Alchemidus – Recensione

di Davide “Canopus” Tommasin

Titolo
Alchemidus
Autore Shimpei Sato
Lingua versione provata Inglese, Tedesco, Giapponese, Francese
Editore versione provata Conception
Altri editori
Numero giocatori 1 / 99 (ma fermatevi a 8 che è meglio)
Durata partita 30 minuti
Anno pubblicazione 2016
Altri titoli
Meccaniche Puzzle game, astratto
Dipendenza dalla lingua Qualche parola in inglese sulle carte
Prezzo indicativo (in data recensione) Poco più di 15€

Per chi ha partecipato negli ultimi anni alle edizioni dello Spiel, una delle fiere più importanti a livello mondiale dedicata ai boardgame, ormai una cosa sarà chiara, l’Asia si sta affacciando sempre di più al mercato dei giochi da tavolo. Oggi parlerò di Alchemidus, titolo di carte di origine nipponica che fa parte di una particolare cricca dei puzzle game astratti che potremmo definire “solitari di gruppo”. In genere, quando dico che un titolo è un solitario di gruppo, lo faccio per sottolineare un problema di interazione, in questo caso invece è un effetto voluto. In Alchemidus, come in altri titoli simili, i giocatori sono chiamati a risolvere mentalmente un puzzle, in questo caso definito da un insieme di dadi i cui valori dovranno essere modificati tramite delle carte, mentalmente, senza mettere mano ai componenti di gioco se non per dimostrare la fattibilità e l’efficienza della propria soluzione. Ne consegue che l’interazione è completamente nulla, se non per una questione di velocità di ragionamento, e il numero di giocatori è limitato solo da questioni di “ordine al tavolo”. Ovviamente, anche l’ambientazione è solo una scusante per introdurre la tipologia di enigmi da risolvere. L’autore è Shimpei Sato, ben più conosciuto per Onitama, gioco astratto che ha ottenuto un discreto successo recentemente. Ma bando alle ciance e andiamo a trasmutare…

Ambientazione

Alchemidus ci trasporta in un laboratorio alchemico, in un tempo non esattamente precisato, come discepoli di un grande alchimista intenti ad impressionarlo nel realizzare il miglior processo per trasformare l’argilla in ferro e, successivamente, il ferro in oro. Certo, potreste trasformare direttamente l’argilla in oro, ma sarebbe meno divertente.

Materiali

In una scatolina di ridottissime dimensioni ed elevata trasportabilità, ma caratterizzata, a mio parere, da un’illustrazione davvero triste, trovano alloggiamento vicini vicini i pochi componenti di gioco:

  • Alchemidus - Materiali8 cristalli di plastica che indicano i punti vittoria di due colori distinti: marrone un punto e giallo due punti.
  • 8 dadi a sei facce divisi per colore: 2 arancioni per l’argilla, 2 grigi per il ferro, 2 gialli per l’oro e 2 bianchi neutrali.
  • 48 carte suddivise, che a pelo entrano nelle bustine protettive formato standard 64×88, in 4 categorie:
  • 3 carte processo: servono solo da spazio dove posizionare i dadi corrispondenti ai 3 elementi alchemici: argilla, ferro e oro.
  • 15 carte CHANGE, contrassegnate dal colore giallo e permettono di variare il valore di uno o due dadi.
  • 15 carte GET, contrassegnate dal colore rosa che consentono di aggiungere un dado alla propria mano.
  • 15 carte REMOVE, contrassegnate dal colore azzurro che permettono di rimuovere un dado dalla propria mano.

Le 45 carte azione sono caratterizzate da un costo per l’applicazione, una categoria (appunto CHANGE, GET e REMOVE), un effetto e una condizione per l’applicazione o una specificazione sul numero di dadi su cui influenzati dall’effetto.

Setup e regolamento

Alchemidus - SetupIl setup occupa pochi minuti, ma deve essere fatto ad inizio di ogni round, in totale sono 4. Consiste nel formare 3 righe di 5 carte, una per tipologia, poi si piazzano le tre carte processo e, a seconda del round, si lanciano uno o due dadi per elemento e si piazzano sulle carte del colore corrispondente. Nei primi due round si lanciano 2 dadi argilla, un dado ferro e 2 dadi oro, negli altri due round si lanciano un dado argilla, 2 ferro e un oro.

Le regole sono semplici e si spiegano in poco più di 5 minuti tra un esempio di gioco e la spiegazione delle varie carte, cosa che probabilmente si dovrà fare ad ogni round per la prima partita. Il regolamento è molto semplice e immediato, veloce da leggere dato che occupa un foglietto che è circa metà di un foglio di quaderno. Molto utile la spiegazione delle carte più particolari presente alla fine.

Meccaniche

Gioconauta e la pietra filosofale

Nell’arco della partita, che come detto si compone di 4 round, i giocatori si spremeranno contemporaneamente le meningi al fine di trasformare il numero di dadi, e i valori di questi, presenti sulla carta argilla nel numero di dadi e corrispondenti valori sulla carta oro, passando per la tappa intermedia dei dadi presenti sulla carta ferro. La trasformazione del numero di dadi e dei loro valori avviene tramite le carte presenti nelle tre righe, considerando che:

  • Alchemidus - Esempio giocoLe carte CHANGE permettono di variare i valori di uno o due dadi, per esempio cambiare il valore di un dado in un 5 oppure utilizzare tre incrementi +1 da distribuire su uno o due dadi.
  • Le carte REMOVE permettono di eliminare un dado di un valore specifico, in alcuni casi rispettando una determinata condizione. Per esempio eliminare un dado con valore 1, 2 o 3, oppure eliminare un dado qualsiasi se la somma dei due dadi è minore o uguale a 7.
  • Le carte GET consentono di aggiungere un dado con un determinato valore. Per esempio aggiungere un dado con un valore a scelta di 2, 4 o 6, oppure aggiungere un dado di valore +2 rispetto al dado che già si possiede.

In tutto questo si dovranno rispettare determinate regole di trasmutazione:

  • Non si possono mai avere 0 o più di 2 dadi in mano.
  • I valori dei dadi sono circolari, per cui se si somma un valore di 2 ad un 5 si ottiene un dado di valore 1, viceversa se si sottrae un 2 ad un 1 si ottiene un 5.
  • Si possono utilizzare carte solo se viene rispettata l’eventuale condizione di attivazione, per esempio eliminare un dado se il valore dei due dadi è uguale.
  • La stessa carta non può essere utilizzata più volte nello stesso round.

Quindi, mentalmente, ogni giocatore utilizza le carte per eseguire il processo alchemico e ne calcola il costo, sommando il consto indicato su ogni carta che intende utilizzare. Il primo giocatore che ci riesce, o crede di esserci riuscito, lo dichiara e annuncia il costo del processo. Da questo momento tutti gli latri giocatori hanno tempo un minuto per trovare, sempre mentalmente, un processo alchemico con un costo minore. I giocatori che trovano un processo di costo minore lo annunciano, ogni giocatore può annunciare un solo costo. Il tutto ovviamente si svolge in modo molto silenzioso e ordinato, con tutti i giocatori intenti ad eseguire calcoli e sfoggiare le loro migliori facce da abaco. Interessante il fatto che il processo alchemico non è per nulla garantito, per questo un giocatore può anche annunciare che la trasformazione non è possibile.

L’alchimia serve a separare il vero dal falso

Alchemidus - Esempio gioco 2Terminato il tempo limite, i giocatori sono chiamati a dimostrare i loro processi. Per farlo costruiranno una fila di carte, prendendole tra le 15 scoperte, che verranno eseguite in sequenza e trasformeranno valori e numerosità dei dadi. Aspetto importante, per dimostrare il proprio processo non si toccheranno i dadi situati sulle carte processo al fine di non rischiare di non ricordare più i valori di partenza e di arrivo ed inficiare il round. Saranno invece utilizzati i dadi neutrali bianchi. Questa è una piccola sciccheria, ma che dimostra una certa attenzione alle comodità dei giocatori. Il primo giocatore a dimostrare il processo sarà il primo che ha effettuato l’annuncio, e se ci riesce guadagna un punto vittoria. Successivamente dimostrerà il proprio processo il giocatore che ha dichiarato il costo più basso, se non ci riesce il turno passa al giocatore che ha dichiarato il costo immediatamente più elevato, il giocatore che ci riesce guadagnerà 2 punti vittoria. Se pensavate che fosse difficile trovare un processo efficiente, credetemi che sarà più difficile tenerlo a mente mentre guardate i vostri avversari dimostrare i loro processi.

Così finisce il round. Tra il primo e il secondo round, così come tra il terzo e il quarto, non si cambiano le carte in gioco, ma si ritirano i dadi. Mentre tra secondo e terzo round, oltre a cambiare le carte, cambierà anche il numero di dadi piazzati sulle carte processo. Dopo il quarto round il giocatore con più punti è dichiarato il vincitore.

Conclusioni

Grafica e componentistica

Le carte hanno un buon spessore e anche se ero preoccupato che si sarebbero danneggiati i bordi, devo dire che dopo più di dieci partite ancora non le vedo deteriorate. Dal punti di vista grafico, invece, sono state fatte scelte davvero infelici. I cristalli marroni sono inguardabili, e le tinte tenue delle carte, partendo dal rosa tenue delle carte GET all’azzurrino “non mi sento molto bene” delle REMOVE, lasciano molto a desiderare. Il gioco si compone in tutto di 5 immagini di sfondo sulle carte che sembrano tratte da un libro di alchimia antico. L’idea è molto carina, soprattutto perché a destra e a sinistra di ogni carta è disegnato un connettore a tubo così che è possibile costruire la sequenza affiancando le carte e raffigurando un unico impianto alchemico… davvero una sciccheria. Peccato che le immagini si capiscano a stento e siano piuttosto brutte. Dal punto di vista della simbologia, mediamente è tutto molto chiaro, e per quel poco che non si capisce, come un tipo di carta GET e REMOVE che permette di inserire o eliminare un dado pari al valore della posizione della carta nella sequenza (carta in cui i colori dei simboli sono piuttosto fraintendibili), è tutto spiegato infondo al manuale.

Ambientazione

Praticamente inesistente se non per giustificare il passaggio da un insieme di dadi ad un altro. Il gioco è completamente astratto, ma l’idea di richiamare l’alchimia per il fatto di trasformare i dadi non mi dispiace.

Regolamento

Certamente vive di rendita dato il poco che deve spiegare. Illustrazioni ridotte ai minimi termini ed esempi riportati alla fine per le carte di più complicato utilizzo.

Meccaniche e dipendenza dal caso

Il gioco è completamente deterministico, la situazione di partenza, tra dadi e carte, è uguale per tutti i giocatori. La meccanica è decisamente quella di un puzzle game con un enigma da risolvere prima degli avversari. La cosa interessante rispetto ad altri giochi simili che mi è capitato di provare (per esempio la versione “cervellotica” di Dr. Eureka) è che la risoluzione del puzzle richiede dei passaggi piuttosto complessi da tenere a mente mentre gli avversari dimostrano i loro ragionamenti. Tra ricordare il proprio processo e controllare cosa hanno fatto gli avversari, avrà un’importanza fondamentale la componente mnemonica del non perdersi qualche passaggio del lavoro fatto mentalmente. La partita ad Alchemidus si svolge in modo ordinato e piuttosto silenzioso.

Interazione tra i giocatori

È una gara di velocità tra cervelli fumanti, ma a parte questo l’interazione non esiste.

Longevità

Sarebbero servite più carte, in un paio di partite praticamente si vedono tutte. Certo, credo che sia praticamente impossibile sperimentare tutte le condizioni possibili, ma dopo una decina di partite, 40 round in pratica, si inizia ad avere un certa sensazione di ripetibilità. Anche perché le partite sono relativamente veloci e si fa presto da fare numerosi round in successione.

Scalabilità

La scalabilità è quasi perfetta. In linea teorica non c’è un numero massimo di giocatori, ma in realtà non è così: a mio parere per apprezzare al massimo il gioco e gareggiare tutti alla pari è necessario che tutti i partecipanti siano seduti, o in piedi, dallo stesso lato del tavolo con le carte orientate in modo che tutti possano vederle dallo stesso lato. Ho verificato che in 5 questo è possibile e gira benissimo, credo che il limite accettabile sia 8. Alchemidus, inoltre, rappresenta una sfida avvincente anche in solitario nel tentativo di superare se stessi nel cercare il processo con il costo più basso. Piccola mancanza, se proprio vogliamo essere puntigliosi, anche se il gioco è dichiarato giocabile in solitario, sul manuale manca una qualche descrizione di tale modalità di gioco.

Impressioni giocatori

Alchemidus non è un titolo per tutti, anzi… Il genere è di per sé particolare: la maggior parte dei gamer, a mio parere, cerca un’interazione se non sul tavolo almeno comunicativa, questo genere di giochi, invece, spinge ad una certa concentrazione e chiusura. Se aggiungiamo che Alchemidus è anche estremamente matematico, la mia esperienza mi suggerisce che è un titolo per pochi, da quel che ho visto per ora per lo più german, e sconsigliato ai neofiti.

Giudizio personale

Data la durata media di una partita, Alchemidus si configura come filler, buono come riempitivo e titolo di apertura/chiusura sessione ludica. Il gioco è sostanzialmente in tempo reale e con un limite di tempo, quindi garantisce l’assenza di blocco d’analisi, se non giusto quando vi dimenticate che combinazione avevate in mente e cercate in tutti i modi di farvela tornare in mente. Ne ho sentito parlare molto come il successore di Ricochet Robot (per chi non lo conoscesse, in soldoni è un gioco dove si devono portare dei robot da una posizione ad un’altra considerando che vanno solo dritti e cambiano direzione in presenza di ostacoli o altri robot) , su questo non sono convinto. I due titoli appartengono certamente alla stessa categoria, ma mentre Ricochet Robot è molto geometrico, Alchemidus è più astratto e matematico. Personalmente il gioco non mi dispiace, ma confesso che lo preferisco più come sfida solitaria contro me stesso che come gioco contro altri giocatori, probabilmente per il fatto che la parte mnemonica non mi prende molto.

 

Pro

Contro

Trasportabile e compatto.

Scelta cromatica e grafica piuttosto triste.
Elevata sfida di calcolo e prefigurazione, ma anche mnemonica. Qualche carta in più sarebbe stata gradita dato che in un paio di partite si riescono a vedere tutte le carte o quasi.
Ottimo anche come solitario.

I giocatori dovrebbero essere tutti dallo stesso lato del tavolo così da poter vedere le carte con lo stesso orientamento.

 

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