Push your luck

di Walter “Plautus” Nuccio

Quanti di voi conoscono Lascia o raddoppia? Si tratta di un quiz televisivo che era in voga negli anni ’50, nel quale il concorrente rispondeva ad una serie di domande raddoppiando il montepremi ad ogni risposta corretta. Al termine della puntata il concorrente poteva decidere se tornare a casa, intascando la somma accumulata fino a quel momento (“lascia”), oppure rimetterla interamente in gioco ripresentandosi alla puntata successiva  (“raddoppia”); raddoppiare era rischioso poiché bastava una singola risposta errata per perdere tutta la somma accumulata fino a quel momento. Interessante, vero? Ed è esattamente di questa meccanica che vogliamo parlare oggi: il cosiddetto Push your luck, ovvero la possibilità di “spingere” all’estremo una determinata condotta di gioco, rischiando il più possibile e sfidando la sorte per tentare di massimizzare la vincita. Si tratta di una meccanica in grado di generare una forte tensione, riscontrabile più frequentemente in giochi di complessità medio-bassa, ma non per questo semplice da progettare in quanto pone al designer delle problematiche non banali da risolvere.

sette-e-mezzo-slot-machineIn cosa consiste?
Per analizzare più in dettaglio il Push your luck e fugare ogni dubbio sulla sua precisa natura sarà bene riportarne qualche altro esempio. Prendiamo come riferimento il 7 e ½, un gioco che di sicuro avrete provato almeno una volta durante le festività natalizie.  Il giocatore è chiamato, nel suo turno, a compiere più volte una scelta cruciale: “chiedere una nuova carta” oppure “fermarsi”. Ad ogni carta corrisponde un determinato punteggio, e la somma dei punti costituisce il totale accumulato dal giocatore. Ad ogni giro c’è in palio una somma di denaro, il “piatto”, che è vinto dal giocatore con il maggior numero di punti. Il massimo punteggio possibile è proprio quello che da nome al gioco: 7 e ½, e rappresenta anche una soglia critica, da non superare: il giocatore che totalizza 8 o più punti, infatti, “sballa” immediatamente, ovvero vede il suo punteggio istantaneamente ridotto a zero. E’ evidente quindi che al giocatore si chiede, di volta in volta, di effettuare una valutazione sulla base del punteggio già raggiunto dai suoi avversari e della probabilità di pescare una carta utile.
Questa è, dunque, l’essenza del Push your luck: una meccanica che chiede al giocatore di eseguire ripetutamente una stessa azione, tutte le volte che desidera; dietro questa apparentemente grande libertà si cela, però, un grosso rischio: ad ogni ripetizione dell’azione target corrisponde, sì, un potenziale incremento del premio accumulato dal giocatore, ma anche la possibilità di perdere tutto ciò che fino a quel momento era stato messo da parte.
Sulla base di questi esempi dovrebbe essere chiaro che il Push your luck non va confuso, come talvolta succede, con la semplice scommessa: anche in quest’ultima il giocatore mette a rischio una somma di denaro o di qualche altra risorsa, investendo sulla possibilità di guadagnare un grosso premio, ma in tal caso si tratta di un’azione singola, isolata, mentre il Push your luck crea una dinamica decisamente più interessante consentendo al giocatore di aumentare a piacere l’entità del premio, pur ponendolo di volta in volta di fronte alla prospettiva di perdere tutto (o, detto in termini più generali, di beccare una significativa penalità).

il-verme-e-trattoUn esempio moderno
Questa meccanica è talmente fresca e piacevole che anche il grande Knizia ha deciso di cimentarvisi, sfornando uno dei giochi più diffusi e apprezzati dal vasto pubblico. Si tratta di Il verme è tratto, un simpatico gioco di dadi in cui bisogna totalizzare il punteggio più alto possibile al fine di acquisire delle speciali tessere, simili a quelle del domino, che a loro volta corrispondono agli effettivi punti vittoria. Il giocatore dispone di un set di dadi e dopo ciascun lancio deve mettere da parte tutti quelli che riportano uno stesso numero, ad esempio tutti i “5” o tutti i “4”. Una delle facce del dado riporta l’immagine di un vermiciattolo (che corrisponde anche ad un valore di “5”). Il giocatore può eseguire tutti i lanci che vuole, escludendo comunque i dadi già messi da parte, ma con un importante vincolo: dopo ogni lancio egli dovrà scegliere un valore differente da tutti quelli già conservati. Se, per esempio, il giocatore ha già messo da parte i “4”, nei successivi lanci i dadi riportanti il valore “4” non avranno alcun valore. Il giocatore procede così fintanto che non decide di fermarsi e sfruttare la somma di tutti i dadi messi da parte. E’evidente che più va avanti e maggiore sarà, potenzialmente, il punteggio accumulato, il che gli consentirà di acquisire delle tessere di valore maggiore. Tuttavia ci sono due aspetti che mettono il tutto costantemente a rischio: il primo è la possibilità che il giocatore, dopo un lancio, non possa mettere da parte alcun dado poichè tutti riportano un risultato già sfruttato: in tal caso il giocatore sarà costretto a fermarsi e a passare il turno (restituendo, tra l’altro, una delle tessere precedentemente conquistate) ; il secondo è che al termine di tutti i lanci il giocatore dovrà aver messo da parte almeno un dado con un “verme”, o il turno dovrà considerarsi ugualmente invalidato.
In questo semplice gioco, ricco di tensione e colpi di scena, il Push your luck è il risultato di due elementi: un incentivo ad accumulare un punteggio alto coi dadi mescolato con un ingegnoso sistema di vincoli e limitazioni, che pongono il giocatore di fronte a scelte sempre interessanti.

ticket to rideAlcuni esempi un po’ anomali
Secondo alcuni rientrerebbero nel Push your luck anche diverse meccaniche in cui il giocatore non esegue le sue mosse consecutivamente. In Coloretto, ad esempio, il giocatore può scegliere tra incrementare una delle file di carte presenti sul tavolo, pescando una nuova carta e aggiungendovela, o acquisire una delle file già presenti,  accontentandosi quindi di una fila meno ricca. La particolarità, in questo caso, è che i giocatori si alternano nelle loro mosse, ed il fatto che un giocatore vada ad incrementare una fila non garantisce che sarà poi lui stesso ad acquisirla.
Ancora più anomalo è l’esempio di Ticket To Ride, in cui il giocatore, nel corso dell’intera partita, può decidere se acquisire o meno nuove carte Obiettivo. Al termine del gioco ogni carta corrispondente ad un obiettivo effettivamente completato porterà dei punti positivi, mentre se l’obiettivo non sarà stato portato a termine si otterranno punti negativi. Anche in questo caso il giocatore ha la possibilità di incrementare a piacere il premio finale, assumendosi un rischio via via maggiore, e tuttavia qui il Push your luck è talmente distribuito nel tempo da risultare quasi irriconoscibile.
Infine, per un esempio molto rappresentativo potete far riferimento al gioco di dadi Can’t Stop, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa.

Cant-Stop-allParametri e aspetti critici
Quali questioni deve affrontare il designer nel progettare una meccanica di questo tipo? Uno dei parametri più importanti è naturalmente il criterio di arresto, ovvero quella condizione che stabilisce quando il giocatore ha, per così dire, “sballato”, costringendolo a fermarsi immediatamente.  Questo aspetto è più delicato di quanto sembri a prima vista: è preferibile infatti che la probabilità di fallire non sia fissa, ma possa variare a seconda delle situazioni e dello stato del gioco. Se così non è, infatti, il gioco rischia di essere matematicamente risolto, nel senso che potrebbe essere possibile calcolare a priori la condotta ottimale in grado di assicurare al giocatore il massimo guadagno possibile. Prendiamo ad esempio il tradizionale gioco di dadi Pig: il giocatore lancia un dado a 6 facce quante volte vuole, accumulando punti ad ogni lancio, ma deve fermarsi se ottiene un 1, perdendo tutti i punti accumulati nel turno. Qual è la tattica migliore da seguire? In questo caso il giocatore totalizza mediamente 4 punti per ogni lancio riuscito, ed ha 5 probabilità su 6 che il lancio sia favorevole; si può dimostrare matematicamente che al giocatore conviene andare avanti fino ad accumulare almeno 20 punti, dopodiché il suo punteggio sarà nella media e gli converrà fermarsi.
Un altro aspetto è il delicato equilibrio che deve stabilirsi tra l’incremento potenziale del premio e la penalità cui si va incontro in caso di fallimento: se questi due aspetti non sono bilanciati è possibile che il giocatore si trovi di fronte ad una scelta ovvia, ovvero “rischiare sempre”, nel caso in cui la perdita dovuta al fallimento sia troppo bassa, o piuttosto “non rischiare mai” e accontentarsi di un guadagno minimo, qualora la penalità sia talmente alta che, come si dice in gergo, il gioco non vale la candela:  lo sballare sarebbe, in questo secondo caso, una sicura fonte di frustrazione.
Infine un altro aspetto da non sottovalutare è il downtime, cioè il tempo di attesa tra un turno e l’altro, che può diventare preoccupante qualora il turno del singolo giocatore si protragga troppo a lungo. La cosa è purtroppo abbastanza connaturata a questo tipo di meccanica, che nelle sue varianti più diffuse chiede al giocatore proprio di ripetere più mosse consecutivamente.
Al di là di queste criticità il Push your luck è comunque una meccanica che può regalare grandi soddisfazioni per la tensione che riesce a generare a fronte di regole spesso molto semplici ed intuitive, e proprio per questo è spesso apprezzata anche da chi si avvicina ai giochi per la prima volta.

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