Spiel 2014: le conclusioni dopo il rientro

di Canopus, Doc e Renberche

Dopo un avventuroso viaggio di ritorno (non so perché ma i nostri viaggi di ritorno finiscono sempre per avere qualche sorpresa…) rieccoci a casa con il “bottino di guerra” raccolto durante i quattro giorni di Spiel 2014. Bottino che non è stato solo in termini di scatole acquistate, ma anche di idee, tendenze e molto altro che la fiera ci ha mostrato. Ecco così una sintesi scritta a sei mani di quanto abbiamo visto e vissuto.

Alberto “Doc”

Innanzi tutto per me questo è stato l’anno dell'”invasione polacca”: a seguito di G3 e Portal, forse le più note fra le case editrici, ne sono arrivate diverse altre con proposte decisamente interessanti, come ad esempio RedImp e Fabryka Gier Historycznych.
E’ stato poi l’anno dei giochi di civilizzazione e similari: The golden Ages, Imperialism, Nations the dice game, Historia, Progress evolution of technology, Deus e così via…
Ancora, è stato l’anno dei giochi “medio-facili”, sia in termini di durata che di difficoltà, forse nella speranza di intercettare un target più ampio di acquirenti: di tedesconi brain-burning non se ne sono visti molti (le eccezioni comunque non sono mancate, come ad esempio quel mattone di Arkwright…).
E’ stato un anno forse con poche aspettative ma che proprio per questo ha saputo regalarci qualche gradita sorpresa.
Nessuna sorpresa invece per quanto riguarda un dominatore della fiera: non c’è stato, ma i buoni prodotti non sono mancati e nemmeno le idee originali.
E proprio da queste ultime vorrei partire: dal mio punto di vista, i più originali fra quelli spiegati e giocati a livello di meccaniche sono stati Alchemists (per l’ingnegnoso sistema deduttivo e l’uso del cellulare in maniera sensata in un gioco), The possession (per le geniali idee che rievocano alla grandissima i film horror delle case infestate in cui i giocatori vengono posseduti e anche se mutilati, i loro corpi continuano ancora a muoversi: sarà da vedere se il gioco funziona bene visto che ho potuto solo limitarmi a sentire la spiegazione e a vedere un paio di turni giocati da altri)  e The Battle at Kemble’s Cascade (il sistema di scroll dello schermo è davvero reso bene).

Venendo invece a quanto ha solleticato di più il mio palato fra quello che ho potuto provare, devo dire che sono stati proprio i titoli più easy a darmi le maggiori soddisfazioni e quindi vorrei citare Pademic: Contagion e Dice brewling.

Per la serie invece “la solita minestra”, ho trovato poco appetibile Die Staufer, (una piacevole conrnice di materiali in cui hanno riversato davvero poco dal mio punto di vista) e sono stato un po’ deluso anche da 27th passenger su cui avevo riposto più di una qualche speranza per un nuovo gioco deduttivo.

Certo poi c’erano anche molti altri titoli che mi sarebbe piaciuto provare, ma non potendo… li ho portati direttamente a casa e non mancheranno sicuramente le occasioni per parlarne. :)

Chiudo questo mio intervento con una parentesi sulle classifiche di BGG che ritengo davvero sempre meno rappresentative. Sono fortemente influenzate dalla posizione degli stand in fiera rispetto alla postazione di voto e da altri fattori come avere ad esempio persone che dagli stand ti incitano ad andare avotare. Quindi guardatele pure, ma prendetele con le pinze e documentatevi come si deve prima di farvi prendere dall’hype di avere il primo in classifica. ;)

 

Daniel “Renberche”

Finalmente dopo aver scritto tante anteprime (che sicuramente avrete letto rolleyes ) era arrivato per me il tempo del meritato premio e quindi mi son regalato un bel po’ di giochi, quali? In fondo trovate l’immagine che vale più di mille scatole.

Vediamo ora i giochi che mi hanno più colpito, quelli più deludenti, le curiosità ecc.

Partiamo dalla Top 5 (in ordine sparso):

  • Alchemists: il gioco della CGE è quello che mi ha fatto sobbalzare di più dalla sedia (sarebbe più corretto dire dal cestino visto che la forma era quella), L’idea di mescolare ingredienti al fine di trovarne le corrette alchimie, deducendo il tutto dagli esperimenti era già interessante, il fatto poi che attraverso un’app studiata venisse generata una combinazione diversa degli ingredienti stessi rendendo di fatto ogni partita diversa mi ha convinto a prenderlo. Molto bella poi la grafica del tabellone e le illustrazioni sulle carte. Sono molto curioso di metterlo alla prova.
  • Pints of Blood: mi sono seduto al tavolo solo perché Canopus aveva leggermente insistito per provarlo ma poi ho dovuto dargli ragione! Un cooperativo ammazza zombie in salsa british davvero molto divertente, spiegato in maniera spassosissima dalla dimostratrice che ci ha veramente fatto divertire; promosso!
  • First to Fight: dopo averlo scoperto e fatta l’anteprima ero molto curioso di provarlo sul campo, cosa non semplicissima visto che praticamente non avevano tavoli dimostrativi e il gioco era sul bancone, ma ne è valsa la pena. Le meccaniche sono abbastanza standard ma è molto interessante l’uso della risorsa condivisa, ovvero dei soldati e la corsa verso il soddisfacimento delle missioni.
  • Imperialism: Road to Domination: la scimmia era già alta di suo e una volta provato ha iniziato a saltare per i tavoli! Tanta interazione diretta, flusso di gioco estremamente scorrevole. Mi ha davvero convinto!
  • Dice Brewling: non conoscevo questo titolo a prima vista mi sembrava il solito amalgama di dadi invece si è rivelato essere molto ben congeniato ed interessante, nonché ottimamente illustrato. Purtroppo era finito ma punto ad averlo al più presto.

I titoli invece che non mi hanno convinto molto sono stati:

  • Pandemia: the Cure: prendete Pandemia, togliete il ragionamento dalle azioni ma fatevi guidare dai dadi: fine. Sinceramente pensavo molto di meglio, l’unica cosa divertente è stata la dimostratrice per il resto gioco molto piatto e neanche paragonabile al fratellone.
  • Five Tribes: sul gioco in se non posso dire molto, però come gusti personali non mi piace per nulla mi sembra sempre la solita minestra, totalmente astratto, interazione indiretta media, costo molto elevato.
  • Urban Panic: le aspettative erano di gran lunga superiori ma alla prova sul campo ha mostrato molti limiti. Gli darei un’altra chance però.
  • Faras: memory un pelo avanzato, mi aspettavo di più dalla casa editrice.
  • Looney Quest: l’idea è molto simpatica ma l’interazione è bassina e la longevità sembra praticamente nulla. Aspetto però di riprovarlo nell’edizione nostrana per dare un giudizio più completo.

Rimpianti: mi spiace non aver comprato uno tra Takamatsu e Planes, due bei giochi con meccaniche simili ottimi e come filler, mi rompe non essere riuscito a provare Murano e Orlèans dato che non abbiamo mai trovato i tavoli liberi pur stando in attesa (comunque i giochi in questione e molti altri sono stati acquistati e quindi non è escluso che in futuro che se ne parli qui :-) ).

Momenti particolari: le epiche corse per bloccare un tavolo libero, il dimostratore che ha gentilmente rimproverato Canopus, la temperatura del telefono vicina al punto di fusione per il continuo pubblicare foto su facebook, il controllo della Polizia al ritorno, la zuppa di funghi alla sera, il parlare un osceno inglese, il russare del mio compagno di stanza, il ritrovo con gli amici Goblin, il continuo scambio di messaggi con Cpt Harlock per capire quali giochi acquistare :-P, l’epica partita serale a Grog Island seduti per terra lottando contro il sonno e tante altre cose che rendono unica un’esperienza del genere :-)

Nota particolare per i dimostratori, sempre molto preparati, in particolare per il dimostratore di Nations Dice Game , un mito, e per la dimostratrice di Pints of Blood che veramente ci ha immersi nell’atmosfera gioco.

Ecco infine cosa ho portato a casa:

Giochi_Daniel_Essen

Un mega grazie ai miei compari di avventura, e a tutti voi che avete letto il report e commentato!

 

Davide “Canopus”

E visto che ci siamo mi unisco anche io ai miei colleghi con le mie personali considerazioni:

  1. Mediamente, tolta la giornata del sabato, ho avuto l’impressione che ci fosse meno gente dell’anno scorso in fiera. Impressione confermata anche da alcuni addetti del settore e distributori con cui ho parlato.
  2. Il sabato è sempre una bolgia assurda e conviene passarlo nel padiglione 2, ossia quello che non contiene i nomi grossi e per questo meno attraente e meno attraversato dai grossi flussi di giocatori. Per quanto i distributori in questo padiglione siano semi-sconosciuti ai più offre sempre delle enormi sorprese.
  3. Indipendentemente che ci sia stata più o meno gente, se un gioco va in sold-out il venerdì prima di pranzo allora hai decisamente toppato e sottovalutato il tuo prodotto. Passi l’aziendina giapponese piccolo player del settore che non sicura di come potevano essere recepiti i propri titoli ha probabilmente stipato più scatole che poteva in qualche valigia nella stiva dell’aereo. Ma è successo con ben 3 titoli della Z-Men Games, e quelli dovrebbero essere i professionisti scafati.
  4. Confermo che i polacchi erano ovunque, e ho avuto l’impressione rispetto all’anno scorso anche di un aumento degli asiatici orientali, in particolare giapponesi e coreani, come spettatori della fiera credo.
  5. Mediamente i titoloni c’erano, Alchemists ha sicuramente sbancato anche se non credo abbia governato su tutto come è successo in passato a qualche altro titolo, ma credo che dovremo farcene una ragione dato che cresce il numero di giochi immessi nel mercato ogni anno così come cresce il numero di giocatori con gusti assolutamente eterogenei. Quest’anno ho decisamente notato un drastico incremento dei titoli dadosi ed entro i 60 minuti di gioco. A mio parere questi due aspetti sono strettamente correlati tra loro, dato che i giochi dadosi stanno quasi sempre sotto quel tempo questi vanno ad aumentare il numero di giochi con questa caratteristica che mediamente sarebbero stati presenti in fiera, ma questa è solo una mia impressione.
  6. Devo tirare in ballo di nuovo Alchemists perché per la prima volta ho visto un gioco da tavolo di strategia che sfrutta un’app per cellulare in modo non pacchiano o eccessivo, senza disturbare troppo il giocatore e senza la necessità di avere una connessione dati. Inoltre i giocatori volendo potevano anche fare a meno di utilizzare l’app e appoggiarsi a delle tabelle cartacee, però aumentano notevolmente tempo e difficoltà di gioco. Credo che entro qualche anno potremmo parlare di questo titolo come la pietra miliare di una nuova tendenza.

Concludo con la mia top 3:

  • Tragedy Looper ci ho messo una vita a capirlo ma era davvero bellissimo, peccato per la massiccia presenza di testo in lingua che può creare diversi problemi in un titolo di deduzione. Il meccanismo dei loop per creare nuove situazioni e intuire i ruoli dei personaggi non è solo originale, è proprio geniale e divertente.
  • Pints of Blood ‘è stato snobbato dai miei compagni di viaggio finché non ho tirato fuori il forcone, poi ha conquistato tutti. Infatti è l’unico gioco che ci siamo portati a casa tutti e 3 ed erano le ultime 3 copie in tutta la fiera credo. Cooperativo o semi-cooperativo certamente infestato dalla casualità ma con una meccanica elegante e un’ambientazione ironica e demenziale al punto giusto.
  • Pandemic: Contagion ha un regolamento semplice e lineare, ma ha decisamente una profondità strategica notevole influenzata positivamente da alcuni aspetti che lo rendono un gioiellino, come la possibilità di mutare la propria malattia o la possibilità di completare le città altrui incentivati dal guadagnare un’azione speciale. Ha girato benissimo anche in 2 con il morto. Peccato termini troppo presto. Attendo fiducioso una localizzazione in italiano.

Per i pacchi invece:

  • Pandemic: The Cure è stato noiosissimo e molto poco controllabile dal punto di vista strategico.
  • Ifrito: per fortuna che dura poco se no prendevo sonno, assolutamente nessun mordente al di fuori di una bella componentistica.
  • Die Staufer (The Staufer Dinasty): spero di aver capito male le regole io perché sinceramente era molto noioso con azioni che perdevano di senso già al terzo turno e troppi modi di far punti per un gioco di maggioranze, cosa che faceva decisamente perdere di importanza l’interazione indiretta per le maggioranze. Per la serie “ma si, prendi pure tu i punti per chi ha la maggioranza in questo territorio, tanto io mi piazzo secondo o terzo e mi prendo un tassello che mi fa recuperare i punti che ho perso se non pure di più”. Non ci siamo.

Menzioni speciali:

  • Lap Dance non era decisamente il mio gioco ma aveva comunque una meccanica solida e testata, cosa che mi ha stupito dato che mi aspettavo una incredibile stupidaggine. Decisamente l’ambientazione non era dei migliori.
  • Co-Mix purtroppo non ho potuto riprovarlo perché eravamo in pochi e di fretta. So che il mio giudizio è di parte perché conosco l’illustratrice, ma non mi interessa e lo dico lo stesso: a livello grafico è uscito davvero bellissimo! Non vedo l’ora di provare il nuovo sistema per i punteggi.

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One Response to Spiel 2014: le conclusioni dopo il rientro

  1. Avatar Bruno Zanotti ha detto:

    Argh… povero il mio Alchemy… mi hanno quasi fregato il nome…

    Fra l’altro, sinceramente, per quanto la meccanica possa essere interessante, vedendo che fra gli ingredienti ci sono zampe di gallina, rospi, piume e funghetti, oltre a farmi inorridire per l’incorrettezza storica, piuttosto che Alchimisti io li avrei decisamente visti decisamente come delle Streghe, ma tantè…

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