Caos nel vecchio Mondo e i giocatori dell’espansione perduta

di Daniele “ditadinchiostro” Ursini

Quando il professore entra in aula il silenzio è immediato. Porta con se una tale aura di conoscenza che non c’è bisogno di autorevolezza, gli studenti pendono dalle sue labbra perché lui sa, lui c’era, lui ha frequentato tutti i migliori tavoli da gioco da Marrakech a Caracas. Quando il professore inizia a parlare gli studenti sono consapevoli di dove si trovano ma non di dove saranno trasportati.

<<Caos nel vecchio Mondo. Un’uscita improvvisa nel 2009, scatola nera con inserti cangianti, ambientazione Warhammer, tutto il necessario per esaltare i feticisti dei giochi nuovi. Difatti appena in commercio macina vendite, se ne parla ovunque e viene immediatamente tradotto in italiano da Giochi Uniti. E’ dopo le prime partite che le cose cominciano ad incepparsi. Ognuno dice la sua. “E’ sbilanciato”, “Quante partite ci hai fatto?”, “Una”, “Verso chi è sbianciato?”, “Khorne”, “Nurgle”, “Tzeentch”, “Slaneesh”.

Ricordate: i giocatori non si parlano, non si confrontano, hanno la loro verità dopo la prima partita, qualsiasi sia la tipologia di gioco. E’ il destino dell’autore veder frustrati anni di lavoro.

Come ci si sarebbe accorti avendo un po’ più di pazienza, non c’era nessuno sbilanciamento. Un gioco realmente e fortemente asimmetrico come quello richiede una buona conoscenza delle fazioni per riuscire a guidarle in ogni condizione di partita. Fu una diaspora di giocatori verso altri discutibili tavoli. Non bastarono le miniature, una grafica che scelse di sacrificare la leggibilità sull’altare dell’evocazione e nemmeno i pareri favorevoli di molti esperti. Quello che a tutt’oggi resta uno dei migliori connubi creati fra stile german e american, fu sotterrato da badili di qualunquismo.
I pochi che decisero di approfondirlo poterono apprezzare lo sfaccettato scontro di potere fra gli dei del male per sottomettere il vecchio Mondo. Godettero dell’eccellente fusione delle meccaniche tedesche di piazzamento, controllo territorio e maggioranza con quelle prettamente americane delle carte potere e della guerra in balia del dado. Controllabile, ma pur sempre dado. In Caos nel vecchio mondo se si gioca male si perde, se si gioca bene si può vincere o perdere, se si gioca meglio di tutti gli altri si vince sempre.

the horned ratFin qui è storia, cronaca. E’ due anni più tardi che comincia il mito, alla pubblicazione di The Horned Rat, la prima e unica espansione, ad oggi mai tradotta nella nostra lingua. I motivi sono sempre gli stessi: poche vendite del base, mercato italiano piccolo, gioco troppo impegnativo per l’utenza media. Ogni causa porta con se le altre in ordine variabile. E così un’espansione che tramutava un ottimo gioco in un capolavoro, migliorandone scalabilità, bilanciamento, variabilità e profondità strategica, diventava una chimera. Un raro reperto da studiare, seguire, scovare e, con un po’ di fortuna, finalmente, giocare. In inglese.

Nel frattempo, per superare la propria atavica pochezza, il mercato italiano sceglie di aumentare la quantità di prodotti in commercio anziché la loro qualità. Le case editrici si moltiplicano ma ben poche hanno a cuore la diffusione trasversale della cultura ludica, perlopiù si cerca il business fine a se stesso. Vendere, accaparrarsi la fetta più grande di un mercato ancora vergine indossando i panni dei paladini del gioco da tavolo. Eppure, se a questo punto del percorso oggi dobbiamo far giocare i nostri figli a Machi Koro, tanto valeva continuare con il Monopoly. Siamo di fronte alla stessa strada senza uscita.
Il giocatore italiano è ormai abituato a bere dal calice del consumismo, tanto da esserne diventato dipendente. Si acquista molto più di quanto si giochi, si compra tutto il possibile e dopo la prima partita il giudizio è tanto inoppugnabile quanto indipendente dai reali pregi o difetti del gioco. Questa è la macchina infernale che ha fagocitato Caos nel vecchio Mondo e l’espansione perduta, donando al suo autore Eric M. Lang notorietà solo dopo essersi prostrato alla logica commerciale della vuota apparenza, apponendo la propria firma su Quarriors.

eric lang Eppure la perfetta fusione di meccaniche tedesche e americane è il Sacro Graal del gioco da tavolo. Ciclicamente viene annunciato un nuovo titolo con tali caratteristiche, quest’anno è stata la volta di Hyperborea e The Lords of Ice Garden. Il primo di american ha solo le miniature e le dimensioni della scatola, il secondo copia Caos nella gestione della mappa, inserendo una meccanica di piazzamento lavoratori per le azioni che risucchia l’ambientazione e una fase di battaglia totalmente deterministica che spazza via il concetto stesso di battaglia. Come se Napoleone o Aragorn fossero stati sicuri che ognuno dei loro avrebbe ucciso due nemici.

E mentre aspettiamo ancora che qualcuno si lanci nella traduzione dell’espansione perduta, riportando in auge il nome di Caos nel vecchio Mondo, continuano ad uscire in italiano espansioni per Il Trono di Spade. Gran gioco davvero, peccato che scali molto peggio di Caos, duri circa il doppio, dia la possibilità di confrontarsi soltanto con metà dei giocatori al tavolo e sia bilanciato se e solo se tutti conoscono le mosse obbligate per la propria casata. Eppure vende, perché il giocatore compra il titolo sulla scatola e le voci entusiaste nell’etere. Che dentro ci sia un gioco che non riuscirà a giocare quasi mai è un dettaglio>>.

La campanella suona e gli studenti sciamano fuori dall’aula in silenzio, tramortiti dal monologo del professore. Marcus entra controcorrente. “L’ho trovata!”, “Dove?”, “Sembra che sia in possesso di un collezionista, custodita in una casa museo in Nepal”. La voce del professore vibra d’irritazione. “Quell’espansione è fatta per essere giocata da tutti, non per stare in una teca!”, “Lo so. Te la senti di andare a recuperarla?”. Il professore sorride. “Prenota un biglietto per Kathmandu”.

13 pensieri riguardo “Caos nel vecchio Mondo e i giocatori dell’espansione perduta

  • 13 Gennaio 2015 in 10:11
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    Io c’è l ho e non l ho mai giocato proprio perché non riesco a trovare solo 4 persone per provarlo e quando capita non mi va di rileggere le regole.l espansione risolverebbe questo problema perché spesso siamo 5 e quindi avrei un range diverso per proporlo!speriamo che giochi uniti cambi idea e la produca e che alkyla ne faccia il tutorial che tanto serve per diffondere questo bellissimo gioco e per noi che l abbiamo,come ripasso delle regole.

  • 13 Gennaio 2015 in 20:51
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    Io possiedo Horned Rat e ho potuto giocare una partita provandolo e trovandola pure una fazione forte e sfiziosa da giocare!
    Sia chiaro, il gioco è andato in tavola solo una manciata di volte(come quasi tutti d’altronde ahimè consumismo sfrenato!) ma ci siamo resi conto immediatamente che si tratta di un gioco con la G maiuscola.Una perla insomma.
    Le meccaniche che lo fanno girare sono davvero superbe e merita un plauso l’autore che le ha create, dovrebbe ricevere + spazio rispetto alla miriade di titoli insulsi che escono oramai ogni giorno.
    Davvero consigliato con exp ma senza dubbio anche solo con il base! Mi raccomando non è imprescindibile , si vive anche senza.

    Articolo splendido con una disamina della situazione ludica che sottoscrivo in pieno e mi ci ritrovo in alcuni aspetti specie quello del collezionismo spasmodico e del mordi e fuggi ovvero poche partite e subito sotto un nuovo titolo.

  • 16 Gennaio 2015 in 15:34
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    E’ anche uno dei miei giochi preferiti in assoluto, la decisione di scrivere l’articolo è stato un atto di riconoscenza per le indimenticabili partite che mi ha regalato! :)

  • 19 Gennaio 2015 in 17:39
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    Sottoscrivo ogni singola parola, bravo Dita !
    Ci vorrebbero molti più articoli come questo, anzi, una vera e propria rubrica.
    Per far riflettere e rispolverare vecchi capolavori orami messi da parte, più per ragioni consumistiche che per motivi reali.

    Anche Aledrugo in Tana realizzò un progetto simile con “L’ultimo scaffale in alto a destra”, ripresa di recente, in cui analizzava titoli splendidi ma passati in sordina e poi dimenticati per mere leggi di mercato.

    Un altro titolo favoloso, totalmente asimmetrico, bilanciatissimo e scalabile da 2 a 6 senza perdere nulla di cui venne distribuito unicamente il Base dimenticandosi le espansioni per i medesi motivi??
    Il capolavoro Starcraft!

  • 20 Gennaio 2015 in 10:37
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    Mi hai letto nel pensiero Stec :)
    Diciamo che questo era un articolo pilota, ho già da tempo in mente una rubrichetta su titoli ingiustamente ‘scomparsi’…
    Naturalmente Caos non è proprio tra gli scomparsi, per fortuna ha un suo pubblico affezionato come si vede anche dai commenti a questo articolo :)

  • 23 Febbraio 2015 in 18:39
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    Arrivo come sempre in “largo ritardo”.
    Articolo molto interessante: riguarda una tipologia di gioco che mi piace ma purtroppo non ho mai approfondito il titolo perche non sono un amante di warhammer (modo gentile per dire che non mi piace, ma tranquilli, non mi piace neanche il trono di spade).
    Leggendo invece capisco che deve trattarsi proprio di quello che sto cercando.

    Secondo voi è godibile anche se non si ha la minima idea di cosa rappresenti l’ambientazione?

    Un saluto,
    Davide

  • 24 Febbraio 2015 in 10:29
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    Ciao Davide.
    Io non so niente warhammer e ne sapevo ancora meno prima di comprare Caos nel Vecchio Mondo. In effetti all’epoca fu anche per me motivo di dubbio prima di acquistarlo ma dopo averlo giocato è stato amore puro.
    Non so quale sia la tipologia di gioco che stai cercando ma Caos nel Vecchio Mondo secondo me rientra tra i capolavori, è un titolo eccellente a prescindere dall’ambientazione anche se con l’ambientazione è strettamente legato. Con ciò voglio dire che puoi non conoscere wahrammer come me e poi sederti, diventare un Dio del Male e cercare di distruggere il mondo, divertirti, appassionarti e poi alzarti e continuare a non interessarti a warhammer. Puoi trattarla insomma come una qualsiasi ambientazione fantasy senza perdere il gusto del gioco in se stesso.

  • 24 Febbraio 2015 in 18:18
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    Ciao Daniele, grazie per la risposta.
    In questo momento ero alla ricerca di un titolo wargame per 4 o 5 persone ma con una buona dose di gestione che mitigasse l’alea dei dadi.
    Fino ad ora ho giocato a Ventura ma avevo intenzione di prendere qualcos’altro. Stavo valutando la riedizione di Antike e Lord of the Ice Garden, ma il combattimento deterministico non mi convinceva. Poi ecco questo articolo, i commenti positivi e la tua risposta… Beh se riesco a trovarlo a play mi sa che lo prenderò insieme all’espansione.

    Grazie e come sempre complimenti per il blog!
    Un saluto, Davide

  • 24 Febbraio 2015 in 21:49
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    Ciao Davide,
    intanto ti ringrazio dei complimenti che giro ai ragazzi che questo sito lo hanno creato e lo portano avanti con passione. Io sono solo uno dei tanti che ci scrive.

    Tornando al gioco, penso che Caos possa rispondere alle caratteristiche che cerchi. Considera però che la parte “tedesca” è proponderante rispetto al wargame dadoso, oserei dire 75 contro 25, e la battaglia, per quanto sia possibile a tutti, è davvero indispensabile soltanto a uno dei personaggi. Con questo non voglio dissuaderti, solo renderti più chiara la tipologia di gioco. Ci si picchierà ad ogni partita ma la componente strategica rimane l’elemento principale.

    Per quanto riguarda l’acquisto ti segnalo solo che potrebbe non essere così facile trovare l’espansione, come si evince dall’articolo. :)

  • 26 Febbraio 2015 in 18:58
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    Grazie per le dritte, sembra proprio quello che sto cercando. Mi sa che mi metto alla ricerca.

    Un saluto a tutti,
    Davide

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