. Si, devo confessare di non averlo letto in tenera età, avrò avuto 17 anni, e poi l’ho riletto un altro paio di volte più avanti negli anni: non lo considerò un libro per bambini anche se credo possa essere letto ad ogni età. Capirete, quindi, che quando ho visto questo gioco “commemorativo” dell’evento allo stand della Giochi Uniti alla Play di Modena non ho saputo resistere, nonostante lo scherno degli altri nauti e gli amici li con me, e la mia ragazza al ritorno a casa. Beh, si sbagliavano tutti quanti! Il gioco non sarà un giocone con una struttura articolata e bilanciata, anzi dalla durata direi che è un filler, ma è meno scontato di quello che sembra ed è veramente molto carino (l’ho pure fatto provare a fatica agli altri nauti che non si sono lamentati). C’è da dire che sono stati messi in campo 2 autori che si possono considerare dei pezzi da novanta, ovviamente entrambi francesi come Antoine de Saint-Exupery: Antoine Bauza, famoso per 7 Wonders, Ghost Stories, Takenoko e Tokaido, e Bruno Cathala, di cui tutti credo conosciamo almeno di nome Boomtown, Cyclades, Jamaica, Mr Jack e Shadows Over Camelot. Insomma, curriculum ludici mica da ridere! Ma ora preparatevi ad incontrare il Piccolo Principe.

Goblins inc. – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Ultimamente sembra che siano tornati alla ribalta i giochi con i goblin e imp, questi ultimi sono creature mitologiche tedesche a metà strada tra folletti e demoni ed esteticamente simili ai goblin. Cosa strana è che la maggior parte dei titoli con questi diavoletti finisce per essere irriverente e demenziale. Giusto per citare altri 2 esempi, che hanno conseguito un discreto successo, si pensi a Dungeon Lords e Dungeon Petz. Ma questi 3 titoli non sono legati solo dalla presenza di grottesche creaturine verdognole dentro la scatola, sono anche tutti e 3 opere dello stesso illustratore, tale David Cochard, che sembra avere una certa predilezione verso il genere fantasy demenziale, e che con questi soggetti sembra cavarsela davvero bene. Questo titolo potrebbe essere il gioco perfetto per provetti ingegneri e amanti dei cartoni animanti con i robot, dato che prevede di costruire robottoni e di farli combattere tra loro. Peccato che, dato che sono costruiti da goblin dementi, i risultati saranno molto diversi dal Mazinger o dall’Eva01 e avrete, piuttosto, a che fare con inguardabili aggregati di tessere e armi improbabili. Ma ora armatevi di cacciavite e nastro adesivo (?) e lasciatemi spiegare come si costruisce un bellissimo ammasso di ferragl… ehm, robot, volevo dire robot! :-)

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