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Quadropolis - fonte: bgg

On the Board #83: Quadropolis

di Luca “Maledice79” Lanara Quadropolis

Doppio appuntamento Unboxing e On the Board con Quadropolis, ultimo lavoro della Days of Wonder. Nota la cura per grafica e componentistica che di solito la casa editrice mette nei propri lavori mi sono ovviamente fermato per approfondire la questione.

Precedentemente conosciuto come City Mania (e anticipato precedentemente in questo articolo), in Quadropolis ogni giocatore deve costruire la propria metropoli. L’ambientazione per questo è già di per se chiara e non ha bisogno di ulteriori delucidazioni. Andiamo allora a vedere come si sviluppa il gioco. Buona Visione..

Kingsport Festival

On the Board #62: Kingsport Festival

di Luca “Maledice79” Lanara

Questa volta lasciamo i panni dei soliti investigatori dell’occulto per passare dalla parte dei cattivi. O meglio dei cultisti, pronti a diffondere il proprio culto in tutto il mondo partendo da Kingsburg! Volevo dire Kingsport! Il titolo della Sir Chester Cobblepot, Kingsport Festival, arriva sul tavolo di gioconauta con tutti i suoi grandi antichi presi in prestito dall’universo di Lovecraft, in una vesta che alla prima occhiata sembrava un già visto, ma si dimostra essere qualcosa di più….Buona Visione

On The Board #25: Lords of Waterdeep

di Luca “Maledice79” Lanara

Ebbene dopo tanto parlare di German, passiamo ad un vero American. Il presente gioco ci porta nel vastissimo mondo D&D, nei panni di un signore….ehi aspetta un secondo….perchè dentro la scatola ci sono cubetti di legno ??? Non scherziamo…

Ebbene si dopo il videotutorial ecco i commenti. Buona visione..

Rialto – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Uno dice Venezia e la gente a che pensa? I veneziani probabilmente all’acqua alta, mentre i tedeschi pensano a gondole e ponti. Deve aver fatto questo ragionamento Stefan Feld quando si è trovato una meccanica astratta di controllo territorio e “aste che non sono aste” e doveva infilarci sopra una qualche ambientazione. Mi sembra quasi di sentirlo: “ma si, mettiamoci Venezia, ci sono andato il mese scorso è ho mangiato una frittura di pesce da paura, e poi faccio che i giocatori mettano giù ponti e gondole come non ci fosse un domani!”. Come avrete intuito, parliamo di un gioco di Feld, che come la maggior parte dei suoi giochi presenta meccaniche completamente slegate dall’ambientazione. Rialto fa parte di quella tripletta di titoli di Feld, con Bora Bora e Bruges, apparsi nel mercato durante il primo quadrimestre del 2013 e che hanno generato grandi aspettative. Forse, dei 3 Rialto è stato quello passato più inosservato anche se, a mio parere, immeritatamente dato che il titolo è molto interessante. Probabilmente questo snobismo dipende dal fatto che non è decisamente il solito Feld: innanzi tutto si capisce da subito cosa si deve fare per impostare una strategia, sintomo di una grande linearità, poi non ci troviamo la solita scatola feldeliana piena di roba che ci vuole 40 minuti a fare un setup e, infine, i modi di fare punti sono contenuti, quindi non si perde mezza serata a contare punti su punti con integrali e derivate. Detto questo, non aspettatevi assolutamente un gioco poco profondo! Ma veniamo al dunque…

7 Days of Westerplatte – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Westerplatte è una penisola polacca dove, durante la seconda guerra mondiale, venne combattuta l’omonima battaglia. Questa battaglia da noi in Italia non credo sia molto conosciuta (io non ne sapevo nulla, ma c’è da dire che non sono per niente un appassionato di storia) ma in Polonia è ovviamente molto conosciuta ed esiste pure una Società per la Ricostruzione Storica del Deposito Militare di Westerplatte. Non vi sorprendete, anche da noi esistono fondazioni, società o gruppi di appassionati con lo scopo di mantenere viva la memoria di famose battaglie della prima e della seconda guerra mondiale e dei loro caduti; e che, spesso, fanno un ottimo lavoro di divulgazione e formazione. In questo caso mi ha colpito che la società abbia partecipato attivamente alla realizzazione del gioco fornendo informazioni storiche utili sia per l’ambientazione che per la meccanica. Si tratta di un cooperativo purissimo molto ben ambientato dove i giocatori muovono le loro pedine lungo un reticolo, esteso da destra a sinistra, per utilizzare gli effetti speciali degli edifici e sparare alle unità degli invasori, mentre queste ultime avanzano verso le mura della città sparando e bombardando e facendo sparire un mattone di muro ad ogni colpo… mi sono appena reso conto di aver descritto il videogioco anni 80 Space Invaders!

Corto Maltese approda ad Essen

di Max “Luna” Rambaldi

C’è poco da fare. La grafica è la mia zattera e va dove la vista gode di paesaggi migliori. Una brutta grafica mi uccide un gioco prima ancora di scartarlo.
Ed ecco come gli occhi mi hanno portata da Corto.

Il Vecchio – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Oggi vi parlo de “Il Vecchio”, gioco che con la geriatria non c’entra nulla, ma che ci trasporterà nella Firenze rinascimentale con Cosimo de’ Medici, o meglio con i suoi avversari. Si, in questo gioco vestirete i panni dei cattivi, almeno dal punto di vista della storia italiana, e dovrete destreggiarvi nella corruzioni di funzionari per fare le scarpe al capo famiglia dei Medici (frase che tolta la parte relativa ai Medici resta ancora molto attuale). Il gioco è sostanzialmente un posizionamento lavoratori, dove però le caselle non presentano particolari limiti o vincoli al piazzamento, e di collezionismo oggetti, dove gli oggetti sono i tasselli che otterrete dai funzionari e che spenderete in cambio di vantaggi politici. Il titolo appare come un gioco semplice e veloce, spendibile con i neofiti e non banale. Il rovescio della medaglia è che presenta dei lati oscuri e che rientra in una categoria di “gioco medio” dove non emerge, configurandosi come il tipico titolo che si gioca molto all’inizio e poi cala a picco la longevità, mie impressioni personali ovviamente. Ma ora cerchiamo di fare secco politicamente quel vecchiaccio di Cosimo…

Keyflower – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Già sento le prime obiezioni: ma non era Mayflower? Si, è vero. Ma il gioco ha in comune con la barca che trasportò i padri pellegrini veramente solo la storpiatura del nome e qualche richiamo grafico. Keyflower è un gioco che unisce tra loro in modo molto buono 3 diverse meccaniche: aste, piazzamento tessere e posizionamento lavoratori, qualcuno dirà anche collezione oggetti,ma questa ultima solo in piccolissima parte. Aspetto sicuramente lodevole, ma l’ambientazione è praticamente assente e il gioco appare un astratto con una grafica molto colorata. Questo non significa che non sia un titolo divertente, non per niente è considerato il miglior titolo della serie Key. Cos’è la serie Key? È una serie di 8 giochi firmati da Richard Breese e che hanno come unico reale aspetto comune l’autore e la parola key nel titolo. La serie Key prende vita nel 1995 e molti dei titoli che la compongono sono considerati ormai fuori produzione. Dei 7 titoli, solo gli ultimi 3, Keyflower, Keymarket e Keyharvest, condividono anche lo stesso impianto grafico. Giusto per completezza vi dico che gli altri 4 titoli della collana sono, dal più giovane al più vecchio: Keythedral, Keytown, Keydom e Keywood. Ma ora non perdiamo tempo a rinvangare il passato e parliamo dell’ultimo nato della famiglia.

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