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Fields of Green, il videotutorial

di Sara “Miss Meeple” Trecate

Rielaborare un titolo ambientato nello spazio ed attribuirgli un’ambientazione bucolica sembra una follia, ma è quello che ha fatto Vangelis Bagiartakis partendo dal suo Among the Stars e trasformandolo in Fields of Green. Niente più reattori e cubi di energia, bensì silos, serbatoi, grano e acqua da gestire.

Si inizia con un draft in cui i giocatori (da 2 a 4) scelgono una carta e passano le rimanenti agli altri, partendo da una mano di 6 carte che possono essere campi, bestiame, costruzioni e edifici, tutto il necessario per costruire una fattoria.

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Fields of Green, come fare i contadini senza faticare

di Daniel “Renberche”

La bella vita di campagna è una visione idilliaca che molti abitanti di città hanno. Fino a quando non scoprono che il badile fa sudare e provoca antiestetici calli sulle mani, che le galline non evacuano fette biscottate, i maiali non si trasformano da soli in salami e che prima di raccogliere un frutto da un albero ci passano prima svariati chicchi di grandine, merli ed insetti vari. Per non parlare delle nonne che ormai hanno abbandonato le ricette classiche, stile torta di mele, ma preparano sofisticati piatti presi dalla Prova del cuoco. Ma l’idea della calma e tranquillità rimane sempre nella mente, e quindi come non approfittare di un piano governativo che mette a disposizione un acro di terra, un silos e una cisterna piena d’acqua. Speriamo che ci sia anche una bottiglia di rosso e della polenta.

Buona lettura!

Oath of the Brotherhood – Recensione

di Daniel “Renberche”

Ad Essen 2015 ne avevo sentito parlare ma non avevo approfondito il gioco prima della fiera, così girovagando tra gli stand della Hall 7 col mio collega goblin Aibindrye, fummo attratti da questo tabellone lucido e ci sedemmo al tavolo, curiosi di capire cosa avevano prodotto questi greci. L’impressione fu buona, anche se sicuramente condita dal fatto che eravamo attorniati da simpatiche dimostratrici, e alla fine entrambi passammo poi alla cassa per comprarci il gioco, con l’obiettivo di rigiocarci una volta ritornati in patria e vedere se ci eravamo fatti intortare o se invece avevamo un titolo giocabile. Devo dire però che il tema della pirateria si presta bene come ambientazione al gioco da tavola, anche se più che fare abbordaggi qui si tratta di mandare al lavoro i nostri pirati in giro per l’isola, cosa che ha contribuito a farmi tirar fuori il portafoglio. Non mancheranno i colpi bassi, le bevute, gli immancabili dobloni e le minacciose spade, il tutto per riuscire ad entrare in un glorioso equipaggio, o più prosaicamente, fare più punti vittoria.

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