Collezione autunno Essen: i titoli sulla passerella di Emytér

di Chiara “Emytér”

Pensavate che la fiera dei balocchi di Essen fosse un’esclusiva dei ragazzi? Assolutamento no! Anche le naute hanno inviato una corrispondente che ora è qui per farvi un piccolo riassunto di quanto vissuto. Sono stati giorni intensissimi, anche perché era la prima volta che ci andavo e all’inizio mi sembrava di stare in un sogno. Ho avuto l’occasione di provare parecchi giochi, la gran parte senza gli altri quattro i cui racconti mi hanno preceduto e spero, quindi, di ampliare ancora la panoramica di titoli proposti che vi potrebbero interessare. Troverete vari giochi per due (i Cherry Games torneranno non temete), altri di cui abbiamo sentito molto parlare e anche alcuni giochi su cui mi sono fiondata di getto per il tavolo libero, perché a volte la fiera è anche un’arena dove si lotta all’ultima sedia libera.

E quindi, a concludere la lunghissima carrellata sullo Spiel 2015, ecco qui le mie opinioni.

Nota: purtroppo presa dall’impeto della fiera non ho fatto fotografie, ero troppo impegnata a giocare, quindi alcune sono prese direttamente da internet mentre altre dai miei colleghi reporter.

Dopo una lunga giornata di viaggio ed  una sveglia anticipata per essere tra i primi ad entrare , ecco la mia giornata di Giovedì.

Grazie a racconti altrui, ho cominciato la fiera col terrore delle folle e pensando che sedersi a un tavolo avrebbe richiesto imprese titaniche. Con queste premesse, dopo essermi guardata un po’ intorno con occhi pieni di meraviglia, mi sono lanciata sul primo tavolo libero con qualcosa che mi interessasse, Discoveries, di cui avete già sentito parlare. Ho trovato il gioco  carino anche se mi ha un po’ deluso. Pensando a Lewis and Clark, mi aspettavo qualcosa di più profondo. Se mi chiedessero un consiglio su un gioco non troppo lungo e non troppo impegnativo entrerebbe facilmente nella lista, detto ciò non credo faccia per me.

Continuiamo con Tides of time, il primo dei giochi da due che ho provato in questi giorni. Gioco in un certo senso piccolino, in quanto composto da esattamente 18 carte. Il gioco consiste in tre round di draft, alla fine di ognuno dei quali c’è una attribuzione di punteggi data dalle abilità delle carte davanti a sé. I giocatori scelgono in segreto una carta da tenere già piazzata per i turni successivi ed una da eliminare dalla partita e si riparte. Penso sia un ottimo gioco per due, abbastanza breve e con diversi livelli di gioco. Funziona infatti bene sia giocato con tranquillità che con attenta strategia. Ci sono da bilanciare i pro e i contro di ogni scelta per sé stessi, chiedendosi se lo farà anche l’avversario o se cercherà di darvi fastidio, stessa cosa se invece volete capire quale carta vorrebbe lui. Molto bello il fatto che per l’ultimo round entrino in gioco tutte le carte, aumentando la voglia di pianificare bene e valutare tutte le possibili combo.

pharaon_bggHo continuato la giornata provando Favor of the Pharaoh, altro gioco da cui mi aspettavo di più, pur sapendo sarebbe stato qualcosa di leggero. Si tratta di un gioco di dadi che ricorda lo yahtzee. Si parte con tre dadi e man mano si sfruttano le combinazioni (un tris, due coppie,…) per ottenere nuovi dadi o moltiplicatori. L’obiettivo è essere i primi ad ottenere sette o più dadi con lo stesso valore. La mia partita è durata veramente pochissimo e non mi ha lasciato una particolare voglia di riprovarlo e scoprire nuove combo o abilità diverse. In più, a mio parere, il prezzo era molto sproporzionato rispetto a ciò che offre il gioco.

Dopo una breve pausa cibo, sono andata a provare Antarctica di cui hanno già parlato tutti gli altri. Leggendo il regolamento prima della fiera, il gioco mi ispirava molto e devo dire che, anche nel provarlo,  le meccaniche sembrano funzionare bene. Mi sembra però mancare quel qualcosa in più. Mi accodo a Ditadinchiostro con l’opinione che il gioco sia freddo; anche il sistema punti basato sulla lotta per le maggioranze non è riuscito a farmi venire voglia di impegnarmi per conquistare il mondo. Riassumendo, finita la partita mi è restata zero voglia di rigiocarci.

Dal freddo del Polo, sono poi passata al caldo sole italiano, riuscendo a prenotarmi un un posto al tavolo di Burano, gioco come potete immaginare ambientato nella colorata laguna veneziana con un’ampia scelta di azioni da fare e contenente varie idee che ho apprezzato. La base del gioco è data dal prelevare cubetti di vario colore da una piramide costruita nella plancia giocatore per piazzarli poi in quella burano_bggcentrale andando a costruire case di fino a tre piani sull’isola di Burano. A seconda del colore piazzato si può svolgere un’azione che normalmente implica prendere soldi o piazzare lavoratori. Sono innanzitutto rimasta piacevolmente stupita dalle grandi dimensioni dei cubetti, anche se non dalle tessere tetto che mi sembravano un po’ instabili. Altro punto positivo è la piramide, che, nonostante a priori sembrasse poter comportare un problema nell’organizzare le azioni, si è rivelata in realtà molto gestibile. L’unica perplessità che non sono riuscita a togliermi (non ho potuto finire la partita per problemi di tempo) è legata ai cubetti che uno si trova ad avere nei turni successivi. Potrebbe essere solo una mia paranoia, ma temo ci si possa ritrovare costretti a costruire una piramide quasi monocolore e quindi non avere più la scelta tra tutte le opzioni nei turni successivi. Nel complesso il gioco mi ha dato una sensazione di déjà-vu Feld, per me molto positiva.

exoplanets_bggHo poi provato Exoplanets, in cui si crea un sistema solare, allontanandosi dalla stella un pianeta alla volta e si raccolgono materie per poter creare in giro per la galassia vita del proprio colore che porterà punti vittoria a fine partita. Ho trovato il gioco piacevole, è breve ma anche ben pensato, bello da vedere e ci si infastidisce a vicenda il giusto. Non ho niente di eccelso da dire sul gioco ma neanche nulla di cui lamentarmi.

Ho concluso la mia prima giornata di fiera con un gioco italiano, Consiglio dei quattro, e qui mi trovo parzialmente in discordo con Ditadinchiostro, in quanto a me le scelte grafiche non sono dispiaciute. Per il resto le nostre opinioni coincidono ancora una volta, il gioco è più leggero rispetto ad altri giochi dei due autori e ottimo per il target a cui punta.

Dopo una prima giornata andata così bene, mi sono svegliata venerdì mattina piena di ottimismo e dopo la solita coda fuori dalle porte, sono tornata a immergermi nel mondo dei giochi da tavolo.

Come prima cosa sono andata a provare il secondo giochino per due, Hengist di Uwe Rosenberg. Qui mi sono seduta al tavolo un po’ perché da due e un po’ per fiducia nell’autore. Il gioco consiste nell’usare delle carte colorate per muovere i propri tre vichinghi e mandarli a raccogliere premi in monete razziando delle città. Dal regolamento mi sembrava potesse essere un po’ troppo semplice per i miei gusti ed effettivamente le mie paure sono state confermate. Nonostante ciò, è stata una partita molto piacevole.

La mia giornata è continuata bene con Rome: city of marble, gioco il cui fulcro è costruire edifici di proprio possesso nella plancia rome_ctyofm_bggcentrale rappresentante Roma. Questo viene fatto piazzando tessere romboidali di quattro colori differenti, possibilmente con sopra un proprio meeple. Quando un vertice è completamente circondato, compare un edificio appartenente a chi ha la maggioranza di meeples, di valore dipendente dal numero di tessere usate per fondarlo (da tre a sei). Il gioco è simpatico, piacevole sia da guardare che da giocare. Sembra essere molto veloce, in particolare non ho sentito minimamente tempi morti. Ho apprezzato l’azione di prendere nuove tessere che sono disponibili per la costruzione solo dal turno successivo che rende necessaria una pianificazione più attenta e anche il fatto che il gioco sia facilmente fruibile da diversi target. Ho avuto, infatti, l’impressione che le partite possano andare molto diversamente in quanto ci possono essere diversi tipi di piazzamento: la tessera comoda che dà punti subito, quella che potrebbe fare più punti in un turno successivo o semplicemente la tessera che ha come unico scopo il bloccare gli avversari.

E a questo punto della fiera, dopo due giorni di continui passaggi davanti al tavolo sempre occupato, sono finalmente riuscita a sedermi e a provare Grand Autria Hotel. Ogni giocatore è il gestore di un Hotel, raccoglie dei clienti che passano dal Café a bere e/o mangiare e unagrandhotelaustria_bgg volta soddisfatti lasciano un bonus e vanno ad occupare una stanza dell’hotel, purché ce ne sia una preparata. Le azioni principali disponibili dipendono dai dadi in una maniera particolare. Ci sono infatti cinque azioni diverse, associate ai numeri da 1 a 5 (il 6 è una specie di Jolly). A inizio round vengono lanciati tutti i dadi e divisi per risultato. Uno dopo l’altro i giocatori scelgono un’azione, la eseguono con una molteplicità pari al numeri di dadi presenti in quel momento e poi ne rimuovono uno. C’è sempre la possibilità di passare per aspettare un rilancio dei dadi, che riduce il peso della fortuna, Come potete immaginare, avevo grandi aspettative per questo gioco e sono state soddisfatte. Mi è piaciuto l’utilizzo dei dadi che essendo comuni sono una componente casuale non indifferente, che però influenza ugualmente tutti i giocatori. Complessivamente non è il gioco più complesso della fiera ma di sicuro uno tra quelli che ho più apprezzato.

Spostandomi solo di qualche passo sono andata a provare …and then, we held hands, altro gioco per due, questa volta astratto e cooperativo. Meccanismo semplicissimo, ad ogni turno ci si muove usando carte proprie o del compagno cercando di completare il movimento su uno specifico colore. Ogni colore rappresenta un’emozione che ci rende “sbilanciati”, si può ripescare carte solo quando si è in situazione di equilibrio emotivo. Ogni carta ha due lati colorati, solo uno dei quali è utilizzabile a seconda del lato della plancia in cui ci si trova. Ho cercato di immaginarmi il gioco così come dovrebbe essere, cioè giocato a casa in silenzio e devo dire che, pur essendo molto semplice come gioco da tavolo (con un minimo di ragionamento basilare non riesco proprio ad immaginare una partita persa), riesco ad immaginarmi una coppia seduta ai capi opposti del tavolo, che si guarda o sorride in silenzio in un momento di pace. Riuscendo a vedere il gioco solo in quest’ottica, non mi è piaciuta per niente la scelta grafica finale di inserire delle immagini sulle carte. Per quanto queste possano aver attratto maggiore pubblico, preferivo la scelta stilizzata del prototipo dove su ogni carta figurava unicamente un cuore con le due metà colorate differentemente.

Per continuare la serie dei giochi per coppie sono passata a 7 wonders: the duel. Il gioco presenta gli stesso tipi di carte e risorse di 7 wonders, sparisce invece il meccanismo del draft. Le carte dell’epoca sono tutte sul tavolo, per circa metà visibili, a formare una piramide. Nel proprio turno, il giocatore sceglie una delle carte raggiungibili da piazzare davanti a sé. Ognuno ha anche 4 meraviglie che possono essere costruite durante la partita, giustamente fino ad un massimo di 7. Compaiono, inoltre, delle nuove condizioni di vittoria: la prima viene raggiunta possedendo 6 diversi simboli tecnologia, la seconda si ottiene dalla guerra. C’è un tracciato per segnare i punti esercito man mano che essi vengono acquisiti, chi conquista la città dell’avversario vince immediatamente. Personalmente ho apprezzato il gioco più del suo “papà”, la partita mi sembra essere molto più strategica. Bello sia l’avere diverse condizioni di vittoria sia il non vedere da subito tutte le carte. In particolare nella terza epoca, ci si trova a valutare la probabilità che la carta che si andrebbe a scoprire possa far vincere l’avversario oppure a prendere carte inutili perché così dopo cinque turni appositi l’avversario sarà costretto a prendere la carta che lascia libera proprio quella che vi serve. Tutto questo senza mai dimenticarsi di fare abbastanza punti nel caso la partita arrivi fino alla fine.

Sono poi paspic2529083_mdsata ad Haspelknecht, terzo gioco della trilogia del carbone. L’inizio di ogni turno consiste nella scelta dei lavoratori, fino ad un massimo di cinque e di due colori differenti sui tre possibili. Segue un piazzamento lavoratori abbastanza standard per ottenere risorse dalla propria fattoria o miniera o per occupare delle tessere bonus che possono dare miglioramenti o punti vittoria aggiuntivi alla fine. dalla mia prima impressione il numero di azioni totali sembra abbastanza limitato così come i punti vittoria, cosa che rende ogni singola mossa più importante. Ho avuto un’impressione positiva del gioco, anche se avrei bisogno di almeno un’altra partita per approfondire la mia opinione.

Per riposare un po’ il mio cervello stanco sono passata a qualcosa di più tranquillo, Dice City, gioco in cui ognuno si trova con cinque dadi colorati e una plancia 6×5 (una riga per dado) su cui piazzarli. I luoghi su cui  finiscono i dadi si attivano e fanno ottenere risorse o punti vittoria. L’idea del gioco è continuare a migliorare la propria plancia con dei nuovi edifici ed avere così più possibilità il turno successivo. Ho avuto l’impressione di un interazione quasi inesistente e una componente di fortuna legata ai dadi veramente alta. Tra i difetti le plance di una dimensione ridicola, erano talmente grandi da non starci sui tavoli della fiera, non oso neanche provare ad immaginarle su un normale tavolo in cucina.

Per concludere la giornata in bellezza ho provato Dilluvia Project, gioco di ambientazione tendente all’apocalittico. La terra non è più abitabile e quindi ci trasferiamo sulle nuvole dove dobbiamo costruire la nostra nuova città e attirare popolazione. Tralasciando la fine del mondo, si tratta di un interessante gioco a piazzamento lavoratori, con risorse, edifici da costruire e nulla lasciato al caso. Io sono arrivata in fiera incuriosita dal gioco, nonostante esteticamente non mi attirasse per niente. Devo dire che dal vivo ho, almeno in parte, rivalutato la grafica e soprattutto apprezzato il gioco che è complesso e richiede molta pianificazione. Visto il meccanismo dei punti vittoria è infatti molto utile riuscire ad organizzarsi così da costruire i vari tipi di edifici nel turno giusto. Ho trovato anche interessante il lavoratore speciale il cui bonus può essere ottenuto solo da uno dei giocatori in ogni tipo di azione. Pensando soprattutto a quest’ultimo meccanismo, una pecca del gioco potrebbe essere la scalabilità.

Dopo due fantastiche giornate è arrivato il momento del tanto temuto sabato, la giornata peggiore secondo le solite leggende metropolitane tavernache avevo sentito. Qui devo ammettere che un fondo di verità c’era, indubbiamente è stata la giornata più affollata delle tre che ho visto e non a caso anche il giorno in cui ho provato meno. Ma non penserete mica che la folla ci spaventi? E per sottolineare ciò, insieme ai miei tre colleghi ci siamo buttati subito nella massa dei frequentatori di happy hour con Taverna.  Non ci crederete ma questa volta concordo in pieno con loro. Il gioco è bello da vedere, ma in cinque i tempi morti si fanno sentire davvero davvero tanto. Il punteggio finale per cui ognuno si ritrova a fare punti per un solo tipo di cose è interessante concettualmente ma mi è sembrato pesare molto poco sull’esito della partita. Ottenere il massimo dei punti possibili in quel tracciato lì rispetto ad un punteggio intermedio facilmente raggiungibile non crea grandi divari di punti vittoria, anzi. Nel complesso opinione positiva ma non eccezionale.

 

Finita la partita ho abbandonato gli altri per per trovarmi a un tavolo da loro già frequentato, Shakespeare. Come da loro accennato, è un OLYMPUS DIGITAL CAMERAgioco di piazzamento lavoratori sulla propria plancia. Il numero di punti vittoria alla fine è limitato e ciò rende ogni singola azione decisamente importante, anche l’asta per il numero di lavoratori ogni turno. Infatti, in ogni round, chi utilizza il minor numero di lavoratori, oltre ad essere il primo giocatore, guadagna anche un punto. Mi è piaciuto anche come si possa utilizzare al massimo un personaggio (slot piazzamento) per due giorni consecutivi. Bella anche la pianificazione a lungo termine data dalla scelta dai nuovi personaggi, uno dei quali deve essere assunto ogni turno, e i cui salari vengono pagati tutti solo a fine partita.

Trovando tavoli disseminati per tutta la fiera ho decisi di non poter non provare Broom Service, vincitore del premio Kennerspiel des jahres 2015, a mio parere forse un po’ sopravvalutato. Nel gioco si hanno due streghe, che si muovono per la plancia consegnando pozionibroom_service_bgg magiche. Le azioni vengono fatte scegliendo 4 delle proprie 10 carte ad ogni turno. Quando viene giocata una carta tutti gli altri con la stessa in mano devono giocarla immediatamente, scegliendo tra l’opzione codarda che dà di sicuro qualcosa ma poco, o l’opzione coraggiosa la cui azione verrà però compiuta solo dall’ultimo a dichiararla.  Il gioco è carino la meccanica delle carte è simpatica e relativamente originale, mi ha ricordato molto Glass Road anche se viceversa. Si gioca volentieri anche per la grafica e i meeple streghe molto belli, unica cosa che manca è la complessità che mi sarei aspettata dal vincitore di questo titolo.

Ho avuto occasione poi di provare Barony, gioco veloce che mi ha lasciato molto l’impressione del solitario. Essendo una corsa per arrivare primi al massimo dei punti, non ho trovato minimamente conveniente abbandonare l’avanzamento personale per infastidire leggermente gli altri. Forse funzionerebbe meglio con un terreno di gioco più limitato dove non c’è posto sufficiente perché ognuno si costruisca la propria civiltà.

Passiamo ora a Lignum, per quel che mi riguarda la scoperta della fiera, in quanto sfuggito alla mia ricerca informazioni e infinita lettura regolamenti pre Essen. È il primo gioco pubblicato di un autore austriaco di cui mi farebbe piacere sentir di nuovo parlare, molto ben lignum_bggambientato a tema, appunto, legno. Con i nostri meeple boscaioli, bisogna andare nel bosco a tagliare legna, trasportarla fino alla propria segheria, facoltativamente tagliarla in assi e/o invecchiarla per poi alla fine venderla. Il gioco è pianificabile dalla prima all’ultima mossa, serve però dare una priorità alle azioni da fare. Infatti, in ogni stagione (turno di gioco), ci si alterna nel muovere il proprio personaggio lungo un tracciato di un numero di spazi a propria scelta per raccogliere lavoratori, cibo o attrezzi. Ci sono sia oggetti raccoglibili da una sola persona, che posti dove c’è un vantaggio nell’essere i primi ad arrivare. Ad ogni passo va valutata attentamente la convenienza di saltare o meno ogni luogo del tracciato. Ci sono anche vari modi per ottenere dei bonus utilizzabili subito o pianificati per un turno di gioco specifico. Bella anche la scelta di avere le monete come punti vittoria. I primi turni ci si ritrova a spendere tutto o quasi per pagare i lavoratori o acquistare contratti che se completati danno una vendita più vantaggiosa. Più ci si avvicina alla fine della partita e più diventa importante essere degli attenti economi e bilanciare uscite ed entrate, dopotutto alla fine quello che conta è solo il profitto finale, un po’ come nella realtà. Nel complesso un ottimo gioco, con sapiens_bggun’ambientazione veramente ben sviluppata. Unica pecca la grafica pessima.

L’ora di chiusura della fiera si avvicinava ed avendo ormai esaurito la mia lista di giochi, perché ormai provati, acquistati, inesistenti o con tavoli con troppa coda, mi sono seduta al primo tavolo dove ho trovato un posto, Sapiens. Si tratta di un gioco molto semplice con un piazzamento tessere sulla propria plancia simile a quello del domino, dove si attivano delle mini abilità a seconda di come combaciano le tessere. Pur come gioco da famiglie, sono rimasta delusa dalla percentuale di spazio vuoto rimasto sulle plance a fine partita.

E così si è conclusa la mia prima esperienza allo Spiel, con due giorni di viaggio, tre di fiera, più di venti giochi provati e un buon numero di scatole tornate a casa con me insieme a tanta stanchezza e tanta felicità. Conclusioni finali: non ascoltare troppo i racconti altrui, la gente esagera! Ho trovato la fiera meravigliosa, gigantesca ma anche più navigabile del previsto. Ho scoperto che ci sono tantissime persone ma anche che molte di loro, più di quelle che mi aspettavo, sono lì per giochi diversi da quelli che cerco io, cose più tranquille e da famiglia. Questo mi ha stupito ma anche resa felice, significa meno code per i gioconi! Ho anche avuto modo di conoscere tanta gente di nazionalità diverse, chi veniva da vicino e chi da oltre oceano, chi mi ha stracciata e chi forse aveva sbagliato tavolo… E mi sono divertita dal primo all’ultimo minuto :)

P.S. Per sfatare un’altra leggenda metropolitana: non serve portarsi dall’Italia Panbauletto e scatolette di tonno. I tedeschi sono molto più organizzati di noi, ho visto banchetti di cibo ovunque, tutti con una coda di due minuti nel momento di punta.

E per finire, grazie alle mie quasi undici ore di treno per tornare a casa, e visto che il viaggio era troppo lungo per studiare tutto il tempo… eccovi altri due giochi per due che ho provato.

Il primo è Daxu, un gioco di carte dove due negozianti asiatici si contendono clienti. Ci sono sei diversi tipi di personaggi da collezionare durante la partita. L’obbiettivo è avere la reputazione migliore possibile e la maggioranza di clienti di ogni colore, stando attenti a non esagerare o si passa a perdere punti. Io la vedo così: più clienti portano più soldi; se però il negozio si affolla troppo nessuno compra e tutti

se ne vanno arrabbiati. In generale in un turno si rivelano delle carte e in segreto i due giocatori scelgono se prenderle, darle all’avversario o lasciare a lui la scelta. Un giochino per due abbastanza breve ma che funziona bene, bello da vedere e comodo da viaggio.

E poi, ebbene sì, dopo così tanti pareri entusiasti ed a un prezzo così economico non potevo fare a meno di portarmi a casa e provare Hack Trick. Non ripeterò la spiegazione che potete già trovare ben due volte nel live bloggin e dirò semplicemente che l’ho trovato anch’io meritevole, in particolare nella versione avanzata, in cui si accumulano delle abilità speciali da usare nelle manche successive.

E ora lo so, lo so, questo articolo sembra non finire mai però ho avuto un paio di giorni prima per scriverlo e  sono anche riuscita a provare il tanto atteso Trickerion che è stato pienamente all’altezza. Penso che il libretto dei numeri confonderà un po’ tutti, passeranno di certo varie partite prima di ridurre i tempi. Prima della pianificazione ci si trova tutti con il naso nel proprio libretto di numeri a chiedersi “e adesso che magia vorrei?” cercando di guardare in cagnesco gli avversari per distoglierli con vostri poteri mentali dal fare la stessa scelta. I materiali sono ottimi e la scatola è bella piena e pesante. Sono sicura che il gioco mi sarebbe piaciuto anche se non apprezzassi grafica e ambientazione. Nota se può interessare a qualcuno: l’espansione dark alley contenuta nella scatola base aggiunge molte variabili in più al gioco ma fa diminuire l’interazione. Diventa infatti molto raro, soprattutto nella prima metà partita che qualcuno debba rinunciare ad un’azione perché gli slot sono tutti occupati.

Se qualcuno è arrivato a leggere fin qua, non posso fare altro che togliere il mio cappello a cilindro da mago e dirvi: grazie e alla prossima!

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4 Responses to Collezione autunno Essen: i titoli sulla passerella di Emytér

  1. Avatar Ditadinchiostro ha detto:

    Splendido resoconto Emytér! Mi dispiace molto che non ci sia stato modo di incontrarsi in fiera e magari provare qualcosa insieme, anche perché hai giocato un’ottima selezione di titoli.

  2. Avatar Sun of York ha detto:

    Grazie per le opinioni, soprattutto su Trickerion (di cui sto impazientemente aspettando la spedizione) e su Shakespeare, che non può mancare nella collezione di una fanatica della letteratura quale io sono…;-)

    • Doc Doc ha detto:

      Vista la tua passione letteraria ci tengo allora a dirti che il titolo Shakespeare ha solo il nome attiente con l’artista: l’ambientazione, se escludiamo i nomi di alcuni suoi protagonisti sulle carte attore, è solo una cornice in cui sono state incastonate dentro diverse buone meccaniche, ma nulla più. Per questo non ti aspettare di sentirti trasportata nel mondo delle sue opere, potresti rimanerne delusa da questo punto di vista.

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