Tag Archives: Gioco di posizionamento

Il Vecchio - fonte: boardgamegeek

Il Vecchio – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Oggi vi parlo de “Il Vecchio”, gioco che con la geriatria non c’entra nulla, ma che ci trasporterà nella Firenze rinascimentale con Cosimo de’ Medici, o meglio con i suoi avversari. Si, in questo gioco vestirete i panni dei cattivi, almeno dal punto di vista della storia italiana, e dovrete destreggiarvi nella corruzioni di funzionari per fare le scarpe al capo famiglia dei Medici (frase che tolta la parte relativa ai Medici resta ancora molto attuale). Il gioco è sostanzialmente un posizionamento lavoratori, dove però le caselle non presentano particolari limiti o vincoli al piazzamento, e di collezionismo oggetti, dove gli oggetti sono i tasselli che otterrete dai funzionari e che spenderete in cambio di vantaggi politici. Il titolo appare come un gioco semplice e veloce, spendibile con i neofiti e non banale. Il rovescio della medaglia è che presenta dei lati oscuri e che rientra in una categoria di “gioco medio” dove non emerge, configurandosi come il tipico titolo che si gioca molto all’inizio e poi cala a picco la longevità, mie impressioni personali ovviamente. Ma ora cerchiamo di fare secco politicamente quel vecchiaccio di Cosimo…

Keyflower - fonte: boardgamegeek

Keyflower – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Già sento le prime obiezioni: ma non era Mayflower? Si, è vero. Ma il gioco ha in comune con la barca che trasportò i padri pellegrini veramente solo la storpiatura del nome e qualche richiamo grafico. Keyflower è un gioco che unisce tra loro in modo molto buono 3 diverse meccaniche: aste, piazzamento tessere e posizionamento lavoratori, qualcuno dirà anche collezione oggetti,ma questa ultima solo in piccolissima parte. Aspetto sicuramente lodevole, ma l’ambientazione è praticamente assente e il gioco appare un astratto con una grafica molto colorata. Questo non significa che non sia un titolo divertente, non per niente è considerato il miglior titolo della serie Key. Cos’è la serie Key? È una serie di 8 giochi firmati da Richard Breese e che hanno come unico reale aspetto comune l’autore e la parola key nel titolo. La serie Key prende vita nel 1995 e molti dei titoli che la compongono sono considerati ormai fuori produzione. Dei 7 titoli, solo gli ultimi 3, Keyflower, Keymarket e Keyharvest, condividono anche lo stesso impianto grafico. Giusto per completezza vi dico che gli altri 4 titoli della collana sono, dal più giovane al più vecchio: Keythedral, Keytown, Keydom e Keywood. Ma ora non perdiamo tempo a rinvangare il passato e parliamo dell’ultimo nato della famiglia.

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Goblins inc. – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Ultimamente sembra che siano tornati alla ribalta i giochi con i goblin e imp, questi ultimi sono creature mitologiche tedesche a metà strada tra folletti e demoni ed esteticamente simili ai goblin. Cosa strana è che la maggior parte dei titoli con questi diavoletti finisce per essere irriverente e demenziale. Giusto per citare altri 2 esempi, che hanno conseguito un discreto successo, si pensi a Dungeon Lords e Dungeon Petz. Ma questi 3 titoli non sono legati solo dalla presenza di grottesche creaturine verdognole dentro la scatola, sono anche tutti e 3 opere dello stesso illustratore, tale David Cochard, che sembra avere una certa predilezione verso il genere fantasy demenziale, e che con questi soggetti sembra cavarsela davvero bene. Questo titolo potrebbe essere il gioco perfetto per provetti ingegneri e amanti dei cartoni animanti con i robot, dato che prevede di costruire robottoni e di farli combattere tra loro. Peccato che, dato che sono costruiti da goblin dementi, i risultati saranno molto diversi dal Mazinger o dall’Eva01 e avrete, piuttosto, a che fare con inguardabili aggregati di tessere e armi improbabili. Ma ora armatevi di cacciavite e nastro adesivo (?) e lasciatemi spiegare come si costruisce un bellissimo ammasso di ferragl… ehm, robot, volevo dire robot! :-)

Kemet - fonte: boardgamegeek

Kemet – Recensione

Di Davide “Canopus” Tommasin

Ok, meglio tagliare subito la testa al toro e prendere di petto la domanda che ogni boardgamer si sta ponendo davanti a questo titolo. Uno legge Matagot, vede un’ambientazione mitologica e delle bellissime miniature e subito si chiede: un altro Cyclades? Il confronto con il precedente titolo della casa francese è inevitabile data la similitudine del genere, e infatti durante la recensione farò molti paragoni. Ma ve lo dico subito, non ci troviamo davanti ad un remake! I 2 giochi sono diversi per molti aspetti. Ma soprattutto in Kemet spariscono completamente 2 degli elementi più discussi di Cyclades: le aste e i combattimenti con il dado. Riguardo all’ultimo punto non fatevi ingannare, non è che in questo gioco non si combatte, anzi, direi che le meccaniche incentivano lo scontro ai massimi livelli. Scordatevi quindi di potervi fare i fatti vostri per tutto al tempo, perché prima o poi verranno a prendervi e cercheranno di suonarvele! Altro aspetto che personalmente mi manda in sollucchero è l’ambientazione mitologica, che personalmente ho amato molto anche in Cyclades, ma che qui mi stuzzica in modo particolare in quanto in stile egizio, mitologia meno famosa dei quella greca e di cui si sa molto meno. Ma ora lasciate che vi faccia da guida per la foce del Nilo

Dungeon Petz - fonte: boardgamegeek

Dungeon Petz – Recensione

Di Davide “Canopus”

Arriva l’estate è ogni anno l’abbandono di mostri in autostrada è una nota dolente che tinge la bella stagione di orrore e tristezza. Ogni anno esseri tentacolosi e verrucosi creano disordini e code chilometriche in autostrada, mangiando centinaia di valige e portando un sacco di poveri turisti alla follia a causa del traffico, che quasi ti viene da pensare che forse è meglio andare in montagna che tanto di abbronzi lo stesso! (NB: qui noi sdrammatizziamo e ci scherziamo sopra solo ai fini della presentazione della recensione, ma realmente pensiamo che l’abbandono sia un orribile atto di inciviltà e di idiozia. Oltre che una pratica terribilmente pericolosa, basti pensare che negli ultimi 10 anni gli incidenti autostradali causati dall’abbandono hanno coinvolto 4000 persone e causato 200 morti… si, ho la fissa per i numeri!). Quindi, dopo il messaggio demenziale, seguito dal messaggio serio, posso ora annunciare, ancora in modo demenziale, con sommo gaudio che oggi si parla di Dungeon Petz. Titolo degno di nota realizzato da Chvatil, designer ceco (nel senso che proviene dalla Repubblica Ceca, non che non ci vede) dal nome impronunciabile e già autore di un mostro sacro quale Through the Ages: A Story of Civilization. L’autore, con questo titolo, sembra aver cercato di porre rimedio ad alcuni difetti del gioco precedente, scrivo precedente perché effettivamente si tratta di una specie di prequel, Dungeon Lord. I 2 titoli sono entrambi caratterizzati da grafica, realizzata magnificamente da David Cochard, ed ambientazione irriverente e demenziale che fa sicuramente il verso al fantasy più serio. I difetti di Dungeon Lord a cui, presumo, Chvaril abbia cercato di porre rimedio sono: una eccessiva lunghezza della partita, per il genere di gioco, un regolamento non molto elegante, e pieno di eccezioni e regolette, e la completa anti-scalabilità del titolo. Chissà se ci è riuscito? Volete saperlo? Leggete il resto della recensione, se no che la scrivo a fare! Ma, giusto come indizio, vi avviso che Chvatil è anche autore dell’intricatissimo e mentalmente insano Mage Knight. Il prezzo del prodotto sembra parecchio elevato, ma in tedesco costa poco più della metà ed il titolo è indipendente dalla lingua (si, anche io sono senza parole).

Village - Boardgamegeeks

Village – Recensione

Di Davide “Canopus”

All’università il mio professore di economica diceva sempre: “l’unica previsione di lungo periodo certamente esatta è che un giorno saremo tutti morti”. Ok, so che pensate che non è decisamente il modo migliore di iniziare una recensione, anzi … Ma oggi parliamo di Village, gioco di gestione risorse e posizionamento meeples (fusione delle parole inglesi my e people, utilizzate per indicare i piccoli omini di legno utilizzati in molti giochi solitamente tedeschi) che introduce un elemento che, a mia memoria, non ho mai trovato in un gioco in scatola: il ciclo di vita. In pratica, durante l’arco della partita, quando si verificherà una determinata condizione, le vostre pedine trapasseranno per cause naturali. A questo punto, a seconda di quel che facevano in vita, finiranno nelle cronache del villaggio, immortalate come esempio per i posteri, oppure in una tristissima e lugubre fossa anonima. Ovviamente, prima della propria ora, ogni omino in miniatura avrà modo di vivere una vita piena e felice dedicandosi ad una delle tante attività praticabili nei tipici villaggi di campagna di qualche secolo fa: dalla fabbricazione di carri al viaggiare in giro per la regione. Ovviamente, non ci può essere morte senza nascita, quindi potrete far riprodurre i vostri pedoni passando da una generazione alla successiva. Il titolo è il tipico gioco tedesco … ma tedesco tedesco, dove casualità e fortuna sono completamente bandite e al caso si lascia giusto qualche aspetto del setup iniziale per fare in modo che le partite siano diverse tra loro. Personalmente, adoro questo gioco! Gli esclusivamente italofoni saranno felici di sapere che tra meno di un mese dovrebbe essere reperibile la localizzazione in italiano ad opera di Uplay, allo stesso prezzo della versione inglese/tedesca (ottima cosa dato che il gioco è indipendente dalla lingua). Con 5€ in più, circa, sarà anche possibile mettere le mani su una versione integrata con 4 tessere mercato aggiuntive.

Drum Roll - fonte: boardgamegeek

Drum Roll – Recensione

Di Davide “Canopus”

Venghino siori, venghino! Guardate incredibili e abilissimi artisti esibirsi solo per il vostro divertimento. Dagli abili illusionisti ai coraggiosi domatori, i simpatici clown e gli agili acrobati, il fortissimo uomo forzuto e la “simpatica” donna barbuta… ah, no, scusate, quest’ultima non c’è! Parliamo, quindi, oggi del coloratissimo Drum Roll, titolo circense di origini elleniche. Ebbene si, come potete notare dai nomi degli autori e del grafico, tale Antonis Papantoniou, che in questo prodotto non ha lesinato sui colori, ci troviamo davanti ad un titolo proveniente dalla Grecia. A dimostrazione che nella terra degli dei non sono solo capaci a fare buchi di bilancio, ma anche giochi molto interessanti. Appena vista la scatola, la mia parte bambinesca ha preso il sopravvento, sarà per tutti quei colori accesi o per l’ambientazione così particolare del circo, ho quindi voluto provare, e poi acquistare, questo titolo. E si che a me il circo nemmeno piace, probabilmente farei la fortuna di qualche psicologo se analizzasse le motivazioni recondite che mi hanno spinto a diventare il possessore di questo gioco. Comunque non preoccupatevi, per la realizzazione del titolo non sono stati maltrattati animali, forse qualche alfa tester! Il titolo ad una prima occhiata sembra interessante, ma, come vedremo, ha i suoi lati oscuri, e alcuni pure di una certa rilevanza.

Nexus Ops - fonte: boardgamegeek

Nexus Ops – Recensione

Di Davide “Canopus”

Remake a cura Fantasy Flight Games dell’omonimo titolo Avalon Hill del 2005 e che all’epoca aveva riscontrato un discreto successo. Vi assicuro che appena l’ho visto la mia prima impressione è stata di essere davanti al gioco degli Exogini. Infatti, le magnifiche miniature all’interno, ormai un must per la FFG, ricordano un po’ i famosi alieni provenienti dalla terza galassia (vi assicuro che il foglietto illustrativo diceva così) che facevano impazzire i giovanissimi alla fine degli anni 80 (e che col senno di poi erano tutti soldi buttati che potevamo investire in giochi in scatola già all’epoca Money Mouth). Comunque, il ricordo degli Exogini mi ha intrippato e ho voluto provarlo a tutti i costi. Il gioco è di una semplicità incredibile: produci le tue armate, muovile tra gli esagoni, attacca i nemici e completa le missioni per guadagnare punti vittoria. Il tutto condito da un sacco di lanci di dadi ad ogni turno. Ma nella sua semplicità si rivela essere un gioco leggero e divertente per passare un’oretta a poco più in spensierata e belligerante allegria. L’unico rammarico che ho e di non aver visto dal vivo la versione del gioco del 2005 dato che le miniature erano semitrasparenti, con colori sgargianti e fosforescenti al buio… insomma, una cosa pacchianissima!

sheepland

Sheepland – Anteprima

Preparate le vostre cesoie tosa-lana e svegliate i vostri cani da pastore perché è in arrivo Sheepland. Titolo della Cranio Creations, la cui uscita è prevista per il 2012, che ci porterà nel mondo degli allevamenti di ovini. Per essere più precisi, l’ambientazione è un’isola paradisiaca e utopistica in cui umani e pecore vivono in perfetta armonia, finché l’avidità umana non spingerà i pastori a costruire recinti e ad iniziare una frustrante guerra a suon di filo spinato e paletti di legno per ottenere recinti più redditizi. Gli autori sono il duo Simone Luciani e Daniele Tascini, per 2-4 giocatori e durata indicativa di 20-30 minuti.

Evo - fonte: boardgamegeek

Evo – Recensione e confronto con la versione del 2001

Di Davide “Canopus”

Titolo Evo
Autore Philippe Keyaerts
Lingua Italiano
Editore Studio Descartes
Distributore Asterion Press
Numero giocatori 2 / 5
Durata partita 60 minuti
Anno pubblicazione 2011
Titolo originale -
Genere Piazzamento, combattimento ed evoluzione
Prezzo Circa 40€

Oggi saliamo a bordo della macchina del tempo immaginaria del Gioconauta e ci rechiamo nella preistoria per parlare dell’ennesimo titolone presente nel catalogo Asterion: Evo! Si tratta di un restyling dell’omonimo titolo del 2001, anche se parlare di restyling, a mio parere, è riduttivo dato che la mole di cambiamenti è stata notevole e non si è limitata a componentistica e grafica, ma anche ad alcuni aspetti del regolamento. Il risultato è un titolo, secondo me, più moderno e accattivante del suo predecessore, ma potrete giudicarlo da voi dato che nell’arco della recensione provvederò, quando possibile, ad evidenziare le differenze tra le 2 versioni. Per correttezza devo avvisarvi che sono particolarmente legato alle ambientazioni preistoriche fin da quando ero piccolo e preferivo i dinosauri di gomma alle macchinine, la cosa si è propagata fino alla mia “età adulta”, quando ho deciso di adottare un clamidosauro (ormai scomparsa poveretta lei). Stiamo parlando di un prodotto che presenta molte meccaniche diverse integrate tra loro, quali: aste, piazzamento, combattimento con dado e modifica delle proprie unità tramite potenziamenti. Si tratta, quindi, di un titolo in grado di soddisfare i palati più raffinati che cercano giochi completi e che offrono ampie possibilità strategiche. E poi, come ho detto, ci sono i dinosauri!!!

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