Odio a prima vista: fratture nello spazio tempo

di Daniele “ditadinchiostro” e Max “Luna”
di Lunadinchiostro

Alla fine ci siamo incontrati. Le persone incrociano passi, attraversano le stesse stanze e si parlano, ma quante possono dire d’essersi incontrate davvero? Per noi è stato il nero. Pensavo fosse inchiostro, invece era livore quello che ci legava. Chiudi gli occhi. Che cosa vedi?

Le persone incrociano idee, caute prima di sbilanciarsi tastano il terreno per far meno rumore possibile. Ci siamo guardati attorno, tutt’attorno a noi, per scoprirci sotto la stessa luna. Le persone han riguardi ad aprir bocca, ma il tempo è raro e la rabbia brucia, troppa per aspettare. Chiudo gli occhi ed è ancora nero per un po’. Poi le stelle, costellazioni fittizie cercano il mio favore, ma non è così che andrà. Non farmi riaprire gli occhi, potrei esplodere.

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EXOPLANETS

È colpa mia. È senz’altro colpa mia. Dovrei essere un vegano dei giochi da tavolo e controllare a fondo ogni titolo prima di assaggiarlo. Pochi, selezionati sapori; poche, pochissime possibilità di rimanere delusi. E invece la mia natura onnivora ha il sopravvento. Hanno il sopravvento la curiosità e la speranza sempre viva di scoprire Atlantide nella fontana del parco. Come potevo sospettare di Exoplanets? Una scatola elegante, cristalli luccicanti all’interno e il fascino immortale dell’ambientazione spaziale. Come potevo anche soltanto immaginare?

E’ che sei un inguaribile romantico, Dita, sempre in soffitta a raspare in cerca della mappa di Willy l’Orbo. Ma ti capisco. Eravamo in un tugurio ideale per una sessione di D&D: la stufa accesa, le travi di legno e l’oscurità attorno. Vuoi il contrasto col sapore bruciato dell’aria, che richiedeva un tributo di sangue e stridore di spade, ma quando ci han portato Exoplanets ho avuto un presagio glaciale. Il gelo non m’intimorisce, ma il silenzio, Dita, il silenzio… non riesco a cancellarlo.

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Eppure per un istante ho finto di non sentirlo, il silenzio. Ci hanno detto che eravamo Dei e il mio ego è esploso di felicità. Ho pensato che un Dio dovesse essere abituato al vuoto, che per creare la vita su un pianeta il freddo sottopelle fosse un accettabile effetto collaterale. Stavo pensando a come chiamare la mia prima creatura, metà lombrico e metà pappagallo, quando li ho visti. Il freddo ha invaso l’esofago in un attimo e l’accogliente stanzetta che ci ospitava è diventata la steppa siberiana. Dubito che qualche Dio abbia mai pensato di iniziare la creazione con dei cubetti.

Per me è diverso. Per noi del Nord i cubetti sono la base di tutto. Sono risorse, materia viva, la forma asettica perfetta per ciò che è puro concetto: un inizio impeccabile per la struttura molecolare dell’universo. A spiazzarmi è stato il vuoto. Per un attimo il disco solare al centro del tavolo ha fatto il suo lavoro di seduzione, sai, col suo nucleo incandescente di gemme pronte a scandire il tempo, tutto circolare, tutto simmetrico attorno, tutto così… distante. E’ possibile svolgere un lavoro divino quando non si distinguono i pianeti all’altro capo del sistema solare? E va bene, restiamo in un angolo a coltivare il nostro orticello, ignoriamo pure gli asteroidi al di là del Sole, ma non ci sono i presupposti per la vita su questi corpi celesti.

Fisso il mio Lombrigallo per convincerlo ad attaccare il cubetto bianco ma lui non si muove. Allora ne creo un altro, sperando che l’unione faccia la forza o che si accoppino o che inizino a ballare la Polka, almeno per interrompere gli sbadigli al tavolo. E’ tutto inutile. Un altro Lombrigallo e poi un altro e un altro. Ecco, ora lo sento il vuoto Max. Posso accettare che l’unità di misura della materia sia il cubetto, ma che almeno questi atomi spigolosi si usino per un’attività divertente, stimolante. Infiliamoceli nel naso per vedere chi ne tiene di più o mettiamoceli in bocca per sputarli contro gli avversari. Qualsiasi cosa pur di sfuggire all’oblio.

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Avversari? Non ricordo ci fossero avversari. C’erano delle persone è vero, sedute allo stesso tavolo, ma non sono sicura stessero giocando con noi, o anche solo contro di noi. Facevano cose, ma non credo fossero attinenti con quello che facevo io. Che il tempo si dilati senza atmosfera? Forse è perché nello spazio nessuno può sentirti giocare che ogni azione sembrava non finire mai. Prendi un pezzetto di Sole, cerchi tra i pianeti quelli che offrono la combinazione di simboli più fruttuosa nella loro intersezione e li reclami, acqua, luce o gas, con la speranza che a fine mese non arrivi una bolletta troppo alta. A un certo punto da un altro Olimpo qualcuno domanda: Ma aspetta, quali sono i pianeti gassosi? Uno scambio di sguardi perplessi mi convince a infilare il naso nel regolamento. Tanto prima del mio prossimo turno passeranno eoni e, al contrario degli altri, in questo angolo di universo il cellulare non prende.

Ecco, ho aperto gli occhi. E la rabbia irrompe devastante. Il tempo è l’unica risorsa, l’unica risorsa irrecuperabile e io la sto perdendo. Sto perdendo tempo Exoplanets, mi stai facendo perder tempo. Senza poter muovere muscoli, senza poter attivare il cervello; solo le dita hanno soddisfazione di tanto in tanto. Troppo poco anche per loro che irrequiete ora bramano inchiostro. Volevi farmi sentire Dio Exoplanets? Allora subisci l’ira che sgorga dalle pagine dell’Apocalisse: “Tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido sto per vomitarti dalla mia bocca.”

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Senza rendercene conto quella volta vinsi, così, per scrollata di spalle. All’ultimo pescai un bonus, avevo già tutto ciò che serviva a riscuoterlo e la vittoria fu servita nel biscotto della fortuna a fine pasto, giusto perché qualcuno doveva pur vincere. L’universo immoto davanti, e tutti attorno a fissarci, un’istantanea di gente che dopo secoli non ha più nulla da dirsi. Nemmeno un insulto, tanto si era spossati. Ma non pensiamoci più Dita, prendiamoci un’altra di quelle polpettine fantastiche che servivano in quel locale piuttosto.

E’ che non riesco a non pensarci Max. Ci provo, ma tra una polpetta e l’altra l’ansia mi prende. Vorrei avere qualcosa da dire. E’ per questo che gioco. Non sempre si possono vivere partite da tramandare ai nipoti, ma almeno un’emozione, un commento, qualche sensazione su cui confrontarsi… Invece polpette. Solo polpette, per dimenticare di aver qualcosa da dimenticare. E di riprovarlo non se ne parla. Credo che i pregiudizi siano ingiusti e che l’abito non faccia il monaco, ma se ti odio a prima vista tra noi è tutto finito. Perché la vita è troppo breve per giocare due volte un gioco insulso e soprattutto perché, se mangio ancora una polpetta, temo potrebbe non esserci una prossima partita.

Dischetti, regolamento, gemmine. C’è tutto. Un riflesso rosso si attarda un istante sull’ultima pietruzza; non avrei mai voluto mancasse qualche pezzo. La stufa lancia un rutto soddisfatto di fiamme dopo aver inglobato Exoplanets, scoppietta e riscalda con piacere la stanza, scacciando gli ultimi geli dell’inverno. Per certe cose Dita non c’è cura, come al nostro odio. Ma nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, e forse un giorno da queste tiepide ceneri nascerà un gioco che potrà colmare i nostri cuori di gratitudine, e magnificenza.

19 pensieri riguardo “Odio a prima vista: fratture nello spazio tempo

  • 17 Marzo 2016 in 08:11
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    E pensare che sta bruttura l’avete scritta in due! Bravi bravi a quando il vostro primo romanzo? Ricordate che scrivete recensioni, e chi vi legge lo fa per quello non per leggere le vostre pippe mentali senza senso…

    • 17 Marzo 2016 in 11:15
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      Gentile utente, la invito a rileggere il titolo, ed eventualmente il testo, alla ricerca del termine Recensione. Dubito possa trovarla in quanto tale non è, e per lo stesso motivo non si trova nel titolo nemmeno il nome del gioco. Chi legge me e Dita, questo brano, non lo fa certo perchè pensa di trovare una recensione di Exoplanets. C’è gente che ama le nostre pippe mentali, come altri le odiano. L’importante è suscitare emozioni
      PS. l’idea del romanzo non è malvagia. “Storia di un anonimo che voleva cambiare il mondo senza metterci la faccia”
      baci, Luna

    • 18 Marzo 2016 in 07:52
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      Allora visto che una “cosa” scritta così dovrei ignorarla solo perché è gratis ? Allora quando invece ci sono articoli interessanti da leggere non dovrei elogiarli per lo stesso motivo ? Siete uno dei primi sito che leggo ogni giorno e questi articoli pseudo adolescenziali da menate mentali di quarto ordine non le gradisco . È utile mostrare dissenso , perché è grazie al pubblico che si scrive . Se si scrivesse per se stessi lo si farebbe su un diario .

  • 17 Marzo 2016 in 09:06
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    Mi congratulo con voi, Luna e Dita! Siete gli articolisti più controversi del web…Fatene un vanto e continuate così!

  • 17 Marzo 2016 in 10:09
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    Sun of York: voglio sperare che la tua sia ironia sarcastica…
    Perché ho letto questo fantastico buco nero attratto ineluttabilmente dal suo campo sega-zionale.
    “Ma nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”? Ma anche quello che mangi alla fine si trasforma e a questo punto è meglio rivedere i primi due assunti e lasciare stare in partenza…

    • 17 Marzo 2016 in 11:57
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      No, ovviamente il mio commento non è ironico..Forse mi sarei dovuta spiegare meglio, ma gli autori dell’articolo sanno bene che apprezzo il loro stile, soprattutto Dita, che ho prontamente soprannominato “Il James Joyce del gioco da tavolo” (e no, non è ironico!!). Comunque vorrei complimentarmi anche con te..la tua metafora scatologica è di rara finezza.. (ecco, questo invece era ironico!)

  • 17 Marzo 2016 in 10:51
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    L’articolo valutato come articolo e` molto bello. Leggendo tra le righe si coglie pure piu` di una motivazione del giudizio negativo. Lo stile mi piace. Certo come recensione c’e` sicuramente chi si aspetta che il gioco venga descritto e poi giudicato. Avendo letto una recente recensione, peraltro positiva, sul blog di Pinco ho saputo sorvolare sulle informazioni mancanti cogliendo l’essenza.

    A quando la stroncatura di BARONY ? :-)

    Comunque pollice su per me.

    • 17 Marzo 2016 in 11:29
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      Ciao Luca,
      sono contento che l’articolo ti sia piaciuto. Volevo solo sottolineare che non si tratta di una recensione e il motivo per cui non lo è sta proprio nel titolo “odio a prima vista”.
      Per scrivere una recensione un gioco va provato per diverse volte, purtroppo per i giochi che non ti piacciono alla prima partita questo risulta difficile, si trova sempre qualcosa di più piacevole da giocare. :) Partendo da questa riflessione comune con Max, abbiamo pensato di cimentarci in una rubrica più emozionale che tecnica, in cui si evincano i punti che non ci sono piaciuti ma che non abbia la pretesa di recensire il titolo a tutto tondo.

      Ps. Barony non lo ho ancora giocato.. Per ora.. ;)

  • 17 Marzo 2016 in 12:30
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    A me è piaciuto questo “racconto” di come è stata la vostra prima (e ultima) partita a exoplanet. Avevo già visto il tutorial di Tom Vasel quindi conoscevo il gioco, è mi è stato subito chiaro il capire a quali aspetti vi riferivate nell’articolo. Lasciate stare i detrattori e continuate (se a qualcuno non piace questo tipo di “articoli”, può benissimo NON leggerli).

    M.

  • 17 Marzo 2016 in 14:39
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    Effettivamente, rileggendo con calma il tutto, devo dire che sono stato frettoloso e inutilmente pesante. Chiedo scusa agli autori. Anche perchè la vostra idea di nuovi utilizzi per i cubetti mi ha strappato non poche risate.

    • 18 Marzo 2016 in 00:38
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      Sei gentile a scusarti ma non è un problema ricevere critiche; chiunque mette un proprio lavoro in pubblico è pronto a riceverne, a maggior ragione proponendo un articolo di questo tipo. Sono contento che rileggendolo tu lo abbia apprezzato, probabilmente è un pezzo che richiede più di una lettura. Grazie.

  • 17 Marzo 2016 in 16:08
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    Anche io non aprezzo articoli simili, ma non è + facile chiudere la pagina e ripassare domani, piuttosto che fermarsi a insultare? I gusti sono gusti, a qualche d’uno (come si può leggere qui sopra) questi articoli piacciono

  • 17 Marzo 2016 in 16:45
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    Pienamente d’accordo. Non ho mai sopportato leggere polemiche e battibecchi inutili visto che nessuno paga il biglietto per visionare questa pagina e che tutti sono liberi di passare oltre. E oggi mi sono comportato proprio nella stessa fastisiosa maniera. Rinnovo le mie scuse a Lunadinchiostro e ai lettori del blog che rimane uno dei primi siti che apro ogni giorno…
    Saluti

  • 18 Marzo 2016 in 08:56
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    Mi unisco anch’io alle lodi per un articolo così spassoso.

    Solo che mi ha causato uno strano effetto collaterale; a furia di sentirne parlar male mi è venuta voglia di giocare a Exoplanets…

    • 18 Marzo 2016 in 13:31
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      Prima regola del mercato: bene o male l’importante è che se ne parli. Come è facile supporre non scriviamo per incitare a comprare o non comprare, giocare o non giocare a qualcosa, ma per esprimere quello che ne pensiamo noi :) Quando lo proverai fammi sapere che te ne pare!

  • 18 Marzo 2016 in 14:27
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    E poi mi “censurate” certi innominati skutuclunk perché troppo cattivi…

    Gombloddo!”!11oneone1

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