Gioco d’azzardo e design – una riflessione

di Walter “Plautus” Nuccio

Qualche tempo fa sono stato invitato all’inaugurazione della manifestazione LudoDays, organizzata dalla Acli napoletana Igino Giordani, contro il gioco d’azzardo patologico e a favore del gioco “intelligente”. Dovendo spendere qualche parola sull’argomento, mi sono interrogato sul perché queste due forme di gioco siano, in effetti, così diverse. Ho pensato allora di prendere spunto dalla recente lettera aperta (che potete leggere qui), nella quale un cospicuo numero di ludologi, game designer e altri personaggi appartenenti al mondo del gioco propongono di sostituire il termine “ludopatia” con il più corretto “azzardopatia”. In particolare, un passo della lettera recita testualmente “la parola ludus ha un significato più ampio e nobile, che si connota entro un’accezione più ricca e piena del concetto di gioco”. Viene quindi spontanea la domanda: per quale motivo noi, appassionati di questo hobby, consideriamo i nostri giochi più “nobili” o quantomeno più significativi e degni di considerazione, rispetto ad una comune slot machine? La risposta non è banale, e implica alcune riflessioni che riguardano da vicino il game design.

Slot machine: sono davvero un gioco?
LudoDays-295x300La prima considerazione, doverosa, è che una slot machine, “intelligente” o meno che sia, ha senza dubbio alcuni tratti ludici piuttosto evidenti. Il tripudio di colori, suoni e immagini accattivanti che si susseguono sullo schermo tengono avvinto il giocatore in un turbine di tensione crescente, cosa che non si può attribuire unicamente al fatto che il premio in palio sia il denaro. Certamente la componente di rischio, il piacere che si prova nel vedere dei simboli che si allineano in una combinazione fortunata e la gratificazione monetaria che ne deriva è qualcosa, in sé, di piacevole e divertente. Ma è sufficiente questo per dire che le slot machine sono un gioco a tutti gli effetti? Stando alla definzione che M.Bertolo e I. Mariani propongono nel loro recente lavoro, Game Design, il gioco è un sistema al cui interno i giocatori scelgono di impegnarsi in un conflitto artificiale […].

L’enfasi della definizione, dunque, è sulla volontarietà della partecipazione, il che solleva già qualche lecito sospetto sul fatto che tale definizione sia applicabile ad alcune tipologie di giochi d’azzardo, dal momento che l’approccio ad essi è, sì, volontario in prima battuta, ma sconfina facilmente in un’attività compulsiva, con tratti patologici e chiari sintomi di un’imminente dipendenza. A questo aggiungerei che un gioco che si rispetti (e in particolare un gioco da tavolo, come quelli che amo) ha decisamente qualcosa di speciale, che lo rende nettamente distinto da un banale gioco di fortuna.

Lo scopo del gioco
Innanzitutto un gioco ha un obiettivo ben definito: una meta, raggiunta la quale la partita termina con la decretazione del vincitore. Anche una slot machine, apparentemente, ha un obiettivo: allineare dei simboli in modo da conseguire una vincita in denaro. Peccato, però, che quest’obiettivo non segni quasi mai la fine della seduta di gioco ma, anzi, diventa lo stimolo per continuare a giocare. E non ci sarebbe nulla di male in ciò (anzi, sarebbe la dimostrazione che si tratta di un gioco coinvolgente) se non fosse che il prezzo da pagare, nonché il premio che eventualmente viene riscosso, è costituito da una somma di denaro: un elemento esterno che, pur avendo una natura nientaffatto ludica, diventa a tutti gli effetti una risorsa che il giocatore deve (o dovrebbe) imparare a gestire. Il problema è che ciò priva la slot machine di quella componente che caratterizza ogni “vero” gioco (intelligente o meno che sia), quella che gli studiosi della materia chiamano autotelicità, ovvero l’ “essere fine a se stesso”. Un gioco che voglia definirsi tale, infatti, non ha un secondo fine, non è legato ad un utilità connessa alla vita reale, bensì viene praticato per il solo piacere che ne deriva, per amore della competizione, per un premio che non è altro che la soddisfazione di aver dimostrato la propria abilità.

La componente decisionale
Un’altra capokerratteristica distintiva di un gioco è la presenza di una componente decisionale, ovvero la possibilità, per il giocatore, di prendere delle decisioni, di operare delle scelte la cui bontà determinerà, in ultima analisi, la vittoria o la sconfitta. Questo è senza dubbio l’elemento che tutti i veri giocatori amano di più, poiché la possibilità di influenzare l’andamento e l’esito della partita è qualcosa che regala una piacevole sensazione di controllo, di essere padroni della propria sorte. Purtroppo questo elemento è praticamente assente in molti giochi d’azzardo (e non sto parlando, come sembrerebbe superfluo precisare, di giochi come il Poker, o simili). In una slot machine l’elemento di casualità è non solo presente, cosa che si potrebbe dire anche di molti giochi da tavolo, ma assolutamente preponderante: non c’è quasi nulla che il giocatore possa fare per aumentare il proprio controllo sullo svolgersi degli eventi. La rotazione dei simboli sul display segue delle leggi dettate in buona misura dalla dea bendata. E’ presente, è vero, una minima componente di scelta, dato che il giocatore può bloccare alcuni dei simboli ottenuti, tramite dei pulsanti, e cambiare gli altri, ma si tratta di una scelta che richiede un livello di riflessione davvero minimo, al punto che ben presto diventa istintiva e, quel che è peggio, assolutamente compulsiva: il soggetto la ripete più volte in un gesto che assume le caratteristiche di un puro automatismo.

L’interazione con l’altro
Fin qui abbiamo evidenziato solo gli aspetti che riguardano l’interazione tra il giocatore e il sistema di gioco, ma ce n’è un altro che non possiamo assolutamente trascurare, ed è quello che coinvolge l’interazione del giocatore con gli altri partecipanti al tavolo. Personalmente, devo dirlo, non sono uno che soffre particolarmente la mancanza di interazione in un gioco, ma non dimentico che questo aspetto è uno di quelli che maggiormente caratterizza la nostra passione: non a caso è ancora piuttosto diffusa l’espressione “giochi di società”, che sottolinea proprio come il giocare sia spesso, e a volte soprattutto, un modo di relazionarsi. Al tavolo da gioco anche la persona più timida, prima o poi, troverà il modo di entrare in contatto con l’altro; forse inizialmente ciò avverrà solo “tramite” il gioco, che diventa così un mezzo per veicolare una comunicazione, ma successivamente l’interazione si spingerà ben “oltre” il gioco, diventando “interattività” e prendendo la forma di uno scambio di battute, scherzi e idee, fino a diventare un vero e proprio contatto sociale.

Purtroppo non si può dire che accada lo stesso davanti ad una slot machine, che vede infatti una persona sola di fronte ad uno schermo, la quale, cosa che appare paradossale, difficilmente riuscirà a superare questa condizione senza un aiuto esterno.

Una metafora della vita
Visitors to Global Gaming Expo check outLe differenze tra gioco e gioco d’azzardo di sicuro non si limitano a quelle che ho riportato, anche se, personalmente, trovo che siano le più rilevanti. Per concludere voglio aggiungere una considerazione del tutto personale. Ho sempre pensato che il gioco sia nient’altro che una metafora della vita. E’ un’ipotesi questa, suffragata anche dalle opinioni di diversi studiosi, che vedono nel gioco un’opportunità di sperimentare in condizioni di sicurezza quelle stesse sfide che, diverse nella forma ma non nella sostanza, possiamo ritrovare nella vita reale. Operando delle scelte ed osservandone le conseguenze il giocatore può testare la validità delle sue ipotesi, correndo dei rischi con la certezza che eventuali errori non si ripercuoteranno al di fuori del cosiddetto cerchio magico, quella dimensione tutta particolare che circonda chi, volontariamente e consapevolmente, decide di prendere parte ad un’esperienza ludica.

Ma se davvero il gioco è una metafora, se per suo tramite il giocatore può costruirsi un’immagine di sé e del mondo che lo circonda, quale immagine apparirà allo sfortunato che sosti per ore di fronte ad una macchinetta elettronica? Mentre il vero giocatore, l’amante del gioco “intelligente”, si sentirà artefice del proprio destino ed imparerà ad assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, il giocatore d’azzardo rimarrà vittima della sua visione fatalistica, immerso in un mondo finzionale nel quale, quando le cose dovessero andar male, potrà sempre dare la colpa alla cattiva sorte. E la speranza, la determinazione e la consapevolezza del proprio libero arbitrio, non potranno che lasciare spazio alla rassegnazione e all’impotenza.

8 Commenti a Gioco d’azzardo e design – una riflessione

  1. Fabio ha detto:

    Il termine ludopatia non mi è piaciuto fin da subito, non trasmette il concetto di “dipendenza da gioco” ma piuttosto “un qualche cosa che deriva dal gioco”.
    Penso che “la piaga” delle slott machine, videopoker, videolottery, sia un pò una conseguenza di questi tempi “traballanti” dove persone diverse (ma con tratti caratteriali comuni), passano ore giocando e peggiorando la propria vita. Fa arrabbiare uno stato che regolarizza sempre + il gioco d’azzardo per fare cassa a spesa di molte persone “deboli”.
    Comunque non è questo l’ambito per trattare lungamente l’argomento, volevo solo fare i complimenti per l’articolo e sopratutto o grtadito la conlusione personale dove si paragonano i giochi alla vita

    • Plautus ha detto:

      Ti ringrazio molto.

      Condivido ciò che dici. Ad ogni modo spero che l’articolo offra uno spunto per riflettere sulle differenze tra le varie forme di gioco, con l’intento non tanto di demonizzare una certa categoria di giochi, ma piuttosto di valorizzare maggiormente quelle che amiamo di più.

  2. Passante ha detto:

    Capisco che l’autore di questo articolo sia prodigo di termini alati per paragonare il gioco da lui considerato intelligente alla vita o altro, ma in tutta sincerità, da giocatore incallito quale sono, e di una quantità enorme di tipologie di giochi, mi capita spesso di giocare a poker con i miei amici e dubito che questo posso definere me e i sudetti quali fatalisti, impotenti, malati o abitanti di un mondo finzionale.

    Ora, da nessuna parte, ne in questo articolo, ne nella lettera aperta che vi è linkata, mi è sembrato di trovare un chiaro e adeguato distinguo tra quelli che sono fenomeni strattamente legati al degrado sociale a cui il nostro paese è condannato da anni (e alimentati dallo stato e da privati che ci guadagnagno, perdipiù), e tutta una serie di giochi d’azzardo che, seppur non sempre immuni dal poter generare aberrazioni psicologiche o criminali, hanno almeno a mio avviso un identità e un dignità ben precise nel fatto di essere apprezzati e praticati da molti giocatori, spesso senza che la vincita o il denaro siano un fattore principale.

    Non credo sia necessario chiamare questi giochi in modo diverso da “giochi d’azzardo” per far comprendere quel che intendo.

    Se davvero chi ha scritto quest’articolo rispetta il gioco e i giochi e in tutte le sue forme, dovrebbe essere più preciso quando parla di categorie di giochi che, forse, non gli interessano, o non conosce.

    • Plautus ha detto:

      Eveidentemente le è sfuggito alla lettura questo passo:

      < <(e non sto parlando, come sembrerebbe superfluo precisare, di giochi come il Poker, o simili)>>

      Conosco il Poker sportivo, per quanto non lo pratichi abitualmente, e lo ritengo un gioco di tutto rispetto, oltre che un ottimo esempio di design “moderno”, per una serie di ragioni che qui sarebbe inutile elencare in quanto non argomento dell’articolo.

  3. Mastino ha detto:

    Pur nascendo dal giusto desiderio di scindere definitivamente il Gioco dal “Gioco d’azzardo” e fenomeni connessi, a mio avviso mette troppa carne al fuoco e perde di chiarezza ed efficacia.
    Secondo me tutto è sinteticamente e precisamente riducibile a quanto espresso nel paragrafo relativo allo “Scopo del Gioco”: il Gioco deve “essere fine a se stesso”. L’eventuale presenza di una componente pecuniaria fa decadere immediatamente le caratteristiche di gioco.
    Per assurdo, un software simulante una slot machine su un pc che non richiede soldi per l’avvio di una “partita” e non restituisca premi reali è assolutamente un gioco. Una tombola o una partita al mercante in fiera organizzata dopo il pranzo di natale con i parenti ma che preveda l’acquisto di cartelle e carte con monetine, ma pur sempre soldi veri, seppur possa divertire (dipende dai gusti) NON sono giochi!

  4. Daniele ha detto:

    L’articolo è molto interessante ma mi permetto di esporre il mio personalissimo punto di vista.
    Io credo che il termine sia corretto.
    Ludopatia significa patologia (malattia) legata al gioco; azzardo patia (sempre dal punto di vista etimologico) significherebbe malattia legata all’azzardo. 
    Azzardo e gioco sono due cose diverse, forse si, non entro nel merito. Ma il problema centrale non è definire se gioco d’azzardo sia un gioco oppure no. Il problema è la malattia.
    In entrambi i casi non vi è malattia se praticate nel rispetto della moderazione e della “indipendenza” (vale a dire della NON dipendenza)
    Un giocatore d azzardo diventa un malato di ludopatia solo quando tale comportamento lo induce a scelte errate (socialmente errate). Non c e problema a giocare alle macchine una tantum; nessuno psichiatra diagnosticherá una ludopatia se vai una volta a settimana a giocare al bingo o alle macchinette (soprattutto se questo momento rappresenta soltanto un pretesto per l’incontro e la socializzazione). Però se vivi tutta la settimana in funzione di quell’unico incontro alle macchinette, se spendi tutti i soldi alle macchinette, se metti in pericolo la tua sopravvivenza per le macchinette…. Allora è necessaria una terapia (questa sarebbe ludopatia – azzardo patia)
    La stessa cosa è valida per un giocatore da tavolo. Non è malato quel ragazzo che gioca a magic the gathering o a puerto rico. Ma se tutta la sua giornata è strutturata in funzione di raccogliere le risorse economiche per comprare le bustine di carte, o se tutte le sue attenzioni mentali sono rivolte allo studio della strategia perfetta a puerto rico… Allora quel ragazzo necessita di cure (questa è una ludopatia).
    Le malattie psichiatriche, in questi casi, sono tali perché causano (o sono espressione) di dipendenza, sociopatia, ossessione, fobia, fuga da qualcosa, distacco dalla realtà, sottovalutazione delle necessità primarie di sopravvivenza.

    Il termine ludopatia credo sia quello corretto; non è legato al “gioco” (ludus) in sè ma al risvolto di benessere (salute psicofisica ed economica) che tale attività comporta (patia).

    Per estremizzare:
    Tutto ok SE:
    Tutto ok se un ragazzo gioca 10 ore al giorno al computer (se è l’unica cosa che può fare perché impossibilitato ad uscire di casa, sapendosi limitare e senza avere dipendenze).
    Tutto ok nel vecchietto che gioca alle macchinette tutti i giorni (se spende quel tanto che si può permettere sapendosi limitare)
    Tutto ok al giovane che va tutte le sere in ludoteca a giocare a puerto rico o magic (se ha già espletato tutti i suoi compiti di lavoro o di casa).

    Ludopatico SE:
    Ludopatico se un ragazzo gioca un ora al computer (se quell’ora fosse l’unica ora che ha  a disposizione per stare con i genitori)
    Ludopatico Se quel vecchietto va a giocare alle macchinette una volta al mese (ma si gioca tutta la pensione).
    Ludopatico Se quel giovane va in ludoteca una volta a settimana (ma tutti gli altri giorni non pensa ad altro che a magic the gathering e a come fare il mazzo perfetto).
     
    La ludopatia è una malattia (patia) che DERIVA da una passione non controllata: quella per il gioco (ludus)
    Che poi sia esso il gioco d’azzardo, sia esso il gioco intelligente, sia essa il videogioco, fa poca differenza.

  5. Sig. Tolleranza ha detto:

    Articolo interessante, ma penso che l’unica e più importante differenza tra gioco “intelligente” e gioco d’azzardo sia nell’uso del denaro. Credo fortemente che non si possa definire gioco qualsiasi sistema in cui vi sia una variazione economica nelle tasche del giocatore (vedi il gioco del lotto).
    Di contro, anche giochi riconosciuti in senso classico (es: Dama) possono essere rovinati/trasformati se introduciamo l’aspetto economico.

    Un ragazzo affetto da ludopatia che non giochi per soldi ha comunque un problema indipendentemente da cosa gioca, ma credo che la prima riflessione sia non considerare questi passatempi, giochi.

  6. Luca Coppola ha detto:

    Allora, sono state smosse acque molto profonde e a quanto leggo molti commentatori considerano solo alcuni punti di vista del fenomeno e davvero in buona fede restituiscono una visione (che a me sembra) parziale dell’intero fenomeno e del mondo.
    Punti di vista super leciti -e ci mancherebbe- che renderebbero una discussione dal vivo molto interessante.

    Del resto anche l’articolista non approfondisce alcuni aspetti di questo scottante tema (a giudicare anche dalle risposte) e ovviamente tutto ciò perchè è impossibile comprimere in un articolo la realtà.

    Quindi mi scuso anticipatamente della parzialità delle cose che qui scriverò, e al lettore chiederò di prendere queste (ovviamente) come le mie -lungamente ponderate- opinioni, poichè nessuno (purtroppo) è portatore di verità assoluta.

    E’ importante sottolineare come esistano tanti giochi al mondo raggruppabili in tipologie. Spesso un gioco appartiene a più tipologie, e i disguidi che si creano a pralarne provengono proprio dalla confusione tra queste.
    Non esistono giochi belli e brutti in assoluto. Esistono giochi convenienti e sconvenienti in determinati contesti. E un gioco che si confa ad un detrminato contesto può essere controproducente in un altro.

    Il gioco “di fortuna” ovvero dove il caso è preponderante, ha un punto “negativo” (per alcuni) ovvero l’assenza o carenza di scelte o controllabilità da parte del giocatore. Ma è tipicamente anche un gioco più semplice (e questo è positivo per altri)Inoltre ha un grandissimo pregio: insegna (a chi può capirlo) che la vita non è equa per tutti. E Questo da un punto di vista educativo è una cosa eccezionale.

    Un gioco come gli scacchi non è un gioco di fortuna!
    In un gioco ad informazione completa, in cui chi ha il “processore più potente” vince.. vince il più bravo, e il merito è tutto suo o il demerito dell’ avversario. Ci si può allenare, ma non è detto che il “processore” possa raggiungere determinate frequenze.

    Il gioco del poker (e quasi tutti i giochi di carte) sono di una terza tipologia: il caso (e direi il fato) distribuisce le carte, e poi sta al giocatore fare il meglio con quello che ha. Si tratta di giochi in cui conta fortemente l’intuito, l’esercizio e l’esperienza, ma una mano particolarmente fortunata aiuta. E’ una via di mezzo, che rassomiglia fortemente alle situazioni della vita di ogni giorno. Tocca a noi giocare le carte e migliorare la posizione che ci è stata data.
    Questa tipologia è profondamente diversa da entrambe le due precedenti.

    Il gioco d’azzardo è un’altra “tipologia”. Ma mentre le tre precedenti sono esclusive: un gioco è di “fortuna”, oppure di “bravura”, oppure di “capacità di cavarsela”.. il gioco d’azzardo è una tipologia sovrapponibile a ciascuna di queste.
    Mi spiego:
    Considero il gioco d’azzardo un gioco in cui c’è una sostanziale componente di rischio(cosa che procura la sensazione di “baratro”). Ovviamente il rischio si ha quando puoi alternativamente perdere o guadagnare qualcosa. Può esserlo la roulette russa, e anche tutti i giochi che coinvolgono somme di denaro, grandi e piccole (ma anche un cavallo, un rene ecc..)

    Se gioco una partita a scacchi e chi vince guadagna 5 euro dall’altro. Per me è un gioco d’azzardo. Ma questa somma, paragonata alla quantità di tempo che impiega la partita.. sembra al sentire comune una cosa “accettabile”. E molti quindi non la considerano un gioco d’azzardo.

    Se gioco una partita a poker texano.. con una quota da 3 euro.. sarà sicuramente un gioco d’azzardo per molti, e si tratta di un fattore psicologico. Io però non vedo alcuna differenza con il primo caso.

    Se gioco una partita al pc e scommetto 4 euro con un amico a chi fa più gol, o chi vince ad un boardgame, o chi sputa più lontano..
    Io vedo sempre la stessa situazione. Per me è gioco d’azzardo, ma si tratta di una cifra “accettabile”, e molti non lo considereranno tale.

    La mia personale esperienza è che quando in un gioco si piazza un premio.. il gioco in se’ perde un po’ di significato e sminuisce. Non a caso tutti i “giochi a premio”, quantomeno i più diffusi sono giochi semplici, dove la cosa più importante è il premio, non il gioco. Lotterie, gratta e vinci, totocalcio.. hanno regole semplilcissime e senza premio sarebbero dei giochi stupidi. Anche le slot machine o il pachinko non divertono tanto se private del premio in denaro.

    I giochi di fortuna “pura” quelli della prima categoria, sono i giochi che più si prestano a divenire giochi d’azzardo, perchè sono “semplici”. Ma non sono i soli.

    Il poker è un fantastico gioco di abilità che è costruito -proprio- sul denaro. Il denaro è parte del gioco, e a giocarlo con denaro falso.. è un gioco insulso. Ma non è un gioco semplice! Ha regole semplici, ma coinvolge strategie, controstrategie, mimica.. un sacco di fattori sono determinanti.
    Il poker nelle sue varienti si presta a far perdere e vincere somme di denaro. Per me è un gioco d’azzardo se giocato con denaro (oppure reni, fegato ed altri organi del corpo, ecc.)
    La piccolezza delle quote in ballo possono renderlo “accettabile”.

    Ora cos’è più “accettabile” all’opinione comune?
    1)Una lobotomizzazione consistente in una sessione di dieci ore in notturna ad un gioco al pc
    2)Una partita a poker con soldi
    3)Diverse partite alle slot machine
    4)Un gratta e vinci ogni tanto
    5)Un’enorme e costosissima maniacale collezione di giochi in scatola
    6)Una sniffata di cocaina
    7)Mille partite a burraco o a scopone senza premio in denaro
    8)Una persona che ha acquistato molte carte di un gioco di carte collezionabile pagate a peso d’oro

    Non so cosa sia più accettabile.
    La mia opinione è che una “dipendenza” qualunque essa sia è una brutta cosa. Sia una sostanza, una persona o una sensazione.. è sicuramente pericolosa per se’, probabilmente per gli altri.

    E sono contrario ad ogni cosa che sia realizzata o proposta -APPOSTA- per creare dipendenza. Sia esso un gioco, una sostanza o l’atteggiamento consapevole di una persona.

    Le slot machine mi sembrano oggetti studiati -apposta- per provocare dipendenza. Come il junk food. Come molte sostanze psicotrope, come la caffeina e il tabacco e così via.
    Ed è chiaro che è colpa mia se cado nella trappola.
    Ma io darei la colpa anche a chi la trappola me l’ha tesa.
    E il poker è un fantastico gioco. Ma le compagnie e i circoli “deviati” che lo usano per spennare il pollo di turno fanno parte dei motivi per cui mi scoccia di stare al mondo. In questo caso la “macchina da dipendenza” sono loro, non il gioco.
    Perchè se sei predisposto, o se ci caschi.. all’improvviso diventa un problema tuo e di chi ti sta intorno.

    Per me è accettabile che qualcuno impieghi il suo denaro come vuole.
    Ad un incerto punto però si travalica il limite.
    E’ quell’incerto, il problema.

    Ludopatia è un termine inesatto e vigliacco perchè butta dentro un enorme calderone molte cose che non c’entrano tra loro.
    Il gioco d’azzardo ha le caratteristiche di un gioco, ma ha anche l’azzardo.
    Ma sui gratta e vinci c’è scritto solo che “il GIOCO nuoce gravemente alla salute”. Per me il GIOCO D’AZZARDO nuoce gravemente alla salute.

    Dire “Ludopatia” è un modo per sminuire la gravità di un fenomeno che miete più vittime di una guerra e più debiti di tanti venerdì neri allal borsa di new york.
    Perchè come mi dicevano… la dipendenza dal gioc d’azzardo è la più tremenda, devastante e pericolosa. Infatti produce gli stessi effetti di una dipendenza da DROGA, ma è peggio.
    Infatti il soggetto colto da dipendnza mente, ruba, distrugge la sua vita e i rapporti, rovina la vita di chi sta intorno, compie reati, ma se nella dipendenza da sostanze il corpo prima o poi si debilita e alla fine .. non nuoce più.. (magra consolazione) Il soggetto “ludopatico” anzi “azzardopatico” può continuare la sua azione (auto)distruttiva con una parvenza di lucidità, mentre tutti (soprattutto quelli non coinvolti direttamente) sottovalutano ampiamente il problema, perchè è una “dipendenza accettabile” che non puzza, non sporca, non debilita.

    My two cents

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Featuring Recent Posts WordPress Widget development by YD